Dalle franchigie a 10mila ai freni automatici, si moltiplicano gli slogan inconcludenti

 Beh questa ci mancava. Adesso anche i cassamalatari fingono di accorgersi che i premi di assicurazione malattia sono diventati insostenibili. Forse qualcuno tra questi signori comincia a rendersi conto che, avanti di questo passo, il sistema grazie al quale si fanno gli zebedej di platino rischia davvero di saltare, a vantaggio di una cassa unica e pubblica.

Il “modello Philomena”

Sicché nei giorni scorsi ci siamo dovuti sorbire la pensata da premio Nobel per l’economia di tale Philomena (sic) Colatrella (patrizia di Gurtnellen o di Corticiasca?) direttrice della cassa malati CSS. Cosa propone la Philomena? Di portare la franchigia minima (!) a 10mila Fr, per far abbassare i premi. Questo sì che è un vero colpo di genio! E perché non portarla direttamente a 50mila Fr, così i premi scendono ancora di più? Anzi, a questo punto, già che ci siamo aboliamo direttamente la cassa malati obbligatoria, così il problema dei premi viene risolto alla radice. Se infatti i primi 10mila Fr di cure ce li dobbiamo pagare di tasca nostra, per cosa li paghiamo i premi? Per regalarli ai cassamalatari?

La logica conseguenza del “modello Philomena” è che alla fine si curano solo i ricchi, perché chi non si può permettere di pagare la maxifranchigia ad un certo punto rinuncerà ad andare dal medico. Chiaro che non bisogna andare dal dottore per niente, ma non andarci quando invece ce ne sarebbe bisogno, porta – logicamente – ad un peggioramento del quadro clinico; e quindi ad un aumento dei costi. E col “modello Philomena” è evidente che non sarà solo il ceto basso a non potersi pagare le cure, ma anche quello medio: una famiglia di quattro persone si espone potenzialmente ad una spesa sanitaria di 40mila Fr all’anno, da coprire di tasca propria!

Simili proposte ancora una volta colpiscono solo l’anello più debole del sistema sanitario: ossia i cittadini, e non tutti gli altri. In particolare non i cassamalatari. Perché mica penseremo che la signora Colatrella di Corticiasca presenti delle pensate che vanno contro gli interessi di chi le paga il salario da supermanager. Un po’ troppo facile!

Freni nebulosi

Come troppo facile ci pare la proposta dei delegati uregiatti (a livello nazionale) di introdurre  “un freno automatico alle spese sanitarie”. Ohibò, e cosa vuol dire in concreto? Che si smette  di curare la gente una volta raggiunto il tetto massimo di spesa? Che gli assicuratori malattia non coprono più i costi una volta raggiunto il limite massimo? Franchigie a 10mila Fr (modello “Philomena”)? Accesso alle cure solo a chi se le può pagare di tasca propria o con apposite assicurazioni complementari da pagare a parte, e chi non se le può permettere si attacca al tram (medicina per ricchi)? E le casse pubbliche intercantonali, che fine hanno fatto? Quella annunciata dal PPD è un’iniziativa concreta o il solito marketing politico? E perché non usare una parte della paccata di miliardi di utili della Banca nazionale per abbassare i costi della salute a carico dei cittadini?
E ancora: perché invece di continuare a spendere miliardi in inutili aiuti all’estero ed in regali agli eurobalivi (vedi i famosi 1.3 miliardi di coesione) non usiamo questi soldi per abbassare i premi di cassa malati agli svizzeri?

Il “vago sospetto” è che avanti di questo passo la soluzione non si troverà mai. Troppe le lobby in campo interessate alla mungitura del cittadino. La certezza è invece che la soluzione non ce la troveranno i cassamalatari, ossia le Philomene di turno. Visto che costoro sono parte – e parte determinante – del problema.

Lorenzo Quadri