Il piano d’attuazione del voto del 9 febbraio approntato dal Consiglio federale pare lasciar intravvedere una luce in fondo al tunnel.

Ma attenzione: non è tutto oro quel che luccica.

Il Consiglio federale, almeno apparentemente, ha avuto il buon gusto di non annacquare ad oltranza la volontà popolare. Bella forza: nel 2015 ci saranno le elezioni nazionali, comprensibile dunque che l’esecutivo sia cauto nel prendere a pesci in faccia la volontà popolare. I partiti presenti in Consiglio federale sanno bene che rischierebbero di vedersi presentare la fattura nell’ottobre dell’anno prossimo (in Ticino già in aprile).

 

Njet sul fronte padroncini

Per il Ticino è sicuramente positivo che anche i frontalieri siano inclusi nei contingenti. Bella forza anche qui: il contingentamento dei frontalieri era esplicitamente contenuto nel testo dell’iniziativa messa in votazione. Sarebbe stato semmai uno scandalo se fossero stati lasciati fuori.

Male, molto male, invece, sul fronte dei padroncini. Dove si va avanti come se “niente fudesse”. Ciò malgrado l’invasione sia clamorosamente in corso, con conseguenze deleterie sull’economia locale. Conseguenze sulle quali non stiamo per l’ennesima volta a dilungarci.

Già nelle scorse settimane, la kompagna Sommaruga aveva dichiarato che le notifiche online non si toccano perché “la libera circolazione è in vigore”. Come se in Italia l’artigiano o la ditta svizzera potesse notificarsi con un click.

Adesso tale deleteria linea viene confermata. Niente abolizione delle notifiche online per i padroncini e niente contingenti. E’ chiaro che questo non ci può andare bene.

Si attendono poi ulteriori chiarimenti su come il Consiglio federale pensa di gestire in concreto i contingenti perché al proposito la comunicazione di venerdì non è chiara.

 

Si gioca sporco?

C’è poi un problema di tempistica. Come previsto il Consiglio federale parla di attuazione in prospettiva 2017: per cui campa cavallo.

L’Udc ha deplorato anche le modalità con cui il Consiglio federale intende muoversi:  ossia in ottobre fare colloqui con l’UE e iniziare la consultazione solo in dicembre. L’Udc rileva che prima di fare proposte all’UE bisogna avere in chiaro la situazione interna.

Il sospetto è dunque che il Consiglio federale intenda fare finta di voler concretizzare il voto del 9 febbraio, mentre in realtà adotti una strategia mirata a creare confusione. Magari con la speranza, nemmeno tanto segreta, di farsi dire di no da Bruxelles con l’obiettivo di tornare ai piedi della scala. Se per caso il Consiglio federale mira a dimostrare (?) l’impossibilità di limitare la libera circolazione delle persone e quindi a sottoporre al popolo in votazione il quesito Bilaterali sì / Bilaterali no, e conta di spuntarla gestendo la votazione con i consueti metodi terroristici (del tipo: “senza bilaterali sarà il cataclisma”, vedi al proposito le recenti dichiarazioni del simpatico presidente di Swissmem Hans Hess), gli conviene non speculare troppo. E’ chiaro che la situazione in Svizzera, a seguito della devastante libera circolazione delle persone senza limiti, non farà che degenerare. Per cui se già adesso in caso di votazione a tema i bilaterali ciurlerebbero nel manico, figuriamoci tra tre anni…

Sta di fatto che non ci si può permettere di aspettare il 2017 perché forse venga concretizzato qualcosa del voto del 9 febbraio. Il nostro Cantone deve attivarsi subito per contenere gli effetti  disastrosi dell’invasione da sud. La storiella del “margine di manovra nullo” non se la beve nessuno.

Lorenzo Quadri