La frana caduta sulla ferrovia tra Erstfeld e Göschenen nei giorni scorsi, purtroppo con esito drammatico, ha messo in luce con prepotenza come non sia pensabile, nel modo più assoluto, chiudere il tunnel autostradale del San Gottardo per oltre tre anni a causa dei famigerati lavori di ristrutturazione.

A seguito della frana, la linea ferroviaria rimarrà chiusa non per un giorno o una settimana, ma addirittura per un mese. Si tratta della seconda frana in due mesi. Il risultato sono evidenti disagi per i viaggiatori, costretti a venire sbalzati da treni a bus navetta, con allungamento del tempo di trasferta. Ovviamente l’accaduto non giova affatto al turismo ticinese, che già si trova in difficoltà: l’ennesima tegola era, dunque,  proprio l’ultima cosa che ci voleva.

La frana e la conseguente interruzione ferroviaria per un mese dimostrano come il collegamento su binari da solo non basti nemmeno lontanamente ad impedire l’isolamento del nostro Cantone dal resto della Svizzera. Immaginiamoci dunque quale sarebbe la situazione se la frana fosse caduta a traforo autostradale chiuso. Il Consiglio federale, nella sua ormai imminente decisione sulla realizzazione o meno di un secondo tunnel autostradale al Gottardo senza aumento di capacità (quindi nel rispetto dell’articolo costituzionale sulle Alpi) dovrà considerare che, alla luce di questi due precedenti, oltretutto verificatisi a pochi mesi di distanza uno dall’altro,  pensare che la ferrovia possa supplire al collegamento su gomma è una pia illusione; o (a voler pensar male) una panzana. La ferrovia non offre alcuna garanzia.

 

Investimento sul lungo termine

Nei giorni scorsi il Consigliere federale Schneider Ammann ha dichiarato di essere favorevole al secondo tunnel. Ma  è normale, se solo si pensa che Schneider Ammann è il ministro dell’economia e la chiusura del Gottardo sarebbe, per il Ticino e non solo, una catastrofe economica. Inoltre, negli ultimi mesi è apparso chiaro come la differenza sia di costi che di tempistica tra la variante “realizzazione di un nuovo traforo” e quella “chiusura per tre anni con treni navetta sostitutivi” si faccia sempre più sottile. Con la differenza, però, che i 700 e rotti milioni per le cosiddette misure fiancheggiatrici (definizione che già suona funesta, si pensi solo alla libera circolazione delle persone) sarebbero gettati al vento, sarebbero spesi “per il gatto” (für die Katze, come dicono Oltralpe).

Infatti il Consiglio federale, rispondendo ad una domanda del sottoscritto, ha dichiarato che le megastazioni di trasbordo – quella di Biasca sarebbe di quasi 100mila metriquadri – una volta risanato il Gottardo, verrebbero smantellate. Non c’è, infatti, alternativa. Tenerle significherebbe affossare la costruzione di stazioni di trasbordo in Italia (la quale avrebbe buon gioco nel dire di utilizzare la struttura già esistente a Biasca). Col risultato di vanificare l’obiettivo del  “camion sul treno da confine a confine”.

Inoltre, è già appurato che le citate misure fiancheggiatrici, proprio come quelle applicate ai Bilaterali, sarebbero un disastro. La strada ferrata non dispone, ma neppure lontanamente, della capacità sufficiente, nemmeno con AlpTransit aperto, per caricare camion ed automobili sul treno.

Per contro, il secondo tunnel autostradale costituirebbe un investimento a lungo termine, che permetterebbe inoltre di garantire la stabilità del collegamento e soprattutto – cosa che i kompagni ro$$overdi dimenticano spesso e volentieri – la sicurezza. Fa specie dunque che da un lato, in nome della sicurezza sulle strade, il citato $inistrume pretenda tutte le misure più talebane e deresponsabilizzanti nei confronti degli automobilisti, ma che contemporaneamente chiuda però gli occhi sulla trappola mortale costituita da un tunnel bidirezionale di 16 Km.

Insomma, il completamento del tunnel autostradale del San Gottardo non è più nemmeno una decisione politica. Non è nemmeno una decisione, dal momento che le scelte alternative sono inesistenti.