I kompagni vogliono pesanti aggravi fiscali, gli uregiatti la medicina a due velocità

Se per frenare l’esplosione dei costi sanitari, e di conseguenza dei premi di scassa malati, bastasse stabilire un budget globale e poi tutto si aggiusta da solo come per magia, avremmo risolto in quattro e quattr’otto il problema principale degli svizzeri.

Purtroppo nel mondo reale le cose non funzionano così.

Le due iniziative sanitarie in votazione il prossimo 9 giugno – quella del P$ e quella dell’ex PPD – sono fumo negli occhi. L’iniziativa $ocialista è una semplice partita di giro: gli oltre 12 miliardi di franchi all’anno di spesa sanitaria che non verrebbero più coperti dai premi, sarebbero finanziati con le imposte, ovvero tramite aggravi fiscali. In un modo o nell’altro, a pagare sarebbe sempre Pantalone.

Invece di risolvere il problema dei premi “impagabili”, l’iniziativa $ocialista lo sposta. E lo aggrava pure, generando una deresponsabilizzazione che farà aumentare il ricorso a prestazioni mediche inutili e, con esse, i costi che il contribuente sarà chiamato a coprire. La sua applicazione necessiterebbe inoltre di una mostruosa – e costosa – macchina burocratica. Questo è un punto che l’iniziativa $ocialista ha in comune con quella del PPD. La quale non è meno nociva, poiché segnerebbe la fine della sanità svizzera come la conosciamo ora.

I costi non diminuiscono

Infatti, la proposta uregiatta s’intitola “Freno ai costi”. Ma si tratta di populismo. L’iniziativa non fa diminuire i costi. E’ la loro assunzione da parte delle casse malati nell’ambito dell’assicurazione obbligatoria LAMal che verrebbe contingentata. Il freno scatta quando l’aumento dei costi medi per assicurato e per anno supera di oltre un quinto la crescita annua dei salari nominali, e dovrebbe entrare in vigore già l’anno successivo. Il problema è che gli stipendi crescono in media dello 0.5% – 1% all’anno, mentre i costi sanitari aumentano in misura ben superiore. Se l’iniziativa fosse stata messa in vigore nel 2000, oggi un terzo delle cure non sarebbe coperto.

Un non senso

E’ evidente che far dipendere l’andamento dei costi sanitari riconosciuti dalla LAMal da quello dei salari è un non senso: significa non tenere conto dei fattori che veramente incidono sulla spesa per la salute, come l’invecchiamento della popolazione o i progressi della medicina.

Cosa succede, dunque, una volta scattato il freno? Lo dice il governicchio federale: l’applicazione dell’iniziativa porterebbe al razionamento delle cure. Quindi alle liste d’attesa, con la conseguente mortalità tristemente nota in altri Paesi. I più colpiti saranno gli anziani ed i malati cronici.

Anche senza giungere ad esiti letali, ritardare le cure peggiora le condizioni di salute dei pazienti. Sicché, con l’iniziativa del PPD, i costi addirittura aumenterebbero.

Medicina a due velocità

L’effetto collaterale dell’iniziativa è chiaro: per saltare la lista d’attesa, chi potrà permetterselo stipulerà costose assicurazioni complementari che gli consentiranno di accedere in ogni momento a prestazioni mediche di qualità. Poiché nel campo delle complementari, diversamente da quello dell’assicurazione obbligatoria, le casse malati possono fare utili, non stupisce che i cassamalatari siano favorevoli all’iniziativa PPD. Senza dimenticare che i politicanti che sono contemporaneamente membri di organi dirigenziali di casse malati o di loro associazioni mantello sono in gran parte uregiatti: ma tu guarda i casi della vita…

Chi invece non si potrà permettere le assicurazioni complementari, dovrà subire il razionamento. Si creerà pertanto una medicina a due velocità.

Anche i lavoratori del settore sanitario saranno pesantemente colpiti. I costi del personale rappresentano infatti l’80-85% della spesa per la salute. Cosa accadrà? Una volta esaurito il budget globale massimo, si smetterà di pagare gli stipendi? E’ comunque certo che l’iniziativa del PPD è incompatibile con le “cure infermieristiche forti” accettate dal popolo.

A ciò si aggiunge l’enorme complicazione burocratica che l’applicazione dell’iniziativa uregiatta porterebbe con sé: ogni anno bisognerebbe rivedere il catalogo delle prestazioni coperte dalla LAMal per decidere cosa tagliare.

2 NO il 9 giugno

Morale: con l’iniziativa sul “freno ai costi” non si pagherebbero meno premi di cassa malati. Al contrario. Per ricevere le cure oggi disponibili, bisognerebbe stipulare assicurazioni complementari. E quindi pagare di più.

Il 9 giugno, votiamo NO alle due iniziative sanitarie illusorie, quella $ocialista e quella centrista: i loro “effetti collaterali” sarebbero infatti deleteri.

Lorenzo Quadri