Come volevasi dimostrare, e come era peraltro ovvio, i flussi di clandestini nordafricani cominciano ad arrivare in Ticino.

L’Unione europea ha piantato in asso l’Italia: anche questo era previsto. L’UE si conferma per quello che è, uno squallido bidone. Impone agli Stati membri (e non solo a loro) di smantellare le frontiere perché alcuni padroni del vapore vogliono la manodopera a basso costo per fare dumping salariale. E’ chiaro che lo smantellamento delle frontiere interne comporta giocoforza la necessità di rafforzare quelle esterne. Fin dai tempi dell’allargamento ad Est dell’UE ai nuovi nove Stati membri, la cui conseguenza è lo spostamento delle frontiere esterne dell’Unione europea, che vengono a coincidere con quelle di quei paesi, l’avevamo detto: queste frontiere esterne rimarranno dei colabrodo. Perché Bruxelles non si sogna di potenziarle. Ed è quello che accade in Italia, con l’UE che si defila davanti agli sbarchi in massa di clandestini nordafricani a Lampedusa.

In Francia Marine Le Pen ha detto che bisogna sospendere subito l’applicazione degli Accordi di Schengen e il presidente Sarkozy è sulla stessa lunghezza d’onda.

Ciò significa che i confini svizzeri, non essendoci, o essendo più difficili, altre vie di sbocco, verranno sempre più presi di mira dai clandestini sbarcati a Lampedusa.

Ma c’è anche un altro fattore della massima importanza, sottolineato nei giorni scorsi anche dal Corrierone del Ticino. Ossia che questi migranti, tutti clandestini, puntano direttamente alla Svizzera perché qualcuno gli ha spiegato che le nostre procedure d’asilo sono più rapide, e che da noi svizzerotti fessi è più facile trovare una sistemazione definitiva.

In altre parole, il problema è sempre lo stesso: siamo troppo trattativi. E questa situazione va corretta e con la massima urgenza. E’ impensabile continuare ad essere una sorta di paradiso per finti asilanti. E tutto solo per paura di passare per razzisti e xenofobi.  Intanto a Chiasso i finti rifugiati magrebini già causano problemi di ordine pubblico, traffico di stupefacenti, molestie, risse e furti.

 

Confronto impari

Con i paesi a noi vicini, non giochiamo certo ad armi pari. Perché l’Italia, pur di sbarazzarsi – comprensibilmente, dal suo punto di vista – del maggior numero possibile di clandestini (perché come detto di questo si tratta) non intende rispettare le regole.

Non è certo un caso che nella scorsa settimana Striscia la notizia abbia divulgato un servizio che mostrava come la frontiera italo-svizzera in provincia di Varese abbondi di buchi nella ramina, e sia quindi fin troppo facile da attraversare. In Italia a chi può interessare un’informazione del genere se non per l’appunto ai clandestini? E c’è di più: è esattamente nell’interesse della Vicina Penisola che i clandestini magrebini tentino di entrare in Svizzera attraversando il confine a piedi e non in treno. Perché, se arrivano via treno, dimostrano loro provenienza dall’Italia, a cui vengono pertanto riconsegnati. Ma per chi viene trovato su territorio svizzero (a meno sia stato colto sul fatto, ossia sull’attraversamento del confine) come si fa a dimostrare senza dubbio da dove arriva?

Cosa fare allora? Ovviamente, blindare i confini. Ma non solo. Bisogna anche dissuadere i clandestini dal venire in Svizzera. Questo può accadere solo per il tramite di una politica d’asilo meno buonista  (che fa rima con cretinista). Tradotto: procedure più lunge, meno garanzie di ammissione, alloggi di standard inferiore.

Lorenzo Quadri