A Porto Ceresio prosegue l’inquinamento scriteriato del lago. Con conseguenze anche per noi. Ecco un piccolo esempio di come funzionano le cose nella vicina Penisola, quella che si permette di denunciare la Svizzera ai funzionarietti di Bruxelles (uhhh, che pagüüüüraaa!) per presunta violazione dei fallimentari accordi bilaterali a seguito dell’aumento al 100% del moltiplicatore comunale per i frontalieri (votato dal Gran Consiglio nel novembre 2014) e della sacrosanta decisione del ministro leghista Norman Gobbi di chiedere l’estratto del casellario giudiziale ed il certificato dei carichi penali pendenti prima di rilasciare permessi B e G.

Il problema non è evidentemente la denuncia italiana ai funzionarietti di Bruxelles. La denuncia è solo un diversivo dei vicini a sud per non venirne ad una nelle trattative con la Svizzera. Del resto qualsiasi Stato membro UE di simili segnalazioni se ne farebbe un baffo. Qualcuno ha forse visto la Germania fare un “plissé” per essere stata denunciata a causa del pedaggio autostradale per soli stranieri? Il problema è che gli svizzerotti precisini e ligi al dovere, davanti all’esposto – quale inaudita macchia! – rischiano di andare in tilt. E quando vanno in tilt, calano le braghe. Lo abbiamo visto in molte altre circostanze.

Peggio di Bertoldo

Gli è che la vicina Penisola si permette di denunciare la Svizzera e poi ne fa peggio di Bertoldo. E allora perché – così ci divertiamo un po’ anche noi – non consegnare una carrettata di segnalazioni a Bruxelles nei confronti delle inadempienze della Vicina Penisola? Non stiamo qui a rifarne, per l’ennesima volta, l’elenco già arcinoto, che spazia dai temi “macro” a quelli più locali. Nemmeno questi ultimi vanno sottovalutati. E’ il caso dell’inquinamento scriteriato del lago a Porto Ceresio. Un paio di mesi fa l’ASL di Varese ha annunciato che le acque antistanti il comune italiano di Porto Ceresio sono state classificate come tassativamente “non balneabili”. Una situazione, è evidente, che nuoce a tutto il bacino lacustre, nonché all’attrattiva turistica del lago nel suo insieme. Per l’ennesima volta: l’Italia non fa i compiti e ci andiamo di mezzo noi. Il problema sono i liquami scaricati nelle acque. I livelli di inquinamento fecale del riale Bolletta che sbocca nel golfo di Porto Ceresio sono inquietanti. In sostanza, dunque, i nostri vicini riempiono il lago di cacca. Il lago che è anche nostro.

Nulla è stato fatto

Qui i conti non tornano. Lo scorso anno l’Italia aveva promesso l’inizio dei lavori per la sistemazione del depuratore e la normalizzazione della situazione per l’attuale stagione turistica. Come da copione nulla è stato fatto. Intanto sul tema “cacca nel lago”, trattandosi di questioni  internazionali, è stato interpellato in maggio anche il Consiglio federale, che però non ha ancora fatto cip.

Morale della favola: i ticinesotti sono stati presi per i fondelli un’altra volta dagli amici italici. Però – grazie ai partiti storici cui, è evidente, farsi buggerare piace assai – si continuano a versare i ristorni dei frontalieri. Proprio quei ristorni che dovrebbero servire per opere infrastrutturali. Che però non si fanno, perché i ristorni vanno a  toppare i buchi di gestione corrente. Intanto il Ceresio viene riempito di cacca.

Problemi del genere non si risolveranno mai continuando a versare i ristorni e ad ottemperare stoltamente a tutti gli obblighi nella speranza che poi magari i vicini a sud, per rimorso di coscienza, si decidano a cominciare a fare altrettanto. Se non li si tocca sul vivo, e meglio sul borsello, i nostri vicini non faranno assolutamente nulla. Non si può continuare a rispettare pedissequamente ogni regola o cavillo con chi, invece, li viola per partito preso, perché tanto gli svizzerotti “sono fessi e non si accorgono di niente”.

Lorenzo Quadri