Libera circolazione: il paragone tra il Consiglio federale ed altri governi è deleterio

Ancora una volta, i camerieri dell’UE (ma sarebbe più corretto chiamarli sguatteri dell’UE, onde evitare di offendere la categoria professionale dei camerieri) che siedono in Consiglio federale escono letteralmente asfaltati dal confronto con taluni governanti di paesi a noi vicini. E non andiamo a tirare in ballo il nuovo Presidente USA Donald Trump, perché sarebbe come sparare sulla Croce rossa.

Nel giro di pochi giorni, di questi umilianti confronti ce ne sono stati almeno due.

Il cancelliere austriaco

Il cancelliere austriaco Christian Kern ha di recente dichiarato che vuole limitare la libera circolazione delle persone e favorire i lavoratori che vivono sul territorio nazionale. Ricordiamo, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, che l’Austria è uno Stato membro dell’UE. In sostanza, quello che Kern – socialdemocratico! – vuole, è una preferenza indigena. Non certo sul modello della lozza uscita lo scorso dicembre dalle Camere federali, che hanno vergognosamente cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio, ma sul modello di quanto votato dalla maggioranza dei cittadini svizzeri tre anni fa.

Ed eccoci dunque all’umiliante confronto tra il cancelliere austriaco ed i calabraghe seriali bernesi.

Tre anni fa in Svizzera c’è stato un voto popolare sulla devastante immigrazione incontrollata. La Costituzione prescrive, da allora, contingenti e preferenza indigena (articolo 121a). Ma la partitocrazia spalancatrice di frontiere, su impulso del governo, ha annullato questa decisione popolare. Ha stuprato la Costituzione. Ha calpestato la democrazia. Ha tradito i cittadini. Creando, oltretutto, un precedente. In futuro anche altre decisioni dei votanti non gradite alle élite spalancatrici di frontiere potranno venire impunemente annullate.

Indigeni svantaggiati

La preferenza indigena extralight uscita dalle Camere federali è una scandalosa taroccatura già nel nome. Nella realtà, non c’è nessuna preferenza indigena. Nemmeno extralight. Quello che le nuove regole prevedono, sono dei colloqui di lavoro per gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento. Ma anche i frontalieri possono iscriversi all’URC. E mica solo loro. Lo possono fare addirittura i cittadini UE che arrivano in Svizzera per 3 mesi, prolungabili fino a 6, alla ricerca di un impiego. Sicché il ticinese in assistenza che non è iscritto all’URC sarà addirittura svantaggiato rispetto al frontaliere iscritto. A dimostrazione che il compromesso-ciofeca non prevede alcuna preferenza indigena: l’aggettivo “residente” non vi figura in nessun articolo. Perché il triciclo PLR-P$$-PPDog alle Camere federali si è premurato di trombare tutti gli emendamenti presentati in questo senso. Chiaro: non sarebbero piaciuti ai padroni di Bruxelles.

Inoltre, questa NON preferenza indigena non ha alcun rapporto con il “maledetto voto” del 9 febbraio. La si sarebbe potuta introdurre anche senza.

“Leider” Ammann scondinzola

Dunque, in Svizzera – che non è uno Stato membro UE –  il popolo vota la preferenza indigena. Il governo e la partitocrazia la cancellano. Ed il ministro dell’economia, il PLR Johann  “Leider” Ammann, non appena l’immonda porcata è stata licenziata dal parlamento, ha subito preso in mano il telefono. Tutto scodinzolante, il “Giuànn” ha chiamato i balivi di Bruxelles per annunciare la lieta novella: il 9 febbraio non esiste più! Noi liblab, assieme ai kompagni e agli uregiatti, l’abbiamo spazzata via! La Svizzera rimane terra di conquista! Nessun limite all’immigrazione! Nessuna protezione per gli indigeni! Porte spalancate all’invasione!

In Austria – Stato membro UE – invece il premier socialdemocratico, senza che ci sia stata alcuna votazione, propone lui stesso di introdurre la preferenza indigena che la partitocrazia svizzera, $inistruccia al caviale in primis, ha seppellito.

Insomma: da noi la preferenza indigena inserita nella Costituzione è stata cancellata dal governo e dalla partitocrazia. In Austria invece a proporla è lo stesso governo. Se questa non è una vergogna per il nostro Paese…

Gran Bretagna

Anche il paragone tra il Consiglio federale ed  i governanti britannici è deleterio. A Londra, diversamente da Berna, nessun ministro ha mai parlato di “rifare votazioni”. E sì che il voto sulla Brexit tecnicamente avrebbe solo valore consultivo. Mica come quello del 9 febbraio.  E adesso il Regno Unito punta sull’hard brexit: si divorzierà dagli eurofalliti, costi quel che costi. La premier Theresa May, davanti agli eurofunzionarietti, si è espressa in termini inequivocabili. Ed  il ministro delle finanze inglese ha già detto che, se il suo paese verrà sbattuto fuori dal mercato unico, saprà prendere i provvedimenti del caso. In particolare trasformandosi in un paradiso fiscale. Che poi forse non servono chissà quali metamorfosi, perché Londra si è sempre fatta una bella manica di affari propri.

Gli unici fessi?

E’ chiaro che la fallimentare libera circolazione delle persone, così come è conosciuta oggi, ha i giorni contati. L’UE, come abbiamo scritto più volte, dovrà scendere a compromessi. Altrimenti le “exit” si moltiplicheranno. Andrà a finire che gli Stati membri UE troveranno il modo per introdurre la preferenza indigena e per limitare l’immigrazione. Gli svizzerotti fessi, invece, grazie alla pavida pochezza della propria classe (?) politica con le braghe sistematicamente abbassate ad altezza caviglia, rimarranno i soli ad essere penalizzati in casa propria. E senza nemmeno essere membri UE.

Lorenzo Quadri