Telelavoro per i permessi G? Col piffero! Si parli piuttosto di tassa d’entrata

A Roma la Camera vota il nuovo accordo fiscale (per il Ticino una mezza ciofeca). Ma sull’entrata in vigore del “nuove regime” già si cincischia

Lunedì scorso ricorreva il 1° maggio. Quella che dovrebbe essere la festa dei lavoratori è oggi ridotta ad una stantìa autocelebrazione di $indakalisti ro$$i – che spesso e volentieri sono pure politichetti di $inistra – in fregola di visibilità mediatica. Quelli che pretendono sempre più Stato però, quando si tratta di immigrazione e di frontalierato, all’improvviso diventano ultraliberisti! “Devono entrare tutti” senza alcuna limitazione, e soprattutto senza uno straccio di precedenza indigena! 

Chiaro: anche i frontalieri si sindacalizzano e pagano le loro brave quote sicché per i sindacati… più ce n’è, meglio è. Intanto UNIA ha un patrimonio di UN MILIARDO.

I nuovi dati

Per festeggiare degnamente  il 1° maggio, un paio di giorni dopo sono state pubblicate le nuove statistiche sui frontalieri. I quali, ça va sans dire, sono ancora aumentati. Nel primo trimestre del 2023 i titolari di un permesso G attivi in Ticino erano 78’230, in crescita dello 0.6% rispetto al trimestre precedente, e del 4% su base annua. Siamo dunque molto vicini a quota 80mila. A questa cifra bisogna ancora aggiungere il “nero”. Inutile dire che i frontalieri aumentano nel terziario, dove non c’è alcuna carenza di manodopera locale: da quando è in vigore la libera circolazione delle persone, sono quintuplicati.

In Svizzera in totale ci sono circa 386mila frontalieri. Di questi, 80mila sono in Ticino. Ciò significa che il nostro Cantone, che ha circa il 4% della popolazione della Svizzera, si deve però smazzare il 21% dei frontalieri. Infatti i frontalieri costituiscono il 33% delle persone che lavorano in Ticino, contro una media nazionale del 6-7%. E solo il 15% di essi è attivo in professioni dove c’è carenza di manodopera locale. 

Ricordiamo infine che, in questo sfigatissimo Cantone, i lavoratori stranieri sono ormai la maggioranza (circa il 52% del totale). 

Terra d’emigrazione

A causa di questo scempio, il Ticino sta ridiventando terra di emigrazione, come cent’anni fa. E sempre più ticinesi si trasferiscono oltreramina per fare i frontalieri svizzeri.  Se ci troviamo in una simile situazione di palta, la colpa è della partitocrazia, e della $inistra in primis. Costoro hanno voluto la devastante libera circolazione delle persone – malgrado la volontà popolare contraria – e hanno sempre silurato qualsiasi proposta per limitarla: in genere berciando al “razzismo”. Questo i ticinesi devono tenerlo sempre bene a mente!

Sette giorni fa, intervistato sulla domenichetta liblab, il governatore Attilio Fontana ha dichiarato che la Lombardia sarebbe disposta a riprendersi tutti i frontalieri. Certo, come no! Quale gesto concreto di buona volontà, il “Pirellone” può cominciare col rimpatriare 30mila permessi G che lavorano in ufficio. Poi ne riparliamo!

La mezza ciofeca

Intanto nei giorni scorsi la Camera italiana ha dato il via libera al “nuovo” accordo sulla fiscalità dei frontalieri, che deve però essere ancora approvato dal Senato. Questo accordo, ribadiamo per l’ennesima volta, è una mezza ciofeca. Per il Ticino porterà qualche miglioramento tra 10 o più anni. Prima, addirittura ci perderemo (la percentuale di ristorno dell’imposta alla fonte dei frontalieri passerà dall’attuale 38.8% al 40% e il moltiplicatore applicato ai permessi G scenderà dal 100% all’80%). Il nuovo accordo – che prevede anche un aumento dell’imposizione fiscale dei frontalieri  – dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2024. Il condizionale è d’obbligo perché, ma tu guarda i casi della vita, il Belpaese su questa data sta già cincischiando. Ed intanto ci sono associazioni padronali ticinesi che senza vergogna aizzano i propri affiliati a correre ad assumere frontalieri ancora quest’anno, così da “schivare” le nuove regole. Ma vaffa! I datori di lavoro, ed in particolare quelli del terziario amministrativo, dovrebbero semmai fare il contrario: ossia licenziare tutti i frontalieri per il 31 dicembre 2023 e (se proprio devono) riassumerli con il 1° gennaio 2024; così almeno i pendolari italici perderanno qualche vantaggio fiscale. 

No al telelavoro

Nel Belpaese, a margine del nuovo accordo fiscale, si parla anche del telelavoro dei permessi G, per ora regolato in via provvisoria fino al 30 giugno. Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che si tratta di un classico esempio di provvisorio-permanente. Siamo assolutamente contrari al telelavoro dei frontalieri. Perché sarebbe l’ennesimo, ingiustificato regalo ai permessi G che lavorano in ufficio – gli unici che potrebbero fruirne: operai ed infermieri non possono andare in home office – e a chi li assume. Il Ticino deve ridurre i frontalieri del terziario; non certo stendergli nuovi tappeti rossi! Eppure il Triciclo PLR-PPD-P$ più Verdi-anguria è favorevole al telelavoro dei frontalieri. I suoi esponenti ticinesi a Berna hanno addirittura scritto al governicchio federale per chiederne il consolidamento! Ricordarsene alle prossime elezioni federali! 

Altro che telelavoro. E’ ora di tornare a parlare seriamente dell’introduzione di una tassa d’entrata, o di un’apposita “vignetta” per i frontalieri, dato che utilizzano – e quindi consumano – le nostre strade, infesciandole tutti i santi giorni, senza però pagarle. Chiaro il messaggio, politicanti triciclati?

E non ci si venga a raccontare che il telelavoro dei frontalieri riduce il traffico in Ticino, perché sono balle di fra’ Luca. Lo smartworking per permessi G non porta alcun beneficio viario apprezzabile. 

Lorenzo Quadri