Il 19 aprile è ormai alle porte: finalmente, viene da dire. La campagna elettorale si protrae ormai da nove mesi. Una durata spropositata, che ha portato alla paralisi di varie decisioni importanti. L’ha imposta, questa durata, il PLR. Un atto irresponsabile nei confronti dei ticinesi, che ben dimostra quale sia la priorità dell’ex partito di maggioranza relativa. Tornare ad occupare posti di potere; non certo affrontare i problemi del Cantone. Per la serie: prima le cadreghe. Per i contenuti, se del caso, si vedrà…

Il tema “lavoro”

Nell’intero arco politico cantonticinese c’è concordanza, almeno apparente, sulla centralità del problema occupazionale. E’ già un passo avanti. Fino a poco tempo fa sembrava invece andasse tutto a gonfie vele, perché così dicevano le statistiche della SECO; il resto erano panzane della Lega populista e razzista. Adesso tutti, chissà come mai, tentano di saltare sul carro. Nessuno scandalo, ci mancherebbe: denigrare le posizioni leghiste e poi fotocopiarle (politica-Xerox) è un’attività sdoganata da anni. E’ tuttavia curioso che a tematizzare i problemi occupazionali sia un partito, il PLR, che, pur essendo da tempo immemore alla guida del Dipartimento competente (DFE), a questo proposito non può certo vantare grandi risultati. A parte l’aver portato in auge, in tutte le salse, il mantra del “margine di manovra nullo”. Chi s’accontenta…

Tutto e subito?

E’ certo che per invertire la rotta di una nave ci vuole tempo; a maggior ragione se, come è stato il caso per la Lega nel quadriennio ormai concluso, la maggioranza in CdS è relativa (2 a 3) e in parlamento si è la seconda forza politica. Questo l’elettore lo capisce benissimo. A fingere – pro saccoccia – di non capire è invece il PLR. Esso, dopo uno sterminato numero di decenni di strapotere, sbandiera senza arrossire la pretesa di risultati “tutti e subito”. E voi, signori del PLR, pensate di non dover rendere conto di nulla? Suvvia, siamo seri. La situazione attuale in cui si dibatte il Cantone si è forse creata negli ultimi quattro anni? O è invece il frutto di scelte sballate fatte nei decenni precedenti, a partire dalla sciagurata libera circolazione delle persone senza limiti? Chi ne porta la responsabilità?

Partita fondamentale

La situazione sul mercato del lavoro ticinese non potrà migliorare finché non si ristabilirà un  regime di contingentamento della manodopera estera. Così ha deciso, peraltro, quasi il 70% dei cittadini di questo Cantone il 9 febbraio del 2014. Ben sappiamo che il comitato del PLR si espresse all’unanimità contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venendo poi asfaltato dalle urne. Le posizioni della Consigliera di Stato liberale radicale in materia di accordi con l’Italia e di fiscalità dei frontalieri sono inoltre ben note: applausi ai disastri di Widmer Schlumpf.

La concretizzazione del voto del 9 febbraio è una partita fondamentale per il futuro del Ticino. Non ci si può permettere di sbagliare. E allora, vogliamo che in maggioranza relativa resti l’unica forza governativa, ossia la Lega, che ha contributo in modo determinante al successo dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” e che in tutti i gremi si batte per una sua applicazione seria? O preferiamo invece premiare chi questa iniziativa, plebiscitata dal popolo, fin dall’inizio l’ha combattuta – dimostrando di non essere minimamente in sintonia con le aspirazioni dei cittadini – e non aspetta altro di sabotarla per poi venirci a raccontare che applicare la volontà popolare “sa pò mia”?

Farsi  male da soli?

Per cosa abbiamo conseguito una vittoria storica: per gettarla al vento? Farci male da soli ci piace fino a questo punto? Se dal Ticino arriverà un segnale di cedimento, e il ritorno in maggioranza relativa di un partito nemico del 9 febbraio come il PLR evidentemente lo sarebbe, sarà la fine di ogni aspirazione a poter ancora decidere qualcosa in casa nostra. E questo a livello nazionale. A chi l’affidiamo la difesa della nostra sovranità, della nostra identità, della nostra autonomia, dei nostri valori? Al PLR il cui ministro degli Esteri ci viene a dire che “dobbiamo aprirci all’UE” e che vuole la “ripresa dinamica” (di fatto automatica) del diritto europeo? Al PLR che tra le sue fila conta – in buona compagnia dei “cassamalatari massimi”, ma questo è un altro discorso – la presidente del NUMES, ovvero di quel movimento che vuole portare la Svizzera nell’UE?

E’ evidente – e non c’era bisogno dei sondaggi per scoprirlo – che la sfida tra Lega e PLR si gioca sul filo del rasoio. Cerchiamo, come ticinesi, di non usare questo rasoio per fare a fette ciò che abbiamo faticosamente conquistato.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi