A sorpresa, dopo essere rimasto in carica per soli due anni e mezzo, ha repentinamente dato le dimissioni (o è stato invitato a rassegnarle?) per il 6 maggio il direttore delle Officine FFS di Bellinzona, Sergio Pedrazzini.

 

La tempistica – immediatamente dopo le elezioni – appare quanto meno curiosa. Ci sono forse state pressioni affinché le dimissioni non avvenissero poco prima dell’appuntamento con le urne?

Naturalmente il problema principale non è di tempo bensì di sostanza: c’è infatti da chiedersi se, come molti ritengono, la partenza del direttore non costituisca un segnale negativo per “l’autonomia” dello stabilimento di Bellinzona, nel quale di recente si è moltiplicato il personale frontaliero ed interinale: si parla infatti di circa 60 frontalieri. E’ forse questo il nuovo corso occupazionale che vorrebbe imprimere la sede centrale?

Pare inoltre che in tempi recenti il direttore partente delle Officine FFS si sia incontrato con la direttrice del DFE, Laura Sadis.

 

Chiedo pertanto al lodevole Consiglio di Stato:

         Il CdS era informato delle intenzioni del direttore delle Officine FFS di Bellinzona di dimissionare?

         Corrisponde al vero che il direttore partente delle Officine FFS di Bellinzona si è incontrato nelle scorse settimane con la direttrice del DFE? Se sì, con quale esito?

         Quanti sono attualmente i dipendenti frontalieri delle OBe? Quanti gli interinali? Come si sono evolute queste categorie nell’ultimo anno?

         Le Officine FFS di Bellinzona manterranno un margine di manovra oppure diventeranno interamente dipendenti dalla sede centrale la quale potrebbe imporre politiche del personale dannose per il territorio (vedi ampio ricorso a frontalieri, interinali, ecc)? E’ intenzione del CdS attivarsi affinché questo scenario non si verifichi, e affinché venga dunque tutelata l’occupazione dei residenti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri