Referendum garantito: le tasche dei contribuenti ticinesi non sono un self service!

Braghe calate davanti alla protesta dei privilegiati. Ma la “maggioranza silenziosa” non si farà mungere così facilmente

Come c’era da attendersi, il governicchio cantonale (in prima linea il DFE targato PLR) ha capitolato davanti all’amministrazione. Mercoledì ha infatti licenziato il Messaggio sulle “misure di compensazione” della riduzione del tasso di conversione IPCT.Tasso che si colloca attualmente ad un improponibile 6.17%.

Ebbene, come annunciato dal governicchio, si prevede di scendere al 5.25%  sull’arco di otto anni,  ossia dal 2024 al 2031.

I conti cominciano subito a non tornare. Le altre casse pensioni -comprese quelle pubbliche e parapubbliche – applicano il 5%, se non meno (quella delle FFS, ad esempio, è al 4.8%). E da un bel pezzo.  Per l’IPCT si parla invece di scendere dal 6.17% al 5.25% in otto anni. Perché non in ottanta, a questo punto?

Ulteriore costatazione: è vero o non è vero che attualmente i funzionari cantonali possono andare in pensione a 58 anni beneficiando di un tasso di conversione del 5.3%?

Triciclo inadempiente

Ribadiamo per l’ennesima volta: i  cittadini non dipendenti dello Stato o del parastato hanno già dovuto finanziare il risanamento delle loro casse pensioni. Senza fare tante storie. Senza che i $indakati emettessero un cip. Risultato: tanti istituti previdenzialiprima in difficoltà oggi hanno i conti in ordine e tassi di copertura vicini o perfino superiori al 100%.

Il tasso di copertura IPCT è un catastrofico 62.5%: un’autentica ciofeca. Questo perché il Triciclo – ed in primis il PLR che da tempo immemore dirige il DFE – non ha mai voluto fare i compiti. Ovvero non ha mai voluto archiviare privilegi diventati sempre più insostenibili per non scattivarsi il funzionariato e rischiare di perderne i voti. Privilegi che vanno a sommarsi ad altri vantaggi del pubblico impiego, come il posto sicuro ed il lauto stipendio: il salario mediano nell’amministrazione cantonale è di 100mila franchi all’anno in continua crescita (quello dei docenti è di 109mila Fr), contro i 65mila del settore privato.

La maggioranza silenziosa

Forse qualcuno si è dimenticato che (per fortuna) la grande maggioranza dei cittadini non lavora per lo Stato. Questa maggioranza silenziosa oggi si sente sontuosamente presa per il lato B, dato che il disegno è di mungerla per “compensare” (ovvero perpetuare) privilegi che lei si può solo sognare.

Oltretutto, il prezzo della compensazione a carico del contribuente non è di 14 milioni all’anno come si è finora lasciato intendere, bensì di 21.8: vale a dire, il 56% in più!

Infatti il contribuente dovrà coprire la spesa a carico del Cantone (14.6 milioni all’anno), quella a carico dei Comuni (3.2 milioni all’anno) e quella a carico degli enti parapubblici affiliati all’IPCT e sussidiati dallo Stato (4 milioni all’anno).  E tutto questo a tempo indeterminato!

21.8 milioni annui fanno 218 milioni in dieci anni, e 654 in trenta! Ma qualcuno si rende conto di cosa sono 654 milioni?

No limits!

Ormai privi di freni inibitori, i vertici della Cassa pensioni cantonale mettono pure in discussione il prestito obbligazionario di 700 milioni deciso dal parlatoio cantonale grazie al rapporto Pamini-Guerra: perché, è bene ricordarlo, il governicchio intendeva stanziare, col pretesto del “risanamento” dell’istituto, un altro contributo di MEZZO MILIARDO a fondo perso. A pochi anni di distanza dal precedente!

Ma la dirigenza IPCT adesso dice che il prestito obbligazionario non va più bene e pretende di cuccarsi ulteriori danari statali, “ovviamente” in aggiunta alle misure di compensazione di cui sopra!

Qui qualcuno ha davvero perso il patàn e scambia le tasche dei cittadini per un self service. Ma una dirigenza che ha lasciato degradare la situazione fino al punto attuale, limitandosi a chiedere sempre più soldi pubblici, è ancora al proprio posto?

E’ ovvio che contro le improponibili misure di compensazioneil referendum è garantito.

Permettere le partenze

Come noto, all’IPCT non sono affiliati solo i funzionari del Cantone, ma anche i collaboratori di vari enti parastatali e Comuni. Ebbene, al Parastato ed ai Comuni deve essere permesso di accasarsi presso altri istituti previdenziali. Lo abbiamo già scritto: se la Cassa pensioni cantonale, oggi gonfiatacome una rana, non verrà ridimensionata, risanarla non sarà mai possibile. Tutte le società in difficoltà cedono degli asset. Il tempo delle manie napoleoniche pagate con i soldi degli altri è finito.

Altrettanto noto è che non tutti gli affiliati all’IPCT sono dei privilegiati come – ad esempio – i professori liceali della sedicente “Rete a difesa delle pensioni” (solo delle proprie, ça va sans dire). Ci sono anche dei lavoratori a basso reddito. Bene: le misure di solidarietà a sostegno di questi ultimi le finanzieranno i funzionari più benestanti. Non certo la totalità dei contribuenti ticinesi.

Non sarà l’ultima

Il governicchio, con il suo Messaggio sulla compensazione – che, poco ma sicuro, non sarà l’ultima richiesta di soldi per la Cassa pensioni cantonale – ha calato le braghe davanti ad un centinaio di statali  e $indakalisti scesi in piazza. C’è da sperare(ma ovviamente non ci facciamo alcuna illusione) che il Gran Consiglio sarà di avviso differente. Se ciò non accadrà, il Mago Otelma prevede che ci penseranno i votanti a sventare il tentativo di mungitura.

Quanto ai manifestanti testè citati, se non sono contenti delle condizioni pensionistiche IPCT, possono sempre cercarsi un altro datore di lavoro. Del resto, l’amministrazione cantonale va ridimensionata.

Lorenzo Quadri