Altro che “ruolo internazionale”! Svizzera ridotta a sfigatella che strilla nel gruppo

A Berna le cappellate dei camerieri dell’UE nel governicchio federale si moltiplicano, a tutto danno della Svizzera.

Lo scorso sabato sulla Piazza federale si è tenuta una manifestazione a sostegno dell’Ucraina con la presenza, assolutamente fuori luogo, del presidente di turno della Confederella, il “medico italiano” (cit. Corriere della Sera) Ignazio Cassis, PLR.

Costui ed i suoi compagni di merende, nella brama di mostrare il proprio asservimento integrale a Bruxelles, non perdono un’occasione per rottamare la neutralità elvetica. Essi si sciacquano la bocca con i “valori fondamentali” (e quando certi personaggi parlano di “valori fondamentali” la puzza di bruciato si leva potente); poi demoliscono uno dei valori fondamentali del nostro Paese, ossia la neutralità. Sembra che per il ministro degli Esteri la guerra in Ucraina sia diventata uno spunto per mettersi in mostra approfittando dell’emotività del momento, nel vano tentativo di far risalire i propri indici di gradimento (che sono sempre da ultimo della classe). Del resto, è noto a tutti che la cadrega governativa del buon Cassis scanchigna: i Verdi-anguria sognano infatti di sfilargliela da sotto le ciapett dopo le elezioni del 2023.

Gli immigrazionisti ne approfittano

Tanto per non farsi mancare niente, come scritto la scorsa domenica, in occasione della manifestazione del 19 marzo si è pure sentito l’inno nazionale svizzero cantato in ucraino.

Qui qualcuno l’ha davvero fatta fuori dal vaso. L’inno nazionale svizzero si canta in una lingua nazionale e l’ucraino ancora non lo è. Malgrado i soliti immigrazionisti ro$$overdi intendano non solo fare arrivare in Svizzera oltre 300mila profughi ucraini – e sull’aiuto temporaneo, sottolineare temporaneo, a chi scappa dalle bombe non discute nessuno – ma anche farli rimanere qui in via definitiva: ovviamente a spese del contribuente. E’ chiaro che una simile opzione non è praticabile. I profughi vanno aiutati per il tempo necessario; il fine deve essere il rimpatrio, da effettuarsi non appena possibile. Altro che remenarla con la fetecchiata politikamente korretta dell’ “inclusione”: essa comporterebbe, per la Svizzera e per il Ticino, una bomba demografica dagli effetti deleteri sulla popolazione residente.

Modello Calmy-Rey?

E’  inoltre evidente che la Svizzera deve seguire l’esempio della Danimarca: per sostenere i profughi ucraini si usano i soldi destinati ai regali all’estero, a partire dal pizzo da 1.3 miliardi alla fallita UE. Perché, come giustamente ha detto Copenhagen, ci sono delle priorità.

Le iniziative del “medico italiano” sembrano la riesumazione in peggio della clownesca “diplomazia pubblica” della kompagna “Dimitri” Calmy-Rey, promotrice nel 2011 della candidatura svizzera al consiglio di sicurezza del BidONU. Una candidatura che costituirebbe la pietra tombale sulla neutralità svizzera e che va pertanto ritirata subito.

La diplomazia, da che mondo è mondo, si fa dietro le quinte.

Seguire l’onda

Sul fatto che la neutralità svizzera sia stata rottamata, violando tra l’altro la Costituzione federale (quella che i camerieri di Bruxelles avevano giurato di rispettare) non sussiste alcun dubbio. Ed è assolutamente inutile che l’uno o l’altro “ministro” – o, peggio ancora, soldatino alle Camere federali o giornalaio di regime – se ne esca a blaterare che non è vero.

La neutralità è una via faticosa. Per percorrerla, bisogna avere la schiena dritta. Bisogna essere in grado di fronteggiare le strumentali shitstorm (=tempeste di cacca) che i moralisti a senso unico sono soliti scatenare. E’ comodo, molto comodo farsi trascinare passivamente dall’onda emotiva, cavalcare il moralismo a buon mercato ed alimentare l’isteria. Ma le crisi non si risolvono con l’emotività e con l’isteria. Si risolvono con il raziocinio. Che pare ora drammaticamente assente.

Parte del problema

La Svizzera, confermando la propria neutralità, avrebbe potuto giocare un ruolo importante nel ritorno della pace in Europa: la guerra va chiusa e non estesa. Ma questa opportunità l’ha gettata in fretta e furia nel water.

Il presidente italo-svizzero andato in Polonia a mettersi in mostra si è addirittura bullato che le sanzioni elvetiche alla Russia sarebbero più incisive di quelle dell’UE. E questo sarebbe un paese neutrale? Da potenziale, autorevole mediatrice la Svizzera si è auto-declassata a sfigatella che strilla nel mucchio, del tutto inutile, e di cui a livello internazionale ci si fa (giustamente) beffe.  “Da parte della soluzione a parte del problema”, come si usa dire oggi. Per questo sfacelo ci sono dei responsabili precisi. E il prezzo lo pagheranno i cittadini.

Rapporto farlocco

Visto che al ridicolo non ci sono davvero limiti, si apprende che il KrankenCassis ha pure commissionato al suo Dipartimento di redigere un rapporto sul tema della neutralità. Ah, ecco. Prima si rottama la storica neutralità Svizzera, poi si commissiona ai propri galoppini il rapporto farlocco per farsi dire che non è vero che la neutralità è stata smantellata. Se questa non è una presa per il lato B!

Grazie PLR per regalare al Paese simili luminose figure di grandi statisti!

Lorenzo Quadri