Ma come, mica vengono per svolgere i lavori che i ticinesi non vogliono più fare, come dichiara con bella sicurezza ed a cadenza settimanale il Caffè della Peppina? Intanto, a dimostrazione dell’energia e della grinta con cui il governicchio intende difendere il mercato del lavoro ticinese, il CdS non appoggia lo spot delle associazioni economiche per sensibilizzare a non chiamare padroncini e distaccati, quello del giardino del vicino: “è troppo aggressivo”! Aggressivo??

Dall’ultima risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione del capogruppo leghista Daniele Caverzasio emerge conferma della notizia che il Mattino ha più volte pubblicato, ossia che ci sono frontalieri con stipendi stellari. Il governo nella sua risposta – che considera solo 14mila frontalieri  – indica che risultano due frontalieri che incassano 100mila Fr al mese, mentre una  cinquantina guadagna 20mila fr al mese.

Ma come, i frontalieri non svolgevano quei lavori che gli svizzeri non vogliono più fare, come ogni domenica ci ripete il Caffè della Peppina? E quindi non  si sarebbero trovati svizzeri disposti a guadagnare 20mila franchi al mese? Evitiamo di renderci ridicoli: è sempre più evidente che l’argomento dello “svolgere i lavori che gli svizzeri non vogliono più fare” è una presa in giro e riguarda solo una piccola parte, percentualmente decrescente, dei frontalieri. Quelli la cui presenza peraltro nessuno contesta. Il problema sono tutti gli altri. Intanto si apprende che a fine 2013 i frontalieri in arrivo dal Varesotto erano 25mila, con un incremento di quasi il 5% rispetto al 2012. Nel 2006 erano 17mila, quindi una crescita del 43% in pochi anni. Un trend che non accenna affatto a diminuire, visto che nella Provincia di Varese quasi un giovane su due non ha lavoro. Il Ticino ovviamente è messo meglio, anche se non è affatto vero che la disoccupazione diminuisce. O piuttosto, diminuisce solo sulla carta, ma non nella realtà, dove si assiste al travaso di persone dalla disoccupazione all’assistenza. Ed infatti in Ticino a fine 2013 c’erano 8000 persone in assistenza. Un vero record. Anche di crescita, se si pensa che a fine 2011 erano 6500. E nella prima metà del 2014 la cifra è sicuramente cresciuta ancora.

Nuove domande

Inquietante anche l’aumento delle nuove domande: nell’anno 2013, la media era di 190 nuove domande d’assistenza al mese, contro le 160 dell’anno precedente. La direzione in cui ci si sta muovendo è chiara. Aumento delle persone che entrano in assistenza, diminuzione di quelle che escono. Altro che tentare di far credere, in modo strumentale, che la disoccupazione diminuisce, quindi che tout va bien, Madame la Marquise e di conseguenza – perché è lì che si vuole andare a parare – che non c’è fretta nel contingentamento di frontalieri e padroncini, dunque perché agitarsi?

Di fatto, non c’è alcun motivo per abbassare la guardia. Diversamente dal numero dei frontalieri varesini, i posti di lavoro in Ticino non sono aumentati del 43% in pochi anni. E’ quindi evidente il fenomeno della sostituzione.

Avanti col nulla

Invece di frenare l’invasione di padroncini il Consiglio di Stato e segnatamente il DFE rimane immobile, in base al principio del margine di manovra nullo, sdoganato da Laura Sadis. Margine di manovra nullo anche a livello federale, come ha detto la kompagna Simonetta:  i bilaterali sono in vigore e quindi (?) le notifiche online devono rimanere. Come se in Italia una ditta ticinese potesse entrate a lavorare annunciandosi con un click!

Le associazioni economiche nei giorni scorsi hanno unito le forze. Hanno prodotto uno spot con cui sensibilizzare imprese e cittadini a ricorrere ad imprese ed artigiani locali invece di chiamare padroncini e ditte straniere. Con l’appello “non innaffiare il prato del vicino”. Lo spot pare abbia suscitato delle reazioni oltreconfine. E’ stata utilizzata, in modo del tutto improprio, anche la definizione di “video shock”. Che è completamente fuori luogo.

Le associazioni economiche ammettono dunque che la Lega ed il Mattino avevano ragione e che l’invasione da sud, diretta conseguenza della devastante libera circolazione delle persone sostenuta dagli ambienti economici, è devastante.

 Tuttavia il Consiglio di Stato non è tra i promotori dello spot, malgrado inizialmente era previsto che ci fosse. A cosa è dovuta la retromarcia? Lo spot viene reputato “un po’ troppo aggressivo”. Se perfino un filmato che non ha niente di provocatorio come questo viene ritenuto “troppo aggressivo”, c’è davvero di che preoccuparsi delle modalità non solo molli, ma gelatinose con cui si intende (non) difendere il mercato del lavoro ticinese.

E poi: se il Consiglio di Stato è diventato improvvisamente così scrupoloso e formalista, come mai, se vogliamo parlare di spot aggressivi, non ha emesso un cip sulla pornocampagna Stop Aids finanziata con i soldi dei contribuenti?

Lorenzo Quadri