I permessi G continuano ad aumentare nel terziario, dove soppiantano i ticinesi

 

La “Disinformazjia” pro-libera circolazione delle persone colpisce ancora! Adesso la stampa di regime vorrebbe farci credere che i frontalieri in Ticino sarebbero in diminuzione, per cui “l’è tüt a posct”, non c’è alcuna invasione, sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Gli “zero virgola”

A dare il là alla nuova ondata di fetecchiate all’insegna del “non esiste alcun problema sul mercato del lavoro ticinese” è la statistica sui frontalieri fornita nei giorni da scorsi da Berna, dalla quale risulterebbe che in Ticino i frontalieri sarebbero diminuiti dello 0,6% nel terzo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015!

Accipicchia: certo che con gli “zero virgola” per cento si fanno le trasformazioni epocali! Solo che, ma tu guarda i casi della vita, rispetto al trimestre precedente, quindi al giugno 2016, i frontalieri sono invece aumentati dello 0.1%. Dunque ci si accorge subito che non c’è alcuna tendenza alla diminuzione.

Un paio di precisazioni

La Disinformazjia di regime, è chiaro, pensa che i ticinesi siano tutti gnucchi e che non si accorgano delle panzane che vengono loro propinate. E’ quindi opportuno precisare un paio di cosette.

Punto primo: in questo sempre meno ridente Cantone ci ritroviamo con oltre 62’200 frontalieri. Che sono quasi un terzo (!) della forza lavoro (quando la media svizzera naviga attorno al 6%). Cosa volete che cambi a tale situazione una decina di frontalieri in meno? Un bel niente, è chiaro. Un pugno di frontalieri in meno su oltre 62’200 non sono nemmeno una notizia! Altro che titoloni di prima pagina sulla stampa di regime!

Punto secondo: guardare il numero totale dei frontalieri è come guardare il gettito complessivo del Cantone e da esso dedurre che stiamo tutti da Pascià (vero Corriere del Ticino?). Bisogna invece andare a vedere in quali settori il numero di frontalieri è sceso, seppur in modo assolutamente irrisorio. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, il calo è avvenuto nel settore secondario. E non è la prima volta. Pure in occasione dell’ultima micro-diminuzione – naturalmente anch’essa ipocritamente strombazzata con titoloni cubitali – è stato così. Nel settore terziario, invece, i frontalieri sono aumentati. Altro che diminuzione, altro che retromarcia!

Sempre più soppiantamento

Dalle ultime statistiche bernesi emerge che il numero di frontalieri nel terziario presenti nel nostro Cantone nell’ultimo anno è aumentato di 430 unità, passando da 37’912 a 38’335. Negli ultimi dieci anni i frontalieri nel terziario sono aumentati di 20mila unità, a seguito della devastante libera circolazione delle persone. La crescita continua.

Questo cosa vuol dire? Elementare, Watson: vuol dire che i frontalieri diminuiscono in quei settori – edilizia e industria – dove sono tradizionalmente presenti, anche da prima della libera circolazione delle persone, perché effettivamente colmano una lacuna; diminuiscono non perché rimpiazzati da ticinesi, ma perché i settori economici in questione arretrano e quindi impiegano meno personale.

Per contro i frontalieri aumentano, e continuano ad aumentare, nel settore del terziario. Ossia proprio dove, a seguito della devastante libera circolazione delle persone senza limiti, vanno a sostituire i ticinesi, provocando soppiantamento e dumping salariale. Sicché questi deleteri fenomeni non sono affatto in diminuzione, ma proprio il contrario!

Un bidone

Le statistiche sui frontalieri che si vorrebbero utilizzare, naturalmente corredate da titoli fuorvianti sul presunto “calo” (nella speranza che i lettori si fermino al titolo), per far credere ai ticinesotti che in regime di libera circolazione delle persone “tout va bien, Madame la Marquise”, sono un bidone: grattando appena un po’ sotto la superficie raccontano una storia tutta diversa. Nuovo  autogoal degli spalancatori di frontiere!  Ed anche ennesima dimostrazione che “Prima i nostri” – e quindi la preferenza indigena – deve diventare realtà, e in tempi brevissimi.

E i permessi B?

E c’è anche un altro aspetto da considerare. Le statistiche sui frontalieri non tengono conto dei finti frontalieri, ossia dei permessi B farlocchi, con domicili fasulli presso terze persone (emblematico ad esempio il caso di un direttore di scuola media che in Ticino risultava “convivere” con un collega, mentre moglie e figli abitavano oltreconfine).  Questo trucco è utilizzato spesso e volentieri nella piazza bancaria per abbellire le statistiche dei dipendenti frontalieri.

E neppure si può fare astrazione dall’evoluzione del numero dei permessi B. Anche ammettendo che si tratti di dimoranti veri e non farlocchi (vedi sopra) si tratta sempre di immigrazione fuori controllo ed in esubero.

Morale della favola: fermare l’assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese diventa sempre più urgente, e a darne ulteriore conferma sono proprio le cifre e le statistiche di chi invece vorrebbe farci credere il contrario.

Lorenzo Quadri