E dovremmo pure spalargli la neve (in maggio)?

Si potrebbe dire che si tratta di battibecchi che lasciano il tempo che trovano, ma sono comunque rivelatori dell’atteggiamento adottato nella vicina ed ex amica Penisola nei confronti della Svizzera. Ossia approfittarne alla grande tramite la devastante libera circolazione delle persone e poi permettersi pure di fare i gradassi. Ed inoltre, come se non  bastasse, avanzare pretese campate in aria (eufemismo).
Che da parte italiana si abbia il coraggio di protestare per le strade di montagna innevate nei Grigioni che hanno reso difficoltoso l’accesso ai frontalieri, è davvero il colmo. Eppure proprio questo è successo. Ad inizio settimana (e siamo nella terza metà di maggio) sui passi alpini ha nevicato e i grigionesi non hanno passato la calla neve. Ciò ha suscitato le rimostranze del segretario dei frontalieri CISL Ivano Cameroni e del sindaco di Madesimo Franco Masanti. Quest’ultimo si è addirittura lasciato andare ad asserzioni deliranti del seguente tenore (citazione dal portale liberatv): «Credo sarebbe necessaria una  vera e propria pressione istituzionale, a cominciare dalla Regione, nei confronti delle autorità elvetiche».
Punto primo: se i frontalieri girano con le gomme estive e senza le catene a portata di mano malgrado le nevicate non fossero arrivate di certo a sorpresa, il problema è solo loro.
Punto secondo: se i signori della vicina Penisola pensano che, oltre a farci invadere il mercato del lavoro da padroncini e frontalieri, e questo a tutto danno degli svizzeri che restano a casa in disoccupazione ed in assistenza, dobbiamo pure metterci in maggio a spalargli la neve perché loro girano senza catene, vuol dire che non hanno capito da che parte sorge il sole. Oppure che proprio ci considerano svizzerotti fessi fino in fondo.
Punto terzo ed è qui che sta il nodo della questione. Ricordiamo che svariate centinaia di migliaia di persone residenti in Italia (frontalieri, padroncini – sia ufficiali che “in nero” – ed i loro familiari) mangiano ed hanno un tetto sulla testa solo perché, a seguito della devastante libera circolazione delle persone, possono venire a lavorare in Svizzera (molti di loro a scapito di chi in Svizzera ci vive). Sicché ogni volta che dalla vicina Penisola un qualche rappresentante politico o sindacale o altro si permette di invocare “pressioni sulla Svizzera” – sia che si parli di neve da spalare, di segreto bancario, o altro – bisognerebbe chiudere le frontiere per un paio di giorni. Così magari qualcuno imparerà a non scherzare col fuoco.
Il problema è che Oltreconfine si permettono di tutto e di più nei nostri confronti nella convinzione che “gli svizzerotti non osano reagire per paura di passare per razzisti”. Il grave è che l’atteggiamento in politica internazionale di un Consiglio federale di una debolezza inaudita non ha fatto altro che  confermare, ed alimentare, questa convinzione.
Lorenzo Quadri