Si avvicinano le elezioni europee, che si terranno tra il 22 e 25 maggio prossimi. E i sondaggi danno per vincenti i partiti contrari al bidone europeo.

L’UE, come tutti sanno, è guidata da burocrati non eletti da nessuno – e che nessuno eleggerebbe. Costoro non hanno uno straccio di legittimazione democratica ma pretendono di dettare ordini a chi, invece, è stato eletto dal popolo, oltre che al popolo stesso. I burocrati UE vorrebbero disfare le autonomie nazionali, alla faccia dei diritti democratici, per far passare il potere interamente a chi – loro – non è eletto da nessuno.

Nigel Farage, leader dell’UKIP (il partito per l’indipendenza britannico) un paio di anni fa ha tenuto, all’europarlamento, un intervento degno di nota, che circola ancora in rete.

Nell’intervento Farage chiede al presidente del Consiglio UE Van Rompuy: «Ma lei chi è? Chi rappresenta? Chi la conosce?».

In tre domande è condensata tutta la nullità di un’istituzione fondata sulla sola arroganza e sul disprezzo della volontà popolare, vista come un ostacolo alle manie di grandezza di qualcuno. Del resto, solo nei giorni scorsi Van Rompuy ha dichiarato ad un giornale belga, con bella sicurezza ed incredibile spocchia, che tutti i paesi d’Europa a parte la Russia entreranno nell’UE. Dunque, il lombrosiano personaggio pretenderebbe di coattare la Svizzera tra gli eurofalliti. Ma evidentemente ha fatto male i propri conti.

L’Unione europea attuale, che non ha niente a che vedere con quanto si volle, alla fine della seconda guerra mondiale, per evitare altri conflitti, è un flop su tutta la linea. Se da 70 anni non ci sono guerre nell’Europa occidentale, non è di certo merito degli eurocrati. L’UE, con il bidone della moneta unica voluto dal cattocomunista Prodi, giustamente sparito nel nulla,  ha messo in ginocchio nazioni come la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Italia.

Spalancando le frontiere ha causato povertà, insicurezza, aumento della delinquenza.

Queste realtà sono sotto gli occhi di  tutti. I governi nazionali, quelli che al contrario degli euro burocrati hanno bisogno di farsi eleggere dal popolo, stanno correndo ai ripari. Così i sacri principi (?), quelli che gli eurofalliti vorrebbero che la Svizzera (che non è stato membro UE) applicasse alla lettera, vengono annacquati proprio in casa europea.

E’ il colmo: da Bruxelles e Strasburgo giungono isteriche minacce all’indirizzo del popolo elvetico che ha osato porre un freno all’immigrazione di massa. E poi Stati come la Germania e la Gran Bretagna, ma anche il Belgio, annunciano alla chetichella che ci saranno giri di vite alla libera circolazione delle persone: sicché gli immigrati che non lavorano, anche se cittadini UE, verranno rimandati “al natìo paesello”.

Il fatto che in Svizzera il Partito $ocialista ancora insista per l’adesione del nostro paese all’UE malgrado la volontà popolare contraria e malgrado anche “quello che mena il gesso” abbia capito che un tale passo equivarrebbe alla fine di tutti i valori elvetici di indipendenza, sovranità e democrazia diretta, merita di venire ricordato ad ogni appuntamento elettorale.

Per il 22-25 maggio ci auguriamo dunque che i partiti “euroscettici” facciano man bassa di voti.

L’UE è un bidone che vorrebbe però acquistare sempre più potere: va smontato prima che sia troppo tardi. Il potere deve tornare ai cittadini ed ai loro rappresentanti. E va tolto ai burocrati non eletti da nessuno.

Lorenzo Quadri