Nelle ultime votazioni cantonali la Lega ha fatto l’en plein. I kompagni invece hanno perso su tutta la linea: sconfitti sull’expo come pure sull’iniziativa per gonfiare le scuole comunali

Sul credito per Expo2015 la Lega ha riportato un’altra importante vittoria.  Di nuovo solo contro la partitocrazia coalizzata, il nostro Movimento ha ottenuto ragione dai cittadini: i soldi pubblici non si sperperano per partecipare a kermesse italiane obsolete ed infiltrate dalla malavita.  Tanto più che non abbiamo alcun motivo di fare regali all’Italia.

Il kompagno Manuele Bertoli, presidente di turno del Consiglio di Stato si è preso un’altra tranvata: asfaltato sull’immigrazione di massa, lo è stato allo stesso modo su Expo. “Non possiamo andare all’Expo come dei poveri pitocchi”, aveva dichiarato. L’evidente intento denigratorio nei confronti del referendum è tornato indietro a boomerang. Ci scusi, onorevole presidente, se siamo dei “poveri pitocchi” e se non ci “apriamo all’UE”. Ma, se non le va bene, non gliel’ha ordinato il medico di fare il Consigliere di Stato.

Il fondo Swisslos? Non si tocca

Il voto popolare è inequivocabile: niente soldi pubblici per Expo 2015. Il verdetto include, evidentemente, anche il fondo Swisslos. Il Tribunale federale ha stabilito che non sarebbe illegale servirsene per andare all’Expo. Ma non tutto ciò che è legale è anche opportuno. Il ricorso al fondo Swisslos è diventato politicamente improponibile. Servirsene significherebbe schiaffeggiare la volontà popolare. Un lusso – e per fortuna a Palazzo se ne sono accorti – che il governo non si poteva certo permettere. A maggior ragione a pochi mesi dalle elezioni. Perché poi il conto arriva. Del resto una parte del successo del referendum leghista  è imputabile anche ai tentativi d’aggiramento della volontà popolare.

Quali “opportunità”?

I fautori del credito, dopo il voto che li ha mazzuolati, hanno pensato di potersela cavare ricorrendo al mantra dell’opportunità persa. A torto. Dove sarebbe la decantata “opportunità”? Le esposizioni  universali sono roba da belle époque. I presunti ritorni, che avrebbero dovuto giustificare un investimento da 3.5 milioni di denaro pubblico, rimangono nel campo delle chimere. Delle pie illusioni.

Nemmeno  sappiamo nemmeno se ci siano stati dei ritorni con expo02. E sulla kermesse milanese grava lo spettro di Siviglia 1992. Nella città spagnola non arrivò nemmeno un decimo dei visitatori annunciati. I 20 milioni di spettatori con cui si è sciacquato la bocca, dopo la votazione, un piccato Maroni, sono un atto di fede (per la serie: se non ci crede lui che è governatore della Lombardia, chi?); ma privo di qualsiasi suffragio reale. La realtà dice anzi proprio il contrario: un eloquente servizio pubblicato sul settimane l’Espresso, purtroppo solo a pochi giorni dalla votazione ticinese, dipinge un quadro desolante. Altro che 20 milioni di visitatori: di prenotazioni negli alberghi, per il momento, non c’è nemmeno l’ombra. Mentre i ritardi superano già i 400 giorni.

Paragoni balordi

Il presidente dell’ex partitone, non sapendo come giustificare l’ennesima scoppola incassata dal PLR, con l’aggravante che mancano pochi mesi alle elezioni – ricordiamo che il comitato del PLR si era espresso all’unanimità contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venendo asfaltato dai votanti  – si è lanciato in improbabili paragoni con l’esposizione universale di Parigi del 1889, in occasione della quale venne realizzata la Tour Eiffel (pensata come opera provvisoria).

Difficile “toppare” più di così. Punto primo: la grande torre che avrebbe dovuto caratterizzare Expo 2015 è stata la prima vittima della crisi economica: è infatti stata cancellata già nel 2008. Punto secondo: cosa ce ne frega di eventuali torri piazzate a Milano? La conclusione è sempre la stessa: spendere 3.5 milioni per aperitivi di lusso a Milano, ben lungi dal costituire una promozione del Ticino, sarebbe stato solo un modo scellerato di spendere soldi pubblici ad innaffiatoio e senza ritorno.

Dando retta alla Lega…

Ma dalla votazione della scorsa domenica esce un’altra lezione. La Lega come noto aveva proposto in Parlamento  un credito dimezzato, che finanziasse solo i progetti con ricadute in Ticino. E’ stata spernacchiata dai partiti storici. Ne è conseguito il referendum che ha ribaltato la situazione.

Se ogni tanto desse retta alla Lega, la classe politica ticinese eviterebbe qualche figura marrone. Ma non c’è bisogno di essere il mago Otelma per prevedere che questa lezione non verrà mai imparata.

Lorenzo Quadri