9 febbraio: ma chi l’avrebbe mai detto…

 

Accipicchia, chi l’avrebbe mai detto! Pare che il kompagno Nenad Stojanovic sia in difficoltà nel raccogliere le firme per il suo referendum contro il compromesso-ciofeca che annulla il “maledetto voto” del 9 febbraio.  Beh, cosa si aspettava l’ex deputato P$? Se pensava di rilanciarsi la carriera politica con siffatto referendum, forse ha fatto male i conti. E sì che il kompagno “non patrizio” ha di sicuro sufficiente esperienza politica per sapere quanto è già difficile – senza le risorse finanziarie ed organizzative necessarie – portare a tetto un referendum a livello cantonale (7000 firme); figuriamoci a livello nazionale, con 50mila sottoscrizioni da racimolare. E la scusa secondo cui il problema sarebbe la stagione (d’inverno sarebbe più difficile raccogliere le firme) fa francamente ridere i polli. Il referendum contro il fetido balzello sul sacco del rüt è riuscito proprio d’inverno.

Nessuna utilità

Il problema è un altro. Il problema è che il referendum lanciato da Stojanovic non ha alcuna utilità. In effetti, il compromesso-ciofeca contro il “maledetto voto” non serve a nulla. E quindi anche referendarlo non ha senso.

Se il referendum dovesse raccogliere le firme necessarie ed essere approvato dal popolo, cosa ne conseguirebbe? Si cancellerebbe il compromesso-ciofeca.  Ma al suo posto ci sarebbe il nulla. Quindi rimarrebbe in vigore la libera circolazione delle persone senza alcun limite. Se invece il referendum dovesse raccogliere le firme ma per un motivo o per l’altro non venire votato – ad esempio proprio perché inutile – quale sarebbe il risultato? Una conferma popolare del compromesso-ciofeca. Ed è proprio quello cui mira il promotore della raccolta firme. Che, oltretutto, non risulta sia salito sulle barricate per opporsi al suo partito P$$ quando alle Camere federali questo – in tandem con il PLR e mentre il PPD faceva il palo a suon di “coraggiose astensioni” – rottamava la volontà popolare.

L’obiettivo

Il “maledetto voto” del 9 febbraio aveva un obiettivo chiaro:  limitare l’immigrazione in Svizzera, frontalierato compreso; introdurre dei contingenti e la preferenza indigena. In nessun modo il referendum contro il compromesso-ciofeca permetterebbe di raggiungere questo obiettivo, quindi di rispettare la volontà popolare. Avrebbe semmai l’effetto contrario.

Nella situazione attuale è dunque non solo legittimo, ma anche necessario fare di nuovo ricorso ai diritti popolari. Non però tramite un inutile referendum sul nulla. Ma lanciando un’iniziativa popolare per abolire la libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri