E’ chiaro che i vertici di $inistra della scuola ticinese non sono disposti ad insegnare ciò che il partito vuole smontare

Alla fine, non che sussistessero grandi dubbi al proposito, il Consiglio di Stato ha a maggioranza bocciato l’iniziativa popolare che chiede l’insegnamento della civica a scuola come materia a se stante con una propria valutazione, recuperando le  ore necessarie da quelle di storia.

Il DECS, nella ricerca di appigli per rifiutare la “scandalosa” proposta, invoca pure l’allestimento di fantomatiche perizie giuridiche sull’ammissibilità del testo.

 Chi si crede di prendere per i fondelli? Certo, in periodo elettorale non è particolarmente simpatico dire njet ai 12mila cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa (primo firmatario Alberto Siccardi). Ma non è che nascondendosi dietro fumogeni da legulei si fa migliore figura.

“Strategico”?

La realtà è che la maggioranza politikamente korretta del CdS (3 su 5) non vuole l’insegnamento della civica a scuola perché è contraria per principio. Infatti taluni ambienti politici, a cominciare dal P$ del direttore del DECS Manuele “dobbiamo rivotare sul 9 febbraio” Bertoli, vogliono ridurre  i diritti popolari essendo questi ultimi un ostacolo alla devastante eurocompatibilità – ovvero alla trasformazione della Svizzera in una colonia dei burocrati di Bruxelles non eletti da nessuno. Non è certo “strategico” mettersi ad insegnare proprio ciò che si vorrebbe cancellare!

Ci provano e riprovano

Chi a distruggere le nostre specificità ci prova e ci riprova da anni – e quando perde in votazione popolare bellamente aggira il responso del Sovrano, come sta accadendo con i vari registri sulle armi mirati a disarmare i cittadini onesti – non ha alcun interesse a che queste specificità vengano insegnate alle nuove generazioni, che così ne diventano consapevoli. Perché rendersi più difficile l’opera di “picconamento”?  «Non siamo mica scemi!».

Identità

E’ poi evidente che l’insegnamento della civica contiene un “deplorevole” – per la $inistra di cui fa parte il direttore DECS – richiamo ad un discorso identitario. Quell’identità che i politikamente korretti vogliono svendere in nome della multikulturalità completamente fallita.

Da ambienti che bandiscono dalle scuole le camicie dei contadini con l’Edelweiss perché sarebbero “discriminatorie e razziste” (uella!) nei confronti di stranieri non integrati, ci si aspetta il benestare all’insegnamento della civica a scuola? Suvvia, siamo seri…

Al voto

Il DECS si è pure visto affossare, tema su cui avremo modo di tornare, la sua proposta di insegnamento della storia delle religioni. Una mossa che mirava a portare sullo stesso piano il Cristianesimo dei ticinesi, che sta alla base della nostra storia e della nostra società (questo è un paese cristiano da 1500 anni) e l’Islam di una minoranza di immigrati recenti. E’ chiaro che dire njet alla civica e tentare di sdoganare la storia delle religioni sono due lati di una stessa medaglia multikulti.

Comunque, sull’iniziativa per l’insegnamento della Civica si dovrà esprimere il popolo. Le 12mila firme facilmente raccolte preannunciano l’asfaltatura della premiata ditta Bertoli & kompagni.

Lorenzo Quadri