Carceri “sotto pressione”: tre quarti degli “ospiti” non hanno il passaporto rosso

 

Ohibò: settimana scorsa il Dipartimento delle Istituzioni ha presentato il bilancio 2016 della Sezione dell’esecuzione delle pene e delle misure. Ne è emerso – ma guarda un po’ – che il settore carcerario è “sotto pressione” in quanto sovrappopolato. Rispetto a 5 anni fa, la media sarebbe di 80 detenuti al giorno in più, per un totale medio attuale di circa 240 posti al giorno, con un picco di 261 carcerati raggiunto lo scorso 14 marzo.

Ciò renderà necessario un potenziamento del personale, che è infatti stato annunciato.

Ma è evidente che, avanti di questo passo, dovranno essere potenziate – leggi: ingrandite – anche le strutture. Questo comporterà, evidentemente, dei costi alquanto elevati. Ampliare un carcere non è come ampliare una casetta. Aggiungere nuove “ali” comporta costi di svariate decine di milioni di Fr. Ai quali, è chiaro, si aggiungono i costi di gestione. Ci pare di ricordare che un detenuto costi in media attorno ai 350 Fr al giorno: le stesse tariffe di un albergo a cinque stelle. Ed infatti c’è chi, chissà come mai?, considera le nostre carceri come tali. Ad esempio il delinquente spagnolo, incarcerato a Neuchâtel per brutale aggressione ai danni della propria ex fidanzata, che non ne vuole sapere di lasciare la prigione, che lui percepisce come un hotel di lusso.

Criminalità d’importazione

Ma come mai le prigioni ticinesi sono sotto pressione? Come mai il numero di giornate di carcerazione è cresciuto nel 2016 a 80’633? I ticinesi sono diventati improvvisamente più delinquenti? Oppure si tratta di criminalità d’importazione?

E’ infatti bene ricordare che la grande maggioranza dei detenuti alla Stampa sono stranieri. Rispondendo nel 2013 ad un’interpellanza del deputato leghista Massimiliano Robbiani, il CdS snocciolava le cifre del 2012. Dalle quali emergeva, ma tu guarda i casi della vita, che quell’anno i detenuti stranieri alla Stampa erano il 76% del totale. Al carcere giudiziario della Farera, invece, gli stranieri erano addirittura oltre il 93%. Gli svizzeri dunque non raggiungevano il 7%. Sarebbe interessante sapere come si presenta la situazione nell’anno 2016. C’è motivo per ritenere che non ci siano stati cambiamenti sostanziali. In ogni caso non nel senso di un aumento importante della percentuale di carcerati svizzeri.

E non si pensi di potersela cavare raccontando la solita fanfaluca politikamente korretta del maggior rischio di fuga dei detenuti stranieri che provocherebbe un tasso superiore di carcerazioni e blablabla. L’argomento può valere al massimo per la detenzione preventiva, e certamente non nelle proporzioni di cui sopra. Gli stranieri in Ticino sono il 30% degli abitanti ma costituiscono quasi l’80% della popolazione carceraria. E qualcuno tenta ancora di spacciarlo per normale?

Come se non bastasse, i naturalizzati di fresco non figurano sotto la statistica dei detenuti stranieri, ma sotto quella degli svizzeri.

Statistiche ufficiali

Le cifre di cui sopra possono avere una sola spiegazione: gli stranieri delinquono più degli svizzeri. Una circostanza che, peraltro, trova conferma nelle statistiche ufficiali della Confederazione (vedi articolo apposito). Da esse emerge che il tasso di delinquenza degli stranieri, e specialmente nei delitti più gravi come omicidio, stupro, rapina, ecc, è un multiplo (in genere oltre il triplo) di quello dei cittadini elvetici. Quello dei finti rifugiati con lo smartphone, poi, è anche 12-14 volte superiore a quello degli svizzeri. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? O è più uguale a delinquenza? E anche a spese?

Tre fronti

Già, le spese. E qui torniamo a bomba. Aumenti di personale carcerario e ampliamenti delle prigioni, hanno costi enormi. A  pagarli è il contribuente ticinese. E  a rendere necessarie simili spese è la delinquenza d’importazione. E poi c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di dire che non bisogna chiudere le frontiere?

Altra questione: cosa fanno i delinquenti stranieri incarcerati alla stampa una volta scontata la pena, visto che il Tribunale federale insiste nell’emettere sentenze buoniste-coglioniste all’insegna del “non si espelle nessuno”, e questo malgrado il popolo svizzero abbia votato, nel lontano 2010, l’espulsione dei delinquenti stranieri? Vuoi vedere che rimangono in Ticino a carico dello Stato sociale?

E’ quindi evidente che occorre intervenire in almeno tre ambiti:

  • Immigrazione più restrittiva: quindi richiesta ad oltranza dell’estratto del casellario giudiziale e anche del certificato dei carichi pendenti.
  • Far scontare ai delinquenti stranieri le condanne nelle prigioni dei paesi d’origine: non solo si risparmia, ma le condanne torneranno anche ad avere un effetto deterrente, visto che i carceri dei paesi di provenienza non sono degli “alberghi di lusso”, diversamente da quelli svizzeri.
  • Espellere i delinquenti stranieri, così come deciso dal popolo sei anni fa. Affinché non rimangano in Svizzera col rischio di recidivare, o di finire a carico del solito sfigato contribuente.

Lorenzo Quadri