Bene ha fatto il Consigliere di Stato leghista Michele Barra ad invitare gli artigiani ticinesi a prepararsi a scendere in piazza

L’ennesima  dimostrazione di come i Consiglieri federali comprendano i problemi del Ticino l’abbiamo avuta nei giorni scorsi con la presa di posizione governativa sulla mozione di chi scrive, che chiedeva di prendere alcune misure concrete per contrastare l’invasione di padroncini e distaccati.

Le richieste erano le seguenti:

1. abolire le notifiche on-line;
2. sostituire le notifiche on-line con l’obbligo di presentare le richieste in forma cartacea ad un solo sportello centralizzato;
3. imporre la trasmissione in copia della notifica all’autorità fiscale del paese d’origine del beneficiario;
4. finanziare un potenziamento dei controlli;
5. imporre il pagamento dell’IVA per presentazioni di valore inferiore ai 10’000 franchi ad artigiani ed imprese dell’ Unione Europea che operano in Svizzera.

Altro che “comprensione”!

Pensate forse che quelli che dicono di “comprendere i problemi del Ticino” siano disposti ad entrate nel merito di qualcuna di queste richieste? Ma nemmeno per sogno: dicono NO su tutta la linea ed oltretutto con delle motivazioni ripugnanti. Ad esempio: l’obbligo di presentare le richieste in forma cartacea costituirebbe un onere eccessivo per i prestatori di servizio stranieri. La trasmissione delle notifiche all’autorità fiscale non rientra negli scopi delle notifiche. Far pagare l’IVA anche ai padroncini sarebbe troppo complicato (?). Eh già, perché secondo le illuminate menti bernesi non si possono infastidire i messeri padroncini con oneri amministrativi, mentre i ticinesi figli della serva possono tranquillamente venire discriminati in patria (oltre al danno, la beffa) a tutto vantaggio della concorrenza sleale d’Oltreconfine. Evitarlo costerebbe fatica! E non sia mai che il Consiglio federale alzi un dito per il Ticino! La versione integrale dello sconcio può essere consultata al link http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20133465, ma sconsigliamo la lettura alle persone delicate di stomaco.

Uno sconcio

La risposta del Consiglio federale sulla mozione “antipadroncini” è uno sconcio sia dal punto di vista politico che da quello del federalismo. Perché non si possono snobbare in questo modo le legittime preoccupazioni di un Cantone che si trova confrontato con una situazione occupazionale devastante per colpa della libera circolazione delle persone imposta dalla Confederazione.

Queste prese di posizione buttate là “alla brutto cane”, ed oltretutto pubblicate il giorno successivo all’incontro del Consiglio di Stato in corpore con il ministro degli Esteri Burkhalter (una vera provocazione!) dimostrano ancora una volta che il Ticino, a mente del Consiglio federale e dei balivi della SECO che gli preparano le veline, non merita neppure un piccolo sforzo. La risposta a qualsivoglia richiesta è No su tutta la linea: si continua a negare pervicacemente l’esistenza dei problemi, altro che «comprendiamo»!

Da Berna, quindi, non possiamo attenderci alcun aiuto. Se vogliamo arginare l’invasione dei padroncini e dei distaccati – e si tratta di un dovere e non di un optional – dobbiamo arrangiarci da soli a metter loro i bastoni tra le ruote. E allora, avanti con la chiusura del sito del Cantone per le notifiche online, con la creazione di uno sportello unico per gli annunci e con la trasmissione delle informazioni sui fornitori di prestazione (che lavorano tutti in nero perché tasse ed oneri sociali non li pagano da nessuna parte) all’autorità fiscale italiana. Già questo spauracchio farà da solo la metà del lavoro. Da Berna poi starnazzino finché vogliono. Sono stati sollecitati, interpellati, coinvolti nelle dovute forme in mille modi. Ci hanno sempre trattati a pesci in faccia. Adesso si arrangino.
Lorenzo Quadri