Evidentemente anche ai nostri vicini a Sud in vista del risultato della votazione attualmente in corso sull’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” sta diventando fredda la camicia.

Il ritornello è sempre lo stesso. Prima abbiamo sentito il governatore della Lombardia Bobo Maroni, il quale protesta contro la ripresa della campagna “Balairatt” con la solita ritrita domanda retorica “come farebbero gli svizzeri senza i frontalieri?”. La domanda che Maroni, prima di permettersi qualsiasi commento sul nostro paese, dovrebbe porsi è prò un’altra. Ossia: “cosa farebbe la Lombardia se non ci fosse il Ticino?”. Ricordiamo che in Ticino ci sorbiamo 60mila frontalieri, di cui la metà è in esubero, e 38mila notifiche di padroncini e distaccati. Giustamente, Maroni ricorda che i suoi connazionali hanno un dignità. Concordiamo in pieno. A dare dignità all’uomo è in prima linea il lavoro. E dunque, visto che Maroni solleva questo tema, cominci lui a riconoscere la dignità dei suoi concittadini facendo in modo che possano trovare un lavoro in patria invece di invadere, svaccandolo, il mercato del lavoro ticinese.

Poco dopo è seguita, e come poteva mancare una nostra vecchia conoscenza: l’eurodeputata Lara Comi, che fa la parlamentare a Bruxelles per meriti misteriosi, ma con emolumenti stellari.

La Comi, dall’alto del suo notorio acume, crede di poter mettere in discussione la democrazia svizzera. Sicché, ad ulteriore dimostrazione della sua alta scienza, la signora ha pensato bene di scrivere all’eurobaliva Catherine Ashton. La missiva, che ovviamente finirà nel cestino per direttissima, invita l’eurobaliva a prendere dei provvedimenti contro la Svizzera (che pagüüüüüraaaa!) rea di  voler limitare l’immigrazione di massa.

La Comi ha anche il coraggio di difendere i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, basati su un accordo del 1974 che non ha più alcuna ragione di essere e il cui versamento va quindi bloccato subito ed in misura del 100%.

Già che ha tempo e voglia di scrivere fregnacce a Bruxelles, l’acuta europarlamentare avrebbe potuto chiedere all’UE un intervento contro l’Italia che favoreggia fiscalmente in modo svergognato i frontalieri rispetto agli italiani che lavorano in patria. Lì si che c’è plateale discriminazione, altro che campagne “xenofobe” (uella!). Ma naturalmente la Comi si guarda bene dallo starnazzare: ovvio, equità vorrebbe dire aumento importante delle imposte a carico dei frontalieri e quindi addio elettorato… e intanto alle casse pubbliche italiane mancano centinaia di milioni di entrate fiscali.

Infine, si ricorda all’europarlamentare prezzemolina, la quale si premura di ricordare alla baliva Ashton che “i frontalieri hanno diritto di lavorare” che in Ticino i primi ad aver diritto di lavorare sono i ticinesi, troppo spesso soppiantati dai frontalieri. Ed è per questo che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa nel nostro Cantone “asfalterà”.

Ci asteniamo, invece, dal rivolgere a Lara Comi lo stesso invito trasmesso a Maroni, ossia a riflettere su cosa succederebbe in Lombardia se non ci fosse il Ticino: si tratta infatti di riflessioni  che trascendono ampiamente le sue facoltà.

Lorenzo Quadri