Scolarizzazione dei bambini equadoregni: i $ocialisti ci ricascano

Ma guarda un po’, il dibattito politico si infiamma (uella) attorno al caso dei due bambini equadoregni nel Comune di Gambarogno. I genitori dei bambini risiedono con i figli in un camper con visto turistico, tuttavia esercitano (illegalmente) la professione di suonatori ambulanti.

Il Municipio si è posto il quesito sulla loro scolarizzazione e il Dipartimento delle istituzioni  diretto da Norman Gobbi ha giustamente risposto che non è possibile scolarizzare i ragazzini dal momento che le scuole sono destinate ai bambini residenti e non ai turisti. 

Peraltro il caso risale ad alcune settimane fa, ma è diventato di pubblico dominio solo ora.

Va da sé che la decisione ineccepibile del DI ha suscitato l’ira funesta dei kompagni, a partire dal direttore del DECS Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli.

Tutti a scolarizzarsi in Ticino?

I kompagni pretenderebbero di scolarizzare i due bambini, cosa che creerebbe un pericoloso precedente. A parte che non si capisce a cosa serva una scolarizzazione di qualche settimana in un Paese (di cui presumibilmente gli “alunni” non conoscono neanche la lingua) se poi la famiglia deve partire. E dopo cosa succederebbe? E’ chiaro che se questi bambini vengono sballottati da un posto all’altro la colpa non è dello Stato ticinese e nemmeno dei razzisti e xenofobi con cui la $inistra insiste nel sciacquarsi la bocca. Ma l’intenzione dei kompagni strumentalmente proclamatisi (in funzione antileghista) paladini dei due ragazzini è fin troppo chiara: evitare la partenza.

Sul fatto che per i bambini sarebbe meglio andare a scuola non ci piove. Se però questo non accade, la colpa è dei genitori. Non dello Stato. Ed è inutile che a $inistra tentino il solito giochetto di indurre sensi di colpa inventati ad arte.

Gli spalancatori di frontiere, come da copione (fin troppo prevedibile) stanno dunque montando la panna usando, come di consueto, le emozioni ed il solito moralismo un tanto un chilo. Dimenticando, come sempre, che per poter fare la morale agli altri bisogna essere irreprensibili; ed i kompagni sono ben lungi dall’esserlo.

Prima la scuola, poi l’assistenza, poi…

E’ evidente che la scolarizzazione dei bambini sarebbe solo la prima fetta nella consueta tattica del salame. Una volta iscritti i bambini a scuola, la famiglia allo scadere del visto turistico non potrebbe più essere allontanata dal paese. Le si dovrebbe attribuire casa e rendite. Così il business sociale, gestito – ma tu guarda i casi della vita – sempre da esponenti della stessa area politica, si gonfia. E così i campeggiatori equadoregni resterebbero in Ticino in pianta stabile. Ed ovviamente sarebbe solo il primo caso di una lunga serie. Una volta creato il precedente, e scoperto come fare per mettersi a carico dello stato sociale elvetico, arriverà anche la fila.

Di nuovo la $inistra utilizza dei minorenni a scopo di campagna elettorale con l’obiettivo di montare un nuovo caso Arlind (già ci si immagina la sceneggiata allo scadere dei visti turistici e quindi con l’intimazione della partenza con i bambini a scuola). Bene ha fatto Norman Gobbi ad assumere una posizione ferma.  Su cui adesso i kompagni tentano di fare del populismo buonista lacrimoso sfruttando cinicamente il fatto che sono coinvolti dei bambini.

In ogni caso, visto che “à gauche” i docenti non mancano di certo, non si farà sicuramente fatica a trovarne di disposti a dare lezioni ai due bimbi equadoregni, ovviamente gratis, nell’abbondante tempo libero.

Interessante poi la presa di posizione di quei rossi intellettualini autocertificati che pensano di potersi aggrappare all’altisonante argomento del rispetto della Costituzione.  Proprio loro, che vorrebbero rifare la votazione del 9 febbraio visto che il risultato non risponde alle loro aspettative, e quindi  vorrebbero cancellare un articolo costituzionale appena introdotto dal popolo nella Carta fondamentale, hanno il coraggio di sciacquarsi la bocca con la Costituzione?

Lorenzo Quadri