Quindi, come annunciato la scorsa domenica, il Consiglio federale sarà in Ticino il prossimo tre luglio per l’annuale passeggiata scolastica.

A quanto pare l’allegra combriccola ha scoperto la strada per il sud delle Alpi. Dopo la visita dell’anno scorso a Lugano in pompa magna, adesso è il turno di Bellinzona. Non crediamo però che gli altri Cantoni saranno gelosi di tutta questa “attenzione”, che tale è solo di facciata. Grattando sotto la facciata, si trova l’operazione di marketing. Invece di occuparsi seriamente dei problemi del Ticino, i Consiglieri federali pensano di supplire, e di ammansire, apparendo in pubblico. Lo facevano anche i re di Francia nell’Ancien Régime.

Banalità allucinanti

La visita dello scorso anno a Lugano del Consiglio federale (quasi) in corpore si è distinta per i discorsi di una banalità allucinante: l’allora presidente della Confederazione Didier Burkhaltèèèr, PLR, quello del “dobbiamo aprirci all’UE”, parlò del sole e delle montagne.

Cosa ha lasciato quella visita di concreto? Di fatto, nulla. Ha segnato una svolta nei rapporti tra Berna ed il Ticino? Certamente no. E’ l’equivalente delle generiche dichiarazioni di “attenzione” nei confronti del nostro Cantone.

La conclusione è sempre la stessa. O i Consiglieri federali vengono in Ticino per prendere degli impegni concreti, oppure possono risparmiarsi la trasferta (a carico dei contribuenti). Degli incontri ludici, salametto e boccalino, non ce ne facciamo nulla.

Lavoro

E’ evidente, tutte le formazioni politiche l’hanno detto prima delle elezioni, che il problema principale del Ticino è il lavoro. E allora  non ci può stare assolutamente bene che il Consiglio federale colga tutte le occasioni per non fare un tubo a tutela del mercato del lavoro ticinese. L’ultima decisione clamorosa è quella di congelare (che in politichese significa affossare) il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E quindi? Questa decisione balorda, oltretutto presa con argomentazioni assurde (l’abbandono del tasso minimo di cambio con l’euro, che semmai sarebbe stato un motivo per accelerare il potenziamento, e non certo per affossarlo) ce la facciamo andare bene perché, come diceva qualcuno, “il margine di manovra è nullo e quindi” e quindi “sa po’ fa nagott”?

In occasione della scampagnata del 3 luglio il Consiglio di Stato dovrà mettere i 7 davanti alle loro responsabilità, e non far finta di niente per non guastare l’atmosfera.

Clandestini

Altra questione da affrontare con urgenza: la chiusura delle frontiere a seguito dell’emergenza clandestini. E’ una decisione che  nell’UE hanno ormai preso praticamente tutti. E noi, dopo 10 anni di fallimenti integrali, vogliamo rimanere l’unico paese con le porte spalancate, ottenendo l’unico risultato di far aumentare in modo esponenziale la pressione su di noi? E magari pensiamo anche di calare le braghe in maniera deleteria? Ad esempio accontentando dei finti rifugiati che non trovano dignitosa una sistemazione in una casa anziani dismessa, come accaduto a Ginevra? Così da far passare il messaggio che con gli svizzerotti basta puntare un po’ i piedi per ottenere tutto quello che si vuole?

La prima battaglia

E come la mettiamo con lo scandaloso disegno della ministra del 5% di riconoscere anche ai frontalieri le stesse deduzioni fiscali dei residenti, ciò che costituirebbe una perdita di entrate ed un aumento di burocrazia per il Ticino, oltre ad un’allucinante marchetta  ai frontalieri?

Ma, al di sopra di tutto, c’è la madre di tutte le battaglie: ossia la concretizzazione del voto espresso il 9 febbraio dal 70% dei ticinesi. Vogliamo finalmente fare sul serio o a Berna si continua a sognare di fare il lavaggio del cervello ai cittadini per convincerli  di aver votato sbagliato?

Questi sono temi che il 3 luglio andranno affrontati. Il governo ticinese dovrà pretenderlo. Non è più tempo di aperitivi e salamelecchi.

Lorenzo Quadri