Domani si insedierà la Deputazione ticinese alle Camere federali, ed inizierà una nuova legislatura.

Le modalità d’elezione della Deputazione ticinese, ampiamente rinnovata (la metà dei deputati sono delle “matricole”) sono state a dir poco bislacche, con il sorteggio e il ri-sorteggio al fotofinish in casa PPD che ha scombinato le carte in tavola. E si può facilmente immaginare l’amarezza di chi aveva già in mano il biglietto per Berna e se l’è visto levare da un giorno all’altro. La politica riserva anche questo genere di sorprese.

Dopo una campagna elettorale che è parsa ancora una volta eccessivamente lunga (forse perché non si erano smaltiti i postumi di quella per le elezioni cantonali) adesso è giunto per la Deputazione ticinese alle Camere federali, il momento di mettersi a lavorare. E sul da farsi c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Il primo tema sul tappeto riguarda indubbiamente l’occupazione. In Ticino il problema si sta facendo sempre più serio, senza alcuna prospettiva di miglioramento, anzi.

I posti di lavoro diminuiscono. Perché la piazza finanziaria licenzia o, se va bene, non assume. Aumentano invece i frontalieri ed i padroncini, ed aumentano soprattutto negli uffici. Oltreconfine ci sono frotte di laureati disoccupati pronti a venire a lavorare in Ticino per 2000 Fr mensili a tempo pieno.

E’ quindi ovvio che non si può in nessun caso continuare a rilasciare permessi per frontalieri senza limitazioni. Il numero di frontalieri va contingentato. Finché, in un determinato settore economico, il tasso di disoccupazione (tra i residenti) non scende sotto una data percentuale, in quel settore non si rilasciano permessi per frontalieri.

Basti pensare che nel 1998 i frontalieri in Ticino erano la metà di quelli attuali. E dal 1998 nel nostro Cantone non sono di sicuro raddoppiati i posti di lavoro.

C’è poi la questione dei controlli doganali che vanno rinforzati dato il sempre più frequente fenomeno di delinquenza transfrontaliera. A Milano nei prossimi mesi vorrebbero smantellare i campi Rom. Le conseguenze le possiamo facilmente immaginare.

Altra emergenza: sventare la chiusura del tunnel autostradale del San Gottardo. Metterlo fuori servizio per tre anni avrebbe conseguenze catastrofiche sull’economia e sull’occupazione ticinese. Le soluzioni proposte da Berna sono dei bidoni. Per caricare auto e camion sulle navette ferroviarie ad Airolo, le code arriveranno a Chiasso. Senza contare che l’operazione rende necessaria la devastazione di Airolo con nuovi ponti e rampe di cemento armato. Se è questo il mondo con cui gli aderenti all’Iniziativa delle Alpi tutelano le alpi…

Ancora in ballo, poi, l’annosa vicenda dei rustici: è infatti evidente che i legulei bernesi nei confronti del Ticino applicano degli standard ben diversi rispetto a quelli adottati nei confronti di altri Cantoni. Evidentemente qualcuno considera ancora il Ticino non già una repubblica, ma un baliaggio.

E, naturalmente, rimane insoluta la diatriba dei premi di cassa malati, i cui contorni sono ormai grotteschi: per il 2012, invece di una diminuzione dei premi del 10.3%, molti ticinesi non si sono nemmeno trovati lo sconto medio (ridicolo) dello 0.9%; al contrario, dovranno fronteggiare un aumento.

Per i parlamentari ticinesi a Berna si tratterà poi, molto prosaicamente, di imparare a conoscere i colleghi deputati degli altri Cantoni; di capire chi sono i funzionari di riferimento per cosa; di imparare a muoversi nei labirintici corridori dell’amministrazione federale la quale, quanto a burocratizzazione, ha ben poco da invidiare a Roma.

Insomma il lavoro per la nuova Deputazione di sicuro non manca.

Lorenzo Quadri