La maggioranza dei cittadini non vuole il festival musicale in Svizzera

La casta gender e woke ha subito esultato per la vittoria ad Eurosong di Nemo, cantante svizzero “non binario” (c’entrano le FFS?). Non è ancora chiaro se la canzone di Nemo abbia vinto perché musicalmente bella o perché veicola la propaganda genderfluid che piace alle emittenti pubbliche che organizzano Eurosong. 

Il tentativo di cavalcare la vittoria elvetica a scopo di politichetta è stato tanto squallido quanto immediato. Ciò è avvenuto con due azioni contemporanee. 1) Caricare il primo posto ad Eurosong (festival politicizzato che nessuno si è mai filato) di un’importanza che è ben lungi dall’avere. 2) Approfittare dell’epocale (?) evento per rilanciare corbellerie sull’introduzione nel diritto svizzero del “terzo sesso” (che nemmeno esiste), con i soliti annessi e connessi. Intanto il direttore del DFGP, kompagno Beat “Gender” Jans (P$), invece di pensare a combattere il caos asilo e a chiudere le frontiere, trova il tempo per incontrare subito il cantante (mentre esponenti politici devono mettere in conto mesi di lista d’attesa) e promette solennemente di fare ancora di più a sostegno dell’ideologia genderfluid: come se fossero questi i problemi del Paese.

Ancora una volta, la casta ha dimostrato la propria totale disconnessione dalla realtà. A suonare la sveglia ci ha pensato il territorio. La vittoria ad Eurosong implica che la nazione vincitrice ospiti la successiva edizione. E, ma guarda un po’, molte città svizzere si sono subito sfilate. Ma c’è ben altro. Da una recente indagine demoscopica è emerso che la maggioranza della popolazione elvetica è contraria a che la Confederella ospiti Eurosong 2025. Non certo perché gli svizzeri siano di colpo diventati nemici della musica. Ma perché ne hanno piene le scuffie del lavaggio del cervello “arcobaleno”. Ad opporsi sono infatti cittadini che si riconoscono nell’arco borghese, mentre i $inistrati sono favorevoli. Quindi, altro che musica: qui siamo nel campo della politichetta. Oltretutto divisiva.

Lorenzo Quadri