“A pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre”, diceva Giulio Andreotti. La “frase celebre” ben si adatta alla proposta, scodellata dal DFE, di raddoppio delle stime immobiliari.

“Pensare male” nel caso concreto significa essere stati convinti fin dal principio che un’operazione come la revisione delle stime immobiliari non sarebbe stata concepita dai vertici del DFE senza l’intenzione di servirsene per fare cassa. Ossia, per mettere le mani in tasca ai proprietari di una casetta o di un appartamento. Al proposito abbiamo sentito, per molto tempo, promesse di neutralità finanziaria. Non ci abbiamo mai creduto. Perché mettere in piedi una revisione delle stime per neutralizzarne poi gli effetti per proprietari e quindi per le finanze pubbliche sarebbe fatica inutile. Siamo stati facili profeti.

Alla faccia della compensazione
La compensazione sarà assai “imperfetta” dal profilo fiscale. Da quello sociale è esclusa per principio. I proprietari più “deboli”, quelli che hanno un po’ di sostanza al sole ma poco reddito, si vedrebbero dunque tagliare i pochi aiuti di cui beneficiano.

La revisione delle stime va ancora una volta a colpire l’abitazione primaria: quella che, per molti ticinesi, è il frutto di decenni di risparmio. In Ticino i proprietari della casa in cui abitano sono il 38.5%: una percentuale  nella media nazionale, ma sicuramente influenzata dall’elevatissimo numero di stranieri nel nostro Cantone. Calcolata sui soli ticinesi, la percentuale sarebbe senz’altro superiore. Anche perché c’è chi la casetta l’ha ereditata. Quindi l’aggravio proposto dal DFE, ma guarda un po’, penalizza in maggiore misura i ticinesi rispetto agli stranieri.

Nel mirino si trova dunque, ancora una volta, il ceto medio ticinese. Quello che costituisce la spina dorsale della nostra società e che  quindi andrebbe rafforzato. Invece viene continuamente bastonato. L’attacco alla casetta di proprietà è anche l’ennesimo attacco, da parte di certa politica, ai valori svizzeri del risparmio e del sacrificio.

Quel che non si vede
Sicché si vorrebbero “pompare” le stime immobiliari con il pretesto della perizia esterna che lo imporrebbe (?) – e quella della perizia è una ben magra scusa, da utilizzare quando davvero non c’è di meglio – ottenendo l’effetto collaterale, oh che sorpresa, di fare cassetta a spese del piccolo proprietario. Mentre si continuano ad attendere le misure per rendere meno costosa la macchina statale (che non siano il solito scaricabarile sui comuni) con il suo proliferare di norme e burocrazia che genera ulteriori costi e burocrazia in un continuo circolo vizioso.

Ancora una volta, per migliorare i bilanci pubblici, si pianifica di pescare nelle sempre più esauste tasche del ceto medio ed in particolare di quello ticinese, e si dimenticano volutamente i provvedimenti per limitare l’accesso alle prestazioni sociali da parte di immigrati. Un fenomeno che perfino gli Stati UE stanno combattendo con decisione, ma che da noi, invece, pare ammesso. Addirittura incoraggiato.

Figuriamoci, il libero accesso alle prestazioni sociali non è una concessione dello stato ospite, ma quando mai. Viene presentato come un diritto fondamentale dell’immigrato, e sui diritti non si transige; specie se all’orizzonte si profilano stucchevoli e strumentali accuse di razzismo e xenofobia.

Anche le modalità…
Oltre ai contenuti della revisione delle stime immobiliari, e alle sue nefaste conseguenze per i proprietari, lasciano di stucco le modalità. A quanto risulta, il progetto è stato portato nella piattaforma Cantone-Comuni dalla direttrice DFE Laura Sadis senza neppure consultare i suoi colleghi di governo: probabilmente è una nuova variante di “collegialità” in salsa PLR. Da notare che Sadis è Consigliera di stato uscente e quindi, in ogni caso, non potrebbe concretizzare le sue proposte: esse costituirebbero una pesante eredità per chi ne prenderà il posto.

Rocco Cattaneo, presidente del PLR, ha subito bollato la revisione delle stime come un minestrone indigeribile. Ha ragione: lo faccia dunque comprendere alla Consigliera di Stato del suo partito. Se non ci riuscirà, c’è da sperare che provvederanno i colleghi della Signora Sadis.
Lorenzo Quadri