La risibile consultazione della Conferenza dei governicchi cantonali. Nient’altro da fare?

Gli svizzeri diventano sempre più poveri, l’immigrazione è fuori controllo, la neutralità elvetica è stata rottamata per ubbidire ai balivi di Bruxelles e Washington, i premi di cassa malati esplodono, il caos asilo imperversa, la criminalità d’importazione idem, bisogna trovare i soldi per finanziare la 13a AVS e l’esercito tramite risparmi, e potremmo andare avanti a lungo.

Però, intanto che i numerosi ed importanti problemi del Paese e dei cittadini restano irrisolti sul tavolo, la politichetta pensa al “gender” ed alle menate LGBTQVattelapesca.

Lavaggio del cervello

Ed infatti la Conferenza dei governicchi cantonali (CdC) sta svolgendo una consultazione (corbezzoli!) tra i suoi membri sulle “attività di formazione, di sensibilizzazione e di orientamento organizzate all’indirizzo di agenti pubblici e di altri rappresentati dello Stato con lo scopo di promuovere il rispetto dei diritti umani e dell’integrazione delle persone LGBTQIA+*(sic! La sigla continua ad allungarsi) allorquando detto personale è a contatto con la società civile, i media, le organizzazioni sportive e politiche e le comunità religiose”. 

Il logorroico politichese (supercàzzola) della CdC può essere tradotto più semplicemente con la seguente domanda rivolta ai governicchi cantonali: “Come vi state attivando per fare il lavaggio del cervello nel segno dell’ideologia gender ai funzionari che lavorano a contatto con il pubblico e con i media?”.

Il bello che il CdS, invece di rispondere alla Conferenza (e con lei alla Confederella) di darci un taglio alle pippe mentali mainstream e di occuparsi finalmente di problemi veri, da diligente scolaretto riferisce di “nuovi workshop sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale” promossi dalla Commissione per l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. E aggiunge pure che “il tema sollevato è oggetto di un’apposita misura – la nr 18, Promozione dell’identità sessuale – del Programma cantonale di promozione di diritti del bambino”.

Ecco dunque che il lavaggio del cervello “gender” nelle scuole, magari a partire da quelle dell’infanzia, viene codificato e pure qualificato come “promozione dei diritti dei bambino”: così da poter infamare chi osa sollevare delle obiezioni come “spregevole nemico dei diritti dei bambini” (oltre che omofobo, transfobico, eccetera). Ci piacerebbe sapere quanti soldi pubblici stiamo spendendo in simili operazioni!

Il governicchio precisa per lo meno che le formazioni testé citate non sono obbligatorie. Non lo sono per ora. Vedremo quanto durerà.

Le priorità

Una seconda “indispensabile” consultazione della CdC verte sul tema del finanziamento dei servizi cantonali per la parità di genere. A quanto sembra, a Berna qualcuno ha da ridire sul fatto che questo finanziamento non sia uniforme in tutta la Svizzera perché lasciato – giustamente – alla competenza dei Cantoni, e quindi alle diverse sensibilità e disponibilità finanziarie. Ci mancherebbe solo che la Confederella, invece di pensare a finanziare la 13a AVS e l’esercito, si preoccupasse di aumentare le risorse da destinare ai servizi cantonali per la parità di genere, che si potrebbero tranquillamente chiudere domani.

Silenzio assordante

Per qualche strano motivo, nessun politicante triciclato, burocrate o giornalaio di regime cita mai l’omofobia d’importazione. Vale a dire, quella che ci mettiamo in casa riempiendo il Paese di migranti economici in arrivo “da altre culture” (islamiste) e da aree del mondo dove le persone “non binarie” vengono lapidate.

Lo sanno, gli esagitati manifestanti islamo-gauchisti LGBTQ Pro-Palestina, cosa succede da quelle parti ai non eterosessuali? E perché i sostenitori del gender non dicono mai che in Svizzera la grande maggioranza delle aggressioni omofobe è commessa da “giovani con trascorsi migratori”?

La canzone è bella, oppure…?

Intanto ieri sera si è tenuta a Malmö (città svedese che l’immigrazione incontrollata ha conciato da sbatter via) la finale di Eurovision 2024. Al momento di andare in stampa, non erano noti i risultati. Non sappiamo quindi come si sia posizionata la Svizzera.

Senza aver né visto la trasmissione né ascoltato la canzone di tale Nemo, che non si ritiene né uomo né donna e che nel suo testo tratta appunto di questa tematica, la domanda nasce spontanea: ma la canzone “svizzera” è arrivata in finale perché bella, o perché è incentrata sulla solita propagandetta gender che tanto piace al pensiero unico mainstream?

Lorenzo Quadri