Non è una sorpresa: ancora una volta la politica fa melina quando si tratta di applicare la volontà del popolo. E, se il tema è l’espulsione degli stranieri che delinquono, scatta subito l’arrampicata sui vetri alla ricerca  di scappatoie che permettano di snobbare le decisioni popolari sgradite.

Comandano i giudici?

E così sull’espulsione dei delinquenti stranieri il Consiglio nazionale ha fatto retromarcia accodandosi al Consiglio degli Stati. I giudici potranno alla fine decidere se espellere o no il criminale straniero, annullando così di fatto ciò che il popolo voleva: ossia l’espulsione automatica.

Il giudice avrà dunque, secondo la versione parlamentare, la possibilità di derogare dall’allontanamento della Svizzera qualora questo ponesse lo straniero in una situazione grave. Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. Lo straniero espulso non ha rubato le ciliegie al mercato. Si è macchiato di reati gravi, come omicidio, stupro, eccetera. Non voleva rischiare di tornare al suo paese? Doveva comportarsi bene in Svizzera.

Vale anche la pena ricordare che oltretutto parlamento e consiglio federale hanno stabilito che l’espulsione non è per sempre, bensì per un periodo compreso tra i 5 ed i 15 anni. Non sia mai che si rischi di esagerare!

A questo risultato deludente  si giunge a quasi 5 anni dalla votazione popolare, tenutasi nel 2010 che ha approvato l’iniziativa per l’espulsione dei delinquenti stranieri. Il che non è certo un buon auspicio per l’attuazione del voto del 9 febbraio.

Rifiuto della volontà popolare

Il problema di fondo è sempre lo stesso: funzionari, politici, professori e legulei assortiti non vogliono applicare la volontà popolare. E quindi per ostacolarla invocano il diritto internazionale, i giudici stranieri e via elencando. Naturalmente solo quando fa comodo. Perché se la Corte europea dei diritti dell’uomo, tanto per fare un esempio, approva il divieto di burqa, quindi eccezionalmente si esprime a sostegno di una votazione popolare, i rottamatori della Svizzera, quelli che invocano l’autorità straniera contro gli svizzerotti populisti e razzisti, si mettono comunque a strillare.

Un paio di cosette

Forse è il caso di ricordare che il rifiuto dei giudici stranieri è proprio alla base della nascita della Svizzera. Occorre quindi ribadire un paio di cosette essenziali.

Primo: i diritti dell’uomo in Svizzera non sono certo meno sviluppati che altrove, anzi. Quindi perché il diritto internazionale dovrebbe essere “migliore” del nostro? Non lo è affatto. Va anche notato che i diritti cui gli spalancatori di frontiere fanno riferimento ogni tre per due non sono le libertà individuali, bensì pretese di prestazioni da parte dello Stato.

Secondo: il diritto svizzero lo  fanno gli svizzeri. La nostra democrazia è un patrimonio unico al mondo che non abbiamo alcuna intenzione di far demolire da nemici esterni ed interni. Quanto accettato in votazione popolare va applicato senza che nessuno abbia alcunché da dire: in questo modo si tutela anche la certezza del diritto, chiarendo una volta per tutte chi comanda in Svizzera. Cioè i cittadini e non giudici stranieri. Altro che riprese automatiche o “dinamiche” del diritto europeo, come va in giro a raccontare il ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèr, quello del “dobbiamo aprirci all’UE”! Con questi concetti fumogeni si vuole, semplicemente, spossessare il popolo svizzero della sua sovranità, per trasferirla a burocrati europei non eletti da nessuno. Quello che Burkhaltèèèr e soci progettano è dunque un attentato contro la nostra democrazia. E va sventato a tutti i costi.

Iniziativa

L’Udc nazionale ha appena iniziato la raccolta di firme per l’iniziativa popolare “il diritto svizzero al posto dei giudici stranieri”. La Lega e il Mattino sostengono l’iniziativa, che va firmata a piene mani. Difendiamo i nostri diritti popolari da chi vuole smantellarli in nome della deleteria eurocompatibilità!

Lorenzo Quadri