Mentre noi diamo da mangiare a 60mila frontalieri e svariate migliaia di padroncini

Il magistrato italiano arriva a Lugano a trattarci da ladri

L’Associazione bancaria ticinese (ABT) non si è mai distinta per mostruoso attivismo nella difesa delle condizioni quadro della piazza finanziaria ticinese (vedi in particolare la privacy bancaria).

Non risulta infatti che l’Associazione si sia stracciata le vesti per contrastare le deleterie politiche “proattive” della ministra del 5% Widmer Schlumpf. Politiche “proattive” che consistono nel cedimento su tutta la linea in materia di scambio di informazioni, arrivando accettare perfino la svendita di bancari ed ex bancari ad autorità inquirenti straniere (USA).

Nei giorni scorsi l’ ABT ha organizzato una conferenza a proposito dell’autocertificazione (voluntary disclosure, come avrebbe detto Dante) degli italiani con conti in Svizzera proposta dal governo della vicina Penisola. Governo che ben difficilmente  mangerà la colomba pasquale.

Al proposito ricordiamo che le trattative fiscali tra Svizzera ed Italia sono nuovamente arenate. E’ una fortuna che sia così. La ministra del 5% era pronta a calare le braghe ancora una volta a tutto danno del Ticino. Risulta infatti, come indicato la scorsa domenica da queste colonne, che la questione dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, basati su un accordo che da 40 anni penalizza il nostro Cantone, sia stata tolta dal pacchetto delle trattative. Da notare che la Lega denuncia tale vetusto accordo da almeno 7 anni. L’ex partitone invece è sceso dal pero solo la scorsa settimana.

Spuntare un accordo decente sui ristorni dei frontalieri era l’unico vantaggio che poteva trarre il Ticino dalle trattative fiscali con l’Italia. Per accordo decente si intende un accordo che aumenti in maniera decisiva a) la pressione fiscale sui frontalieri (di modo che questi ultimi siano costretti a richiedere salari meno da dumping) e b)  la quota di imposte che rimane attaccata all’erario cantonale.

Tuttavia a quanto risulta questa parte del pacchetto negoziale è stata scorporata, sicché la ministra del 5% era pronta a svendere il Ticino senza alcuna contropartita per noi. E’ dunque una fortuna che le trattative siano arenate. Meglio nessun accordo che un accordo deleterio!

 

Conferenza da “incorniciare”

In questo contesto si iscrive la conferenza promossa al Palazzo dei Congressi dall’ABT, frequentata per la stragrande maggioranza da bancari italiani, e con relatori italiani. Che naturalmente non erano lì per parlar bene della Svizzera.

Ed infatti si è toccato il fondo quando un magistrato tricolore, tale Francesco Greco, si è espresso più o meno in questi termini: «Non vi siete resi conto che il mondo è cambiato e non potete più continuare a riciclare denaro e ad accettare soldi sporchi. E, anche se nessun altro paese lo sta facendo, dovete procedere allo scambio automatico d’informazioni. Perché noi abbiamo bisogno di quei soldi e faremo in modo di venire a prenderli”.

Sullo stesso tono se non peggiori le dichiarazioni di tale Antonio Martino, colonnello della guardia di Finanza, anch’egli invitato a Lugano dall’ABT per insultare e minacciare la Svizzera.

Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. Noi confiniamo con un paese in bancarotta, con tassi di disoccupazione portoghesi (sic!) che hanno messo in allarme perfino il Fondo monetario internazionale. Una realtà dove un giovane su tre sotto i 25 anni non ha lavoro. A questo paese abbiamo scriteriatamente spalancato le nostre frontiere, perché “bisogna aprirsi all’UE”. In Ticino ci troviamo di conseguenza con 60mila frontalieri e 38mila notifiche di padroncini e distaccati nel 2013 (aumento del 63% rispetto al 2012). Quindi una vera e propria invasione.

Grazie al Ticino, dunque, almeno 250mila italiani residenti in Italia non solo hanno di che vivere, ma vivono molto meglio dei loro connazionali che lavorano in patria. Gli stessi mass media lombardi si rendono conto di questa situazione (e ci mancherebbe altro), parlando (vedi Corriere di Como) di “mamma Svizzera” (più corretto sarebbe “mamma Ticino”) e ammettendo che il nostro Cantone funge da valvola di sfogo per i problemi occupazionali lombardi. Oltreconfine dovrebbero dunque ringraziare gli svizzeri di esistere. Di esistere, e di essere così minchioni da volersi “aprire” sempre più. Invece arriva ecco che arriva la toga rossa italiota a darci dei ladri ed addirittura a tentare di minacciarci.

Non dimentichiamoci poi che la vicina Penisola – cui la Doris uregiatta ha appena regalato 150 milioni di Fr per il corridoio ferroviario di 4 metri – non rispetta nemmeno uno degli impegni presi nei nostri confronti; e non stiamo qui a ripeterne la litania per l’ennesima volta.

In un paese con un minimo (ma proprio un minimo) di amor proprio:

1)       il signor magistrato ed il signor colonnello di cui sopra verrebbero gentilmente accompagnati alla dogana e dichiarati persone non grate;

2)       verrebbe immediatamente deciso il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri e nella misura del 100%.

Un doveroso ringraziamento, infine, all’Associazione bancaria ticinese che, invece di difendere la piazza finanziaria, promuove simili “conferenze” (oltretutto frequentate quasi solo da italiani).

Lorenzo Quadri