Se le storture del sistema attuale non sono state corrette finora, non lo saranno nemmeno in futuro

Come da copione, anche quest’anno i ticinesi si cuccheranno una sonora stangata sui premi di cassa malati. Si parla di un aumento medio superiore al 6%. Naturalmente, quando si ha a che fare con le medie, si sa benissimo che c’è chi pagherà di meno. E soprattutto chi pagherà di più. Anche parecchio di più.

Questo aumento del 6.1% è totalmente ingiustificato. Infatti, come sappiamo, i ticinesi stanno ancora aspettando la restituzione di 380 milioni di Fr di premi di cassa malati pagati in eccesso. Infatti dei 450 milioni che ci sono stati sottratti, ne verranno restituiti solo una settantina.

Logica e necessaria conseguenza sarebbe che, per il nostro Cantone, i premi non aumentassero più per un bel pezzo: fino ad esaurimento del nostro credito.

Invece ci cucchiamo per l’ennesima volta un aumento mica da ridere. Ergo, le distorsioni  – e le sottrazioni a nostro danno – continuano. Con l’elemosina di 68 milioni, qualcuno pensa di poter dare un colpo di spugna sul passato e di continuare “come se niente fudesse”. Bisogna quindi prendere atto che, col sistema attuale, i premi per i ticinesi continueranno ad essere iniqui.

18 anni di tempo
Il sistema odierno in effetti è incorreggibile, a causa dell’eccessivo potere delle lobby cassamalatare. Ben rappresentate alle camere federali, con ottime entrature anche nei partiti storici e in Consiglio federale, esse sono in grado di continuare a mantenere una legge a proprio uso, consumo e “ingrasso”. Hanno i numeri per farlo. E l’hanno ampiamente dimostrato.

Non si può certo accusare il popolo elvetico di non avere avuto pazienza. La LAMal è in vigore dal 1996. Da 18 anni. Volendo, ci sarebbe stato tempo più che sufficiente per raddrizzarne le storture. Volendo, appunto.

Se ciò non è avvenuto in quasi due decenni, non ci possiamo illudere che accadrà in futuro. C’è stato un numero sterminato di occasioni per mettere a posto le cose. Non sono state colte. Bene, la pazienza è finita. Quello che il parlamento non ha saputo fare per via delle “infiltrazioni “di cui sopra, lo dovrà fare il popolo. Cambiando sistema e votando la cassa malati unica e pubblica.

Finta concorrenza
La finta concorrenza tra operatori privati in un’assicurazione obbligatoria sociale (un conglomerato di contraddizioni) ben lungi dal portare ad una riduzione dei premi ha ottenuto l’effetto esattamente contrario. La presenza di oltre sessanta assicuratori ha generato non solo la caccia ai buoni rischi, ma anche lo scarica barile a quelli cattivi. Persone che hanno pagato per anni ed anni talune prestazioni complementari senza mai usufruirne, al momento in cui sarebbe diventato per loro interessante disporne perché meno in salute di prima, sono state messe nella condizione di non potervi più accedere tramite esplosione dei costi.

Gli assicuratori tentano di scacciare le persone anziane ed ammalate per accaparrarsi quelle giovani e sane: questo in un’assicurazione sociale di base. Senza contare che la presenza di oltre 60 casse differenti ha creato una miriade di pratiche diverse in cui anche i medici faticano a raccapezzarsi, una disparità nel riconoscimento di farmaci necessari ed un sistema in cui la prima preoccupazione sono i conti dell’assicuratore e non la salute degli assicurati. Del resto già solo il fatto che in Ticino un terzo delle persone non sia in grado di pagare un’assicurazione sociale di base senza l’intervento dello Stato è indicativo.

Il sistema attuale ha avuto moltissime  occasioni per emendarsi. Non l’ha mai fatto. Non c’è dunque la prospettiva che lo faccia in futuro. I cassamalatari insistono nel dire che “funziona alla perfezione”: per loro, forse.
Cogliamo dunque l’occasione per cambiare e passare alla cassa unica.
Lorenzo Quadri