Per la serie, meglio tardi che mai, il Consiglio di Stato comincia a sospettare che nel settore amministrativo, comprese le banche, stia avvenendo una sostituzione di dipendenti ticinesi con frontalieri. Ma va?

Per questo il Consiglio di Stato, rispondendo ad un’interrogazione, ipotizza dei controlli. Del resto ignorare il problema non porterebbe a nulla. L’unico   a non averlo capito è il famigerato segretariato di Stato dell’Economia (SECO). Quello dell’”immigrazione uguale ricchezza”. Quello che, ancora nei mesi scorsi, preparava per il Consiglio federale una velina in cui si leggeva: non risulta che in Ticino sia in atto un soppiantamento dei residenti da parte di personale frontalieri.

Come no. Il numero totale dei frontalieri presenti in Ticino è passato, dal 1999 al 2011, da 26mila a 54mila; quello  dei frontalieri nel terziario è esploso da 10mila a 29mila (+180%); e secondo la SECO questo sarebbe possibile senza un soppiantamento dei residenti.  I conti non tornano proprio. Del resto basta ricordare una semplice cifra relativa all’anno scorso: il numero di posti di lavoro creati in Ticino nell’arco del 2011 è stato di ca 3000 unità, ma i frontalieri sono aumentati di 6000. Fossero aumentati di 3000, come è stato il caso nel 2010, ciò avrebbe significato che tutti i nuovi posti di lavoro creati sono andati a dipendenti in arrivo da oltreconfine. Un aumento di 6000 vuole invece dire che, dove prima lavoravano dei ticinesi, adesso lavorano dei frontalieri. Quindi una sostituzione – o soppiantamento che dir si voglia.

Che il Consiglio di Stato,  dopo averne mangiate dieci fette, si accorga che era polenta, non può che essere valutato positivamente. Peccato che lo stesso Consiglio di Stato, quando prese posizione, prima dell’ultima votazione popolare sul tema, a favore della libera circolazione delle persone (quando per principio il CdS non dà indicazioni di voto su temi federali) non abbia affatto indicato il rischio di soppiantamento dei residenti sul mercato del lavoro, e l’abbia anzi smentito ad oltranza. Del resto in buona compagnia. Vero kompagni? Vero partiti $torici?

Tuttavia, i controlli servono a qualcosa se associati con possibilità di sanzioni. E’ infatti stato proprio questo uno dei principali temi di discussione nel dibattito in Consiglio nazionale sul potenziamento delle misure accompagnatorie ai Bilaterali, dibattito tenutosi nella sessione parlamentare conclusa venerdì. In questa occasione si sono giustamente denunciate le sanzioni irrisorie nei confronti dei falsi indipendenti. Nei confronti della banca, dell’assicurazione, della fiduciaria eccetera che assume dipendenti frontalieri e lascia a casa i ticinesi non esiste però nessuno tipo di sanzione. Se qualcuno pensa che ricevere  una telefonata da parte dell’Ufficio del lavoro costituisca, per il datore di lavoro  con pochi scrupoli, un deterrente in grado di arginare l’increscioso fenomeno di soppiantamento, forse si stanno coltivando delle pericolose illusioni. Le misure accompagnatorie lo dimostrano: i controlli (che vanno fatti) non sortiscono i risultati sperati dove ci sono le sanzioni;  figuriamoci dove non ci sono.

Va bene controllare, ma poi? La morale è sempre la stessa. Se non si fa in modo che il residente abbia la precedenza nelle assunzioni, e questo a titolo obbligatorio, non se ne uscirà mai.

Lorenzo Quadri