Immigrazione: l’Australia vuole ridurre i numeri; la Svizzera sdogana i 12 milioni

A seguito dell’immigrazione scriteriata, la popolazione residente in Svizzera ha ormai raggiunto quota 9 milioni di abitanti. Non sarebbe dovuto accadere prima del 2055: così asseriva l’Ufficio federale di statistica nel 2010.

 Le conseguenze negative dell’immigrazione scriteriata si fanno sentire in ogni ambito: dalla sicurezza all’occupazione, dai premi di cassa malati alla spesa pubblica, dal traffico alla cementificazione, dalla coesione sociale ai costi dell’alloggio, e si potrebbe andare avanti per paginate. 

Invece di rimediare al disastro in atto, a Berna la partitocrazia vota sconci postulati di $inistra che chiedono al governicchio federale di “elaborare una visione positiva (!) di una Svizzera con 10 milioni di abitanti”.  In sostanza, si chiede esplicitamente al CF di tenere buono il popolazzo raccontandogli un sacco di balle immigrazioniste.  Un vero e proprio regalo ai camerieri bernesi di Bruxelles, che non chiedevano di meglio.

Addirittura la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Baume Schneidèèèr  (P$) brama una Svizzera con 12 milioni di abitanti! 

Lo studio UBS

Un recente studio UBS ha messo in guardia sulle conseguenze negative del raggiungimento dei 10 milioni di abitanti nel nostro Paese. In particolare, l’analisi prevede un’esplosione dei costi dell’alloggio; ovviamente a danno dei residenti. Senz’altro vero, ma è solo una piccola parte del problema.  Tanto per dirne un’altra, l’immigrazione scriteriata ed il caos asilo fanno impennare anche i premi di cassa malati. Ed infatti, chissà come mai, il governicchio federale si è sempre rifiutato di indicare la spesa sanitaria suddivisa per nazionalità, e anche di rendere noto quanto “pesano” i migranti economici ed i profughi ucraini sui premi di assicurazione malattia. Evidentemente ci sono dati che è meglio non rendere di dominio pubblico.

Imbesuire i cittadini

A Berna, pur di NON controllare l’immigrazione, ci si arrovella su come imbesuire i cittadini raccontando fregnacce su quanto sarebbe bella una Svizzera con 12 milioni di abitanti, ovvero con 3 milioni di stranieri in più rispetto ad oggi; ma è chiaro che in simili condizioni non si potrebbe nemmeno più parlare di Svizzera, dato che la maggior parte degli abitanti sarebbe straniera o con passato migratorio. 

Altrove, per contro, le cose vanno diversamente. Anche in presenza di governi di $inistra. E’ il caso dell’Australia, a guida laburista, che ha di recente pubblicato un documento di oltre cento pagine sul controllo dell’immigrazione. Con un obiettivo chiaro: dimezzare il numero di migranti in prospettiva 2024-2025. 

“Dobbiamo riprendere il controllo dei numeri” ha detto infatti  la ministra dell’interno. 

E dire che in Australia, diversamente da quanto avviene alle nostre latitudini, c’è la piena occupazione. Tuttavia l’immigrazione eccessiva ha spinto verso l’alto affitti ed inflazione. “Le nostre città sono piene, le strade intasate, le infrastrutture non riescono più a tenere il passo” ha infatti dichiarato il leader dell’opposizione conservatrice. In particolare, l’Australia vuole ridurre l’arrivo di studenti e di lavoratori poco qualificati, inasprendo i requisiti linguistici necessari all’ottenimento di un permesso di soggiorno.

Da notare che la notizia sul progetto australiano l’abbiamo letta sul sito online del quotidiano francese “Le Figaro”. La nostra stampa di regime, certe informazioni le censura.

La geografia non c’entra

Certamente l’Australia si trova in una posizione geografica particolare, ben diversa dalla nostra. Ma non facciamoci menare per il lato B: l’immigrazione scriteriata – e sotto questo cappello rientra ovviamente anche il frontalierato, trattandosi di  immigrazione “di giornata” – che affligge la Svizzera non dipende da questioni geografiche. E’ dovuta ad accordi internazionali del piffero. Ossia  alla libera circolazione delle persone con la fallita UE. Anche l’Australia ha firmato accordi commerciali con Stati esteri. Ma evidentemente questi trattati non implicano la rinuncia a controllare l’immigrazione, che è uno dei compiti essenziali di una nazione. Del resto, non si vede perché immigrazione ed accesso al mercato dovrebbero essere legati, dal momento che sono due questioni diverse, che non c’entrano un tubo tra loro. E la situazione è destinata a peggiorare. Come noto infatti si prepara la versione “2.0” dell’accordo istituzionale ciofeca con l’UE. I balivi di Bruxelles pretendono sempre di imporci la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto europeo, i giudici stranieri e anche la direttiva comunitaria sulla cittadinanza, a seguito della quale 450 milioni di cittadini UE potranno potenzialmente immigrare nello Stato sociale svizzero. 

L’indipendenza paga

E la partitocrazia è pronta a calare le braghe. Con il fattivo supporto della stampa di regime, la remenerà con la solita fandonia che senza l’accordo con l’UE la Svizzera va in malora. Le stesse fregnacce che venivano propinate oltre 30 anni fa, i tempi della votazione sull’adesione all’UE, e che sono state clamorosamente smentite dagli eventi. Basti pensare che da allora il PIL della Svizzera è cresciuto del 71%, quello dell’UE del 57%. L’indipendenza paga anche economicamente; eccome che paga!

Senza dimenticare che la Svizzera è il quarto miglior acquirente di prodotti dell’ UE dopo USA, Cina e Gran Bretagna. Addirittura il terzo, se si considera la differenza di valore tra quanto compera dall’Unione europea e quanto le vende. Però, invece di ringraziare, Bruxelles ci ricatta sull’accesso al mercato. E il governicchio federale più debole della storia cala le braghe!

Lorenzo Quadri