Interessi del paese gettati a mare

Pur di farla all’ex partitone, gli uregiatti sono pronti a mantenere in carica ad oltranza una Consigliera federale che dovrebbe essere mandata a casa subito visto che, oltre ad essere in carica senza i voti, ha svenduto gli interessi del paese per puntellare la propria traballante cadrega

Quindi il PPDog ha fatto “outing”, per il tramite del neo capogruppo alle Camere federali Senatore Pippo Lombardi.
Gli uregiatti vorrebbero papparsi il partito borghese democratico (PBD): sigla che ai più dirà poco o nulla, in effetti trattasi del partitino della ministra del 5% Eveline Widmer Schlumpf.
Si ricorderà al proposito che tale partitino è nato unicamente per dare una parvenza di giustificazione alla presenza in Consiglio federale di cotanta signora; presenza a dir poco deleteria.

Una Consigliera federale da lasciare a casa
La ministra delle Finanze, in carica senza i voti, ha infatti svenduto la piazza finanziaria svizzera e, assieme ad essa, la nostra sovranità. Ha permesso che paesi stranieri falliti comandassero in casa nostra. Ha svenduto cittadini svizzeri – bancari ed ex bancari che avevano fatto il loro dovere secondo la legge svizzera – ad autorità penali straniere. Ha spacciato per irrinunciabile un Diktat USA, il Fatca, di cui però nel frattempo non si sente più parlare. Anzi no: nel frattempo ci si è accorti che gli States, grandi accusatori pro-sacoccia della Svizzera (sapendo che con Widmer Schlumpf avrebbero trovato chi cala le braghe subito e senza condizioni), prima dichiarano guerra economica alla Svizzera a causa del segreto bancario, e poi si inventano escamotage per continuare ad essere paradiso fiscale e per non adeguarsi agli standard internazionali di scambio di informazioni. Quegli standard che la ministra del pantalone abbassato è già corsa a sottoscrivere. Perché l’importante non è difendere benessere, prerogative e posizioni della Svizzera: ma non sia mai. L’importante è farsi dire “bravi” dagli eurofalliti (gente a cui nessun altro dà retta, se non gli svizzerotti). I quali eurofalliti, naturalmente, se la ridono a bocca larga.
Vale anche la pena ricordare che il presidente del PBD, tale Martin Landolt, giustamente sconosciuto ai più, di lavoro fa il lobbysta dell’UBS.

Le avance del Senatore
Widmer Schlumpf, notoriamente, è in carica con i voti della $inistra, cui si è svenduta per mantenere la cadrega, e del PPDog.
A cosa sia dovuto l’appoggio contronatura del PPDog, era piuttosto chiaro anche prima. Adesso è stato esplicitato. I democristiani vogliono papparsi il PBD, come risulta evidente dalle avance profferte dal Senatore Pippo a nome del partito: fare un gruppo unico a Berna nonché prevedere un inciucio elettorale per il 2015. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che questi passi avvengano in un’ottica fusionistica.

Obiettivo chiaro
Le finalità dell’operazione sono fin troppo chiare. Se PPD e PBD diventano un partito unico, superano il PLR e quindi soffiano all’ex partitone il secondo seggio in Consiglio federale.
Quindi gli uregiatti sostengono la catastrofica ministra del 5% perché la contano già come dei loro. Del resto mica possono prendersi il partitino senza Widmer Schlumpf. I due vengono via solo in confezione multipack.
Ecco dunque come fa la signora a rimanere in carica: si è svenduta alla $inistra per ottenerne i voti – e quindi fa la rottamatrice della Svizzera. E adesso promuoverà la fagocitazione del suo partitino da parte del PPDog per essere sicura di poter mantenere una carica a cui non ha alcun diritto.

Cadreghe über alles
E’ allora chiaro il rallegrante quadretto che si profila all’orizzonte: cadreghe über alles!
Da un lato squallidi interessi di bottega partitica del PPDog che vede la possibilità di effettuare il sorpasso a spese del PLR; dall’altro gli interessi personali della ministra del 5% che pur di conservare la sedia che occupa e che non lo spetta minimamente – né per voti e meno ancora per meriti, dal momento che non ci sono né gli uni né gli altri – è pronta a mandare a ramengo gli interessi del paese. Ossia del suo datore di lavoro. Ma di questo in Consiglio federale non si ricorda mai nessuno. Nel privato in casi del genere si procede ad un licenziamento in tronco. In politica invece, grazie agli inciuci di cui sopra, si lancia il paese direttamente nel baratro.
Lorenzo Quadri