Il preteso “aumento del razzismo” in Svizzera è un’invenzione a scopo di propaganda

In sprezzo del ridicolo, ecco che i troppi media di regime, in costante ed affannosa ricerca di argomenti con cui riempirsi pagine e palinsesti, tornano a montare strumentalmente la panna sul presunto “razzismo”. Un quotidiano ticinese addirittura vaneggia di “un’impennata del razzismo”. Ö la Peppa! E sulla scorta di cosa vengono prodotte simili sparate? Sul dato seguente: la “rete di consulenza contro il razzismo” nell’anno di disgrazia 2023 avrebbe ricevuto 876 segnalazioni, vale a dire il 24% in più rispetto all’anno precedente. Embè? Tanto per cominciare: segnalazioni non significa affatto casi accertati di razzismo. Tentare di far credere il contrario è una balla. Equivale a prendere per i fondelli i cittadini.  Ovviamente nell’intento di praticare al volgo il lavaggio del cervello nel segno dell’ideologia immigrazionista, islamo-gauchista, multikulti, gender e woke.

Ancora una volta, invece di informare, i media di regime fanno propaganda.

L’imbroglio

Le “segnalazioni” di razzismo possono anche salire senza che il razzismo sia effettivamente aumentato. Se la politichetta e la stampa mainstream continuano a montare la panna su questo tema, è perché hanno un obiettivo: criminalizzare chi si oppone all’immigrazione scriteriata ed al caos asilo.

Del resto la partitocrazia, imbesuita dal multikulti, inventa sempre nuovi gremi per combattere il “razzismo”, malgrado in Svizzera il fenomeno sia irrilevante. Gremi che, è ovvio, non sono a costo zero. Pertanto, devono giustificare la propria esistenza. Sicché si lanciano in un continuo chiacchiericcio woke sul presunto razzismo per istigare alla presentazione di denunce. Con la cosiddetta “ecoansia” accade la stessa cosa. Sono fenomeni indotti.

Visto che l’ente pubblico deve risparmiare, è pacifico che questi sedicenti gremi contro il razzismo vanno chiusi.

Inoltre, ma guarda un po’, mai nessun benpensante spende una parola sul razzismo d’importazione. E nemmeno sulla discriminazione nei confronti degli svizzeri. Al contrario: se uno svizzero denunciasse di essere stato discriminato a vantaggio di uno straniero, verrebbe accusato di essere un  razzista!

Dimenticanze

La “rete di consulenza per le vittime del razzismo” segnala inoltre l’aumento significativo dei casi di antisemitismo, mettendolo (ovviamente) in relazione all’attuale situazione in Medio Oriente. Stranamente però la rete in questione, colonizzata dalla $inistra, omette di dire che il nuovo antisemitismo che ci troviamo in casa viene proprio dal fronte islamo-gauchista pro-Palestina. Oltre che, ovviamente, dal fatto che la popolazione musulmana residente nel nostro Paese cresce a ritmo esponenziale. Ringraziamo l’immigrazione incontrollata!

Autocritica? Connais-pas!

La casta che lancia accuse di razzismo all’indirizzo degli svizzeri, si guarda bene dal fare autocritica. Prima pretende che gli svizzerotti accolgano e mantengano tutti, spendendo miliardi per gente che nemmeno dovrebbe essere qui, quando non si trovano i soldi per la 13a AVS e per la difesa. Poi però si scandalizza se nascono nella popolazione dei sentimenti di insofferenza nei confronti dei migranti? In tutto ci vuole misura, il troppo stroppia: è noto da secoli.

La realtà è che o si mette un freno all’immigrazione incontrollata, o avremo presto un serio problema di coesione sociale. Che non potrà essere imboscato, e ancora meno risolto, a suon di repressioni e di censure.

Cosa pensano di fare?

E’ palese che l’aumento delle segnalazioni (non dei casi accertati!) di presunto razzismo è fomentato a scopo strumentale. La rete di consulenza se ne serve per esibirsi in grotteschi isterismi del seguente tenore: “Evidenziamo l’urgenza (!) di cambiamenti strutturali ed istituzionali (!) nel settore della formazione, nel mondo politico e sul mercato del lavoro e dell’alloggio”. Corbezzoli!

Ma questi signori cosa si immaginano di fare? Di buttare all’aria i piani di studio per farcirli ulteriormente di ideologia spalancatrice di frontiere, multikulti e woke? Di inventarsi ulteriori leggi, divieti e censure per azzerare la libertà d’espressione in tema di immigrazione, e di creare schiere di nuovi burocrati per controllarne l’applicazione? Di discriminare ancora di più gli svizzeri sul mercato del lavoro e nella ricerca di un alloggio, perché prima devono venire i migranti?

Qui qualcuno è fuori come un balcone.  L’urgenza è una sola: abolire la Commissione federale contro il razzismo ed i suoi addentellati, come da mozione presentata dalla Lega a Berna!

Lorenzo Quadri