Le frontiere spalancate in nome del politikamente korretto ci hanno trasformati nel paese del Bengodi per criminali senza scrupoli in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani. Urge potenziare le possibilità di difesa dei cittadini assaliti nelle proprie abitazioni

Il Consiglio federale, si era capito, ormai non ne azzecca una nemmeno per sbaglio. A dimostrazione di quanto ormai questo gremio sia fuori dal mondo ed abbia scientemente deciso che, in nome dell’europeismo politikamente korretto (perché bisogna “aprirsi”) le regioni di frontiera sono sacrificabili, e quindi se si trasformano in una specie di Bronx è un male necessario ed accettabile.
Venerdì il Consiglio federale se ne è uscito con la brillante comunicazione secondo cui i fallimentari accordi di Schengen avrebbero aumentato la sicurezza interna. Infatti, la sicurezza interna è così aumentata che  prima il Consiglio nazionale, poi nei giorni scorsi anche il Consiglio degli Stati, ha votato il potenziamento dei controlli al confine sud.
Ma la jella del Consiglio federale nelle sue improvvide comunicazioni fatte nel goffo tentativo di far credere che “tout va bien, Madame la Marquise” non è finita.
Praticamente in contemporanea con il grottesco annuncio sull’aumento della sicurezza in regime Schengen, in Ticino veniva diffusa la notizia dell’ennesimo allucinante atto delinquenziale avvenuto in quel di Vezia (quindi nemmeno al confine).
 Nella notte su venerdì, poco prima delle 3, quattro delinquenti si sono introdotti in un’abitazione privata. Dopo aver minacciato con armi i proprietari, si sono fatti consegnare la chiave della cassaforte che è poi stata ripulita per bene. I criminali sono ancora “uccel di bosco”.
Dal comunicato diramato dal Ministero pubblico si apprende che i rapinatori, per la serie ma tu guarda i casi della vita, “si sono espressi in Italiano con accento dell’Est”. Per l’ennesima volta in azione i soliti “patrizi di Corticiasca”, dunque. Ma come, i delinquenti stranieri non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Non doveva trattarsi solo di “casi isolati”?
E’ evidente che la delinquenza straniera che opera allegramente in Ticino grazie alle frontiere spalancate e alla mancanza di sufficienti dispositivi di sicurezza sulle nostre abitazioni, ha fatto il salto di qualità.
Il recente precedente di Villa Luganese ben lo dimostra. Criminali senza scrupoli in arrivo da Oltreconfine entrano nelle abitazioni non in assenza dei proprietari, come accadeva qualche anno fa, ma quando gli inquilini ci sono, per usare violenza nei loro confronti e costringerli a farsi consegnare gli oggetti di valore. E se qualcuno non ci sta a farsi rapinare dei propri averi  in casa propria ed abbozza una resistenza, poco ma sicuro che ci scappa il morto.
E se per delirio d’ipotesi ad avere la peggio dovesse essere il delinquente, vuoi vedere che, con le leggi ed il sistema giudiziario che ci ritroviamo, a venire condannato sarà il rapinato?
Il risultato della politica delle frontiere spalancate è dunque, come peraltro hanno sempre ripetuto la Lega e questo giornale anche in tempi non sospetti, quello di trasformarci in paese del Bengodi per criminali stranieri senza scrupoli.
Una forma di criminalità a cui non siamo abituati e che non siamo attrezzati per contrastare.
Di conseguenza, grazie alle frontiere spalancate – che per il Consiglio federale avrebbero “aumentato la sicurezza” – dovremmo dotare le nostre case di porte blindate ed inferriate anche sulla griglia di ventilazione del WC. Bella roba. E, tra l’altro, chi paga il conto?
Non è finita. Delle leggi che andavano bene quando il massimo del crimine alle nostre latitudini era il topo d’appartamento che entrava in casa in assenza dei proprietari, se la dava a gambe al minimo fruscìo e rubava magari due pezzi di bigiotteria scambiandoli per diamanti, sono diventate inadeguate in un contesto drammaticamente cambiato; col risultato che si finisce col tutelare più il delinquente della vittima. Questo deve cambiare.
Nella situazione che si sta delineando con sempre maggiore chiarezza, il cittadino assalito in casa propria non deve venire criminalizzato quando di difende. Ciò significa che non si possono bandire le armi dalle case,  armi che devono essere legali e che presuppongono la dovuta formazione dei detentori.
Non si tratta, è ovvio, di incoraggiare la gente a sparacchiare a caso a tutto quello che si muove, ma di adottare una serie di provvedimenti, anche legali, a promozione dell’autodifesa.
Tutto il contrario di quello che vorrebbero i politikamente korretti che spalancano le frontiere alla criminalità d’importazione e contemporaneamente vogliono disarmare i cittadini insistendo per vietare – tra l’altro alla faccia di un chiaro e recente responso popolare che dice tutt’altro – le armi legali nelle abitazioni.
Non può essere che da un lato ci siano cittadini onesti costretti a rimanere passivi ed inermi e dall’altro delinquenti senza scrupoli liberi di razziare armati. E’ anche un messaggio che deve passare verso l’esterno: non ci stiamo a fare il Paese del Bengodi per delinquenti che possono “beneficiare” cumulativamente di abitazioni non protette, cittadini resi incapaci di difendersi a colpi di buonismo politikamente korretto, e leggi che la fanno passare liscia ai delinquenti.
E che nessuno degli spalancatori di frontiere si azzardi a strillare al “Far West”, perché questa situazione l’hanno voluta e creata loro.  L’hanno voluta e creata con anni di lavaggi del cervello della popolazione a suon di «bisogna “aprirsi” e chi non è d’accordo è un becero populista e razzista». Adesso si raccolgono i frutti.
Lorenzo Quadri