Dal 10 aprile a questa parte sui mass media sembra che si parli solo della Lega. Troppa grazia! A non essere accettabile è però il tono di sufficienza con cui numerosi esimi (?) commentatori considerano gli elettori leghisti.

Per carità, capiamo la stizza di chi, per tanti anni, ha fatto i propri comodi con la cosa pubblica, e pertanto credeva di poter andare avanti allo stesso modo in secula seculorum: per costoro il risveglio dell’11 aprile è stato duro. Ma dopo la stizza, prima o poi (almeno poi) dovrebbe anche subentrare un minimo vitale di autocritica. Così non sembra essere. La colpa della sconfitta è immancabilmente dei “populisti” (termine pronunciato come se fosse una bestemmia) ma soprattutto la colpa è del “popolo bestia” che, a dar retta agli esimi (?) commentatori, sarebbe stolto al punto da accodarsi al primo venditore di pentole che passa per strada.

E, ovviamente, l’avversario premiato dalle urne non ha alcun merito proprio. Non sia mai! Non fosse che la Lega esiste da vent’anni, per spiegare – o piuttosto: per travisare – il risultato del 10 aprile, avrebbero tirato in ballo anche il “fondoschiena del principiante”.

Forse ai nostrani “opinion leader” (lo mettiamo in inglese che fa più trendy) sfugge il fatto che a votare quella Lega che loro considerano un’accozzaglia di bifolchi magari pure affetti da scabbia e colera, ci sono anche – se si vuole adottare i titoli di studio quale metro di valutazione; peraltro opinabile, ma questo è un altro discorso – fior di accademici, dirigenti, ricercatori.

Dal disprezzo nei confronti dei cittadini-elettori (fatto gravissimo!) si passa poi a puntare pateticamente il dito contro la “comunicazione”. La Lega ha un settimanale di partito, si indignano gli esimi (?) commentatori. Come se il settimanale in questione piovesse dal cielo e non fosse frutto di enorme fatica ed impegno (anche in termini finanziari). Come se la libertà di stampa fosse qualcosa di disdicevole. Ma soprattutto, come se la Lega fosse l’unica forza politica a disporre di uno strumento divulgativo. E non ci riferiamo certamente ai fogli di partito con più redattori che lettori, ma a ben altri esempi: tanto per citarne uno tra i vari possibili, forse che LaRegione non è un giornale di partito? Forse che nelle ultime settimane non l’ha dimostrato in modo plateale? Non si tratta di un rimprovero, ma di una semplice constatazione.

A sconcertare è l’ossessivo tentativo, da parte di chi ha perso le elezioni, di trovare sempre altrove i responsabili della sconfitta; i quali, va da sé, sono assolutamente immeritevoli: i populisti, il popolo bestia, la “comunicazione”. Come se il problema fosse di “comunicazione” e non di contenuti.

Chi ha perso – e da anni! – i contatti col Paese, chi ha negato – per anni! – l’esistenza di gravi problemi legati ad esempio alla libera circolazione delle persone perché il “politicamente corretto” deve venire prima di ogni altra cosa e “perché non bisogna mai dare ragione alla Lega”, adesso paga pegno.

I responsabili della Waterloo di Plr e PS  non sono né i “populisti”, né il “popolo bestia” e nemmeno i mezzi di comunicazione. Responsabili sono i politici dei partiti storici che si sono, ostinatamente e recidivamente, rifiutati di vedere la realtà di questo Cantone.

Chi disprezza i cittadini e le loro preoccupazioni non solo perde, ma merita di perdere.

Lorenzo Quadri

Deputato e municipale

Lega dei Ticinesi