La “cancel culture” si abbatte sulle Processioni storiche, patrimonio dell’UNESCO

Questa ci mancava: l’episodio di wokismo e di “cancel culture” in salsa nostrana. Nel concreto, alle processioni storiche di Mendrisio, patrimonio dell’UNESCO. 

Gli organizzatori hanno infatti avuto la bella idea di decidere che i figuranti che interpretano i mori non potranno più avere la faccia pitturata di nero. Ohibò, nient’altro a cui pensare?

L’alzata d’ingegno ha suscitato vivaci reazioni a Mendrisio. La Lega ha presentato un’interrogazione al Municipio ed ha diramato un comunicato stampa (vedi a pag. 27) in cui deplora la novità. A protestare non sono solo i leghisti “populisti e razzisti”, ma anche esponenti di altre aree politiche. E lo crediamo bene.

Adeguarsi… a cosa?

Quale impellente necessità ha imposto di stravolgere le processioni storiche? 

“Bisogna adeguarsi”, afferma il presidente del Consiglio di fondazione.  Adeguarsi a cosa? Alla “cancel culture”, ossia alla cultura (?) della cancellazione? Alle scempiaggini woke, con annessa criminalizzazione e fustigazione dei valori occidentali e dell’uomo bianco ritenuto la causa di tutti i mali? A farneticanti mode politikamente korrette importate da Oltreatlantico? 

Nel caso concreto di Mendrisio siamo inoltre davanti ad un vistoso cortocircuito: a saltare sul carro del wokismo, e quindi della rottamazione delle nostre tradizioni, è un evento storico che esiste da oltre quattro secoli e che di queste tradizioni dovrebbe essere il custode. 

Il prossimo passo sarà abolire tout-court le processioni per “non offendere” qualche migrante islamista? 

Sembra di assistere alla replica della tragicommedia che, un paio di anni fa, ha portato alcuni grandi distributori a cambiare il nome ai moretti (i famosi dolci) in quanto ritenuto razzista.

C’è inoltre l’aggravante che gli organizzatori delle processioni di Mendrisio sembrano essersi mossi di propria iniziativa. Non risulta infatti che nessuno si sia mai lamentato dei mori truccati. Ma, se anche l’avesse fatto, la risposta avrebbe dovuto essere un bel “vaffa”. 

Il precedente di Lugano

A proposito di trucco nero, si ricorda la polemichetta di inizio anno a Lugano: tale Pedro Ranca da Costa (non patrizio di Corticiasca) ha pensato bene di attaccare la visita dei Re Magi tradizionalmente organizzata in città blaterando di “razzismo”, in quanto Baldassarre era rappresentato da un bianco con la faccia tinta di nero. Da notare che Ranca da Costa per un decennio ha collaborato con l’amministrazione cantonale nell’ambito dell’integrazione degli stranieri. Ulteriore conferma che certi uffici e gremi, sia cantonali che federali, vanno chiusi: servono solo a creare finti problemi per giustificare la propria esistenza. In Svizzera il razzismo è un fenomeno assolutamente marginale, che pertanto non merita alcuna Commissione ad hoc, vedi al proposito l’articolo a pagina 4. C’è da chiedersi in quale altra parte del mondo gli stranieri vengono accolti e mantenuti con la generosità che vediamo in Svizzera. Però noi ci autofustighiamo con ridicole paturnie sul razzismo, e siamo terrorizzati all’idea di urtare la sensibilità (?) di ogni minoranza? 

Ma il disegno è chiaro: la panna montata sul “razzismo” serve a ricattare moralmente i cittadini, per costringerli ad accettare le sciagurate politiche immigrazioniste e multikulti che piacciono al pensiero unico ed ai suoi propugnatori.

Se i nostri problemi di razzismo sono il Baldassarre bianco con la faccia pitturata di nero, o i mori delle processioni di Mendrisio, vuol dire che su tale fronte abbiamo i fastidi non solo grassi, ma bariatrici. 

La Lega tornerà quindi alla carica a Berna con la richiesta di abolire la Commissione federale contro il razzismo, dato che la sua esistenza non trova alcuna giustificazione nella realtà, ma unicamente nella politichetta di $inistra.

Copiare il peggio

Se poi, tornando a Mendrisio, ci si vuole fare le pippe mentali sul razzismo nelle processioni storiche, allora ci si potrebbe anche chiedere se non sia semmai svilente far rappresentare i mori (ma si può ancora scrivere “mori”?) da figuranti bianchi non truccati, poiché questo equivale a negare le peculiarità delle persone di colore e quindi a defraudarle della loro identità. 

La cosa più stolta che si possa fare è proprio mortificare e sabotare il nostro patrimonio culturale per scopiazzare scioccamente ideologie woke nate negli Stati Uniti che, oltre a lasciare il tempo che trovano, non hanno alcuna attinenza con la nostra realtà. La Svizzera non ha mai avuto colonie in Africa, e non risulta che il Mendrisiotto fosse coperto di piantagioni di cotone coltivate da schiavi neri. Se “Via col vento” è ambientato in Georgia e non a Capolago, qualche motivo ci sarà.

“Go woke, go broke”

Chi vuole distruggere il passato, lo fa per distruggere il futuro. E il wokismo perde (per fortuna) colpi anche negli USA, dove è stato coniato il detto “go woke, go broke” ossia: “diventa woke, vai in fallimento” riferito ad aziende che hanno sposato siffatte fetecchiate pensando di trarne un tornaconto economico, ma sono rimaste fregate.  

Particolarmente assurda la teoria del presidente del Consiglio di fondazione delle processioni di Mendrisio, ossia che il trucco nero va abolito per “dimostrare quella sensibilità che una manifestazione che si fregia di un riconoscimento UNESCO dovrebbe dimostrare nei confronti dell’umanità” (corbezzoli!).

Forse a qualcuno sono sfuggite un paio di cosette. 

1) L’UNESCO è un’agenzia del bidONU. 

2) A presiedere il forum sui diritti umani dell’ONU c’è attualmente l’Iran. Ovvero una dittatura islamista omicida, dove i diritti umani vengono sistematicamente calpestati. Ecco come le Nazioni Unite si occupano dell’“umanità”. Però qualcuno immagina che i bianchi con la faccia pittata da moro alle processioni di Mendrisio siano incompatibili con i principi del bidONU e quindi dell’UNESCO? Pori nümm.

Un plauso dunque al Re Dormiglione del Carnevale di Mendrisio, alias “Micio” Valtulini che – in segno di protesta – giovedì si è presentato alla consegna delle chiavi della città con il volto dipinto di nero.

Lorenzo Quadri