Tagliare sugli aiuti all’estero ed usare i fondi per ricostruire i villaggi alluvionati

Ad appena una settimana di distanza dal nubifragio in Mesolcina nessuno immaginava che ne sarebbe arrivato uno anche peggiore in Alta Vallemaggia. Senza dimenticare il Vallese. 

Adesso che abbiamo le devastazioni in casa, la Confederella non potrà chiamarsi fuori. Di conseguenza, non è accettabile la sortita del “medico italiano” del PLR sul ruolo sussidiario di Berna. Come già scritto la scorsa settimana a proposito della Mesolcina, ci sono danni che non sono coperti né dalle assicurazioni, né dagli strumenti cantonali e federali attualmente previsti.  Pertanto rischiano di restare sul groppone di comuni privi di risorse finanziarie. Ma questo scenario è inaccettabile. La Svizzera sperpera ogni anno miliardi di franchi per il caos asilo, ossia per persone che non dovrebbero nemmeno essere qui. Altri miliardi li regala all’estero: la “cooperazione internazionale” ingoia quasi 11 miliardi e mezzo ogni quattro anni. Poi ci sono i contributi di coesione alla fallita UE, che il governicchio federale è pronto a rendere ricorrenti. Senza dimenticare i 5 miliardi annunciati per la “ricostruzione” dell’Ucraina. Ebbene, adesso ci sono da ricostruire dei villaggi svizzeri. Pertanto, è ovvio che la priorità va data a loro, tagliando sugli aiuti all’estero. Altro che Ucraina! C’è da sperare che la cosiddetta “classe politica” ticinese si mobiliterà compatta in questo senso all’indirizzo di Berna. Tanto più che gli aiuti necessari alle zone colpite dai nubifragi sono una minima frazione di quanto viene regalato, e senza alcun motivo, a paesi stranieri vicini e lontani. A questi ultimi si possono tranquillamente chiudere i rubinetti: le priorità sono altre. 

Per spalare…

Tra parentesi, sarebbe interessante sapere, solo per la forma, se gli Stati che da anni beneficiano di ricchi contributi svizzeri – a partire proprio dall’Ucraina – si sono degnati di manifestare solidarietà alla Svizzera per i disastri naturali, oppure…

Per spalare i detriti si potranno inoltre impiegare anche i migranti economici ed i profughi ucraini: così avranno la possibilità di ricambiare, almeno in piccola parte, l’ospitalità ricevuta. Anzi, costoro dovrebbero presentarsi in massa di propria spontanea volontà. Ma va da sé che non si sognano; degli svizzerotti bisogna solo approfittare!

E’ poi scontato che gli sfollati devono essere alloggiati in alberghi o in appartamenti a spese della Confederella. Sarebbe infatti il colmo se Berna pagasse l’affitto ai profughi ucraini col SUV e non ai valmaggesi che non possono tornare alle proprie abitazioni.

Unica nota positiva

Almeno una nota positiva tra tante sciagure c’è: l’autostrada A13 è stata davvero riaperta parzialmente venerdì. Sulle prime si paventavano vari mesi di chiusura totale. Ma allora intervenire rapidamente “sa po’”! A questo punto la domanda “nasce spontanea”: perché altri cantieri dell’USTRA (Ufficio federale delle strade) hanno invece delle tempistiche bibliche, con tutti i disagi che ciò comporta? 

Già che si parla di USTRA: dopo la riapertura sprint dell’A13, l’Ufficio in questione faccia un altro favore al sud delle Alpi. Un favore che, oltretutto, è a costo zero. Spenga finalmente i deleteri semafori sull’A2 alle gallerie della Collina d’oro e del San Salvatore! Servono solo a provocare ingorghi, perdite di tempo, logoramento di nervi e traffico parassitario sulle strade cantonali.

Strumentalizzazioni politiche

I disastri naturali, purtroppo, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Però i soliti noti, con la complicità della stampa di regime, non hanno mancato di tentare di monetizzare politicamente le disgrazie altrui, puntando il dito sul presunto responsabile delle alluvioni in Alta Vallemaggia, Mesolcina e Vallese: “il cambiamento climatico provocato dall’uomo”!  

I Verdi-anguria, ad esempio, hanno presentato una mozione al governicchio che chiede la “creazione di un fondo per far fronte alle calamità climatiche”. Non c’è alcuna prova che quanto successo in Alta Vallemaggia abbia attinenza con i cambiamenti climatici. Da che mondo è mondo, la storia delle vallate alpine è costellata di nubifragi, frane ed inondazioni. 

A dimostrazione di quanto il lavaggio del cervello sia ormai pervasivo e trasversale, un Consigliere di Stato non ro$$overde, in pieno ottundimento mainstream, ha addirittura parlato di “disastri annunciati, figli di un clima impazzito che noi abbiamo stuzzicato nella sua tana”. E naturalmente nessuno obietta. 

L’impostazione distorta e strumentale appare in tutta evidenza: la natura è innocua e buona. Le catastrofi succedono solo per colpa dell’uomo. Questa è la narrazione farlocca imposta, tramite i media di servizio, dai climatisti da salotto urbano. Gli stessi che considerano il lupo un innocuo e simpatico cagnolino e non un pernicioso predatore. Ma l’esistenza della popolazione delle valli alpine è sempre stata scandita dalla lotta contro le forze della natura. Questa realtà non può essere modificata per adeguarla a narrazioni preconfezionate, politikamente (e climaticamente)  korrette.

Responsabilità ro$$overdi?

Ci si potrebbe semmai chiedere se una corresponsabilità nei recenti disastri non l’abbia proprio l’ideologia ro$$overde, declinata nella moda della “rinaturazione dei fiumi”. Per secoli i corsi d’acqua, a maggior ragione in montagna, sono stati incanalati e ripuliti. In tempi recenti invece, con fantasiose teorie su biodiversità e “mobilità della fauna ittica”, si punta al ritorno allo stato brado, assicurando che ciò gioverebbe anche alla sicurezza. Dopo quanto accaduto nelle ultime settimane, c’è il sospetto che, sotto il profilo della sicurezza, le cose stiano diversamente. 

Erano scemi e sprovveduti i nostri antenati che con grande fatica e spesa – e senza disporre dei mezzi odierni – scavavano, incanalavano e ripulivano? Oppure sono i climatisti di oggi ad aver perso il contatto con la realtà? Ma tanto, se qualcosa va storto, il colpevole è già stabilito in partenza, a mo’ di coperchio per tutte le pentole: “il cambiamento climatico provocato dall’uomo” (ovviamente dall’uomo bianco)!

Lorenzo Quadri