E’ ora di finirla di impoverire e di vessare i cittadini strillando che “la Terra brucia”

Zero emissioni di CO2 nel 2050: quanto scommettiamo che non ci arriverà nessuno?

Gli ecodeficienti continuano ad incollarsi sulle strade, anche in Svizzera. Tuttavia l’isterismo climatico sta perdendo colpi. E questo malgrado il continuo lavaggio del cervello ad opera dell’emittente di regime ed altri media. Adesso aspettiamo solo di sentirci raccontare che lo scorso mese di maggio è stato il più caldo ed asciutto degli ultimi 2500 anni. Intanto c’è chi manifesta affinché ai deputati nel parlatoio cantonticinesevenga impartita una formazione in climatismo. Come no; poi magari ne aggiungiamo anche una in gender,una wokismo ed una in islamo-gauchismo.

La perdita di velocità del climatismo ha delle conseguenze positive. Una è che la decisione dell’UE di vietare la messa in circolazione di nuove automobili a benzina e a diesel a partire dal 2035 scanchigna. Varie formazioni nazionali di “destra”, che risultano in ascesa nei sondaggi, sono infatti contrarie allo stop. E non certo per capriccio, ma perché le conseguenze occupazionali ed economiche sarebbero deleterie.

E’ ora di fermare gli squinternati odiatori dell’Occidente che ci vogliono condurre nel baratro in nome del “clima”, mentre la maggior parte del mondo se ne impipa delle zero emissioni di CO2 entro il 2050.

Non è un dramma

E’ inoltre notizia recente che “l’interesse degli svizzeri per le auto elettriche non è mai stato così basso:quasi tre su quattro non sono infatti intenzionati ad acquistarne. Non sorprende che, a furia di seccare la gloria con la decarbonizzazione e di colpevolizzare i cittadini, si sia innescata una reazione di rigetto. Del resto è chiaro anche al Gigi di Viganello che l’obiettivo, ripetuto come un mantra, delle zero emissioni di anidride carbonica nel 2050 non verrà raggiunto da nessun Paese. Non è un male. L’elettrificazione ad oltranza della mobilità che tale obiettivo presuppone, comporta infatti un “problemino”: necessita di un enorme quantitativo di corrente. Che però, in base alla legge votata dal popolo lo scorso giugno, in Svizzera deve essere prodotta da fonti rinnovabili: idroelettrico, solare, ed eolico. Queste ultime due tipologie, come noto, sono dipendenti dalla meteo e dall’orario. Al contrario le centrali a gas, a carbone, a petrolio, e atomiche possono produrre l’elettricità in ogni momento. I vituperati combustibili fossili, ma pure l’atomo, sono immagazzinabili a piacimento. Il sole e il vento, ovviamente, no. Visto l’evidente vantaggio, se ci teniamo le energie “sporche” più a lungo del previsto, non è certo una tragedia.

Costruire in fretta

Oggi si vota sul cosiddetto “atto mantello”. Che è poi un insieme di modifiche legislative che mira in prima linea ad agevolare l’innalzamento di dighe, l’edificazione di parchi solari alpini e di impianti eolici, definendoli dei progetti di interesse nazionale e quindi allentando la protezione dell’ambiente e riducendo le possibilità di ricorso. Piaccia o non piaccia, è la logica conseguenza della legge divoratrice di elettricità, approvata dal popolo lo scorso giugno. Se tutto il fabbisogno energetico nazionale, in continuo aumento – sia per l’elettrificazione della mobilità e del riscaldamento, sia per il progresso tecnologico e per la digitalizzazione, che di energia ne consuma parecchia, sia per l’immigrazione scriteriata voluta dalla partitocrazia – va coperto con corrente provenienti da fonti rinnovabili indigene, bisogna costruire tanti impianti di produzione, ed in fretta. L’alternativa è il black out.

Consumi sottostimati

Nei giorni scorsi il professor Adreas Züttel del Politecnico di Losanna ha certificato quanto appariva già chiaro da un pezzo. Ossia che l’esplosione del consumo di elettricità è stata sottostimata per correre dietro alle lobby dell’energia solare, ancora più inciuciate con la politichetta federale di quelle dei cassamalatari. Ma la realtà è che mai i pannelli fotovoltaici e le pale eoliche basteranno a fornire la corrente necessaria ad elettrificare tutto il trasporto su strada ed il riscaldamento. Secondo il professore, in Svizzera da qui al 2050 mancherà l’equivalente della produzione di 6-8 grandi centrali nucleari. Ecco quindi la conferma che l’uscita dal nucleare, imposta dalla Doris uregiatta raccontando al popolo una montagna di balle, va cancellata.  Il progresso scientifico ci viene in aiuto, con le nuove centrali pulite che usano il torio al posto dell’uranio. Del resto ricordiamo che la fallita UE, facendone tanto per una volta una giusta (l’eccezione che conferma la regola), ha stabilito che il nucleare fa parte della strategia di decarbonizzazione.

Siamo qui in troppi

E’ pure notizia recente che a fine maggio la Confederella avrebbe raggiunto il cosiddetto Overshoot day (Over-che?); ossia, che avrebbe consumato le risorse naturali che ha a disposizione per tutto l’anno. La causa di questa situazione è, manifestamente, l’immigrazione incontrollata voluta dalla partitocrazia. Siamo qui in troppi! E, di conseguenza, consumiamo troppe risorse. Ma naturalmente a tal proposito i Verdi-anguria non emettono un cip. Inutile  dire che gli Overshoot day vengono pompati ad oltranza dai media mainstream per mazzuolare il mondo industrializzato. Ciò in funzione del solito lavaggio del cervello climatista, terzomondista, anti-occidentale, woke, nelle sue varie componenti ideologiche spesso contraddittorie tra loro: eco-isterismo, immigrazionismo, islamo-gauchismo, gender. A dimostrazione del caos che regna nel pensiero unico. Inutile precisare che anche gli Overshoot day sono un tema solo per gli europei dediti all’auto-colpevolizzazione e all’odio di sé. Tutti gli altri se ne fanno un baffo.

Lorenzo Quadri