Non contenti di farci invadere dai frontalieri e dai padroncini

Continua, da parte della vicina ed ex amica penisola, il terrorismo contro la piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare. Di recente il Corriere della Sera, quindi non proprio Topolino, ancora titolava inneggiando alla fine del segreto bancario svizzero e alla presunta necessità, per i cittadini italiani, di chiudere i conti elvetici e di rimpatriare i soldi.
La strategia, orchestrata dalla politica italiana, è chiara: seminare il panico tra i concittadini titolari di conti in Svizzera nel tentativo di far rientrare soldi in un’economia alla canna del gas e oltretutto gravata da un fisco che definire rapace è ancora poco.

Seminare il panico
Quindi l’Italia, oltre a farci invadere da frontalieri e padroncini, da tempo mira a sfasciare la nostra piazza finanziaria, giocando sulle paure.

Il problema, come si immaginerà, è che l’esercizio riesce benissimo.

Infatti la ministra del 5% Widmer Schlumpf, in carica senza i voti, sta demolendo il segreto bancario – e quindi la piazza finanziaria elvetica, e quindi i suoi posti di lavoro, e quindi i suoi introiti fiscali – senza ottenere niente in cambio. Grazie a questa deleteria politica del cedimento – perché difendere le proprie prerogative fa tanto populista e razzista – la concorrenzialità della piazza elvetica è andata a farsi benedire, come ben sappiamo.

Piatto ricco, mi ci ficco
Ma soprattutto, questa politica assolutamente squinternata – si è passati dalla fallimentare Weissgeldstrategie a Rubik allo scambio “spontaneo” di informazioni e adesso si mira nientemeno che allo scambio automatico, in un’allucinante ed inarrestabile spirale verso il basso – rende molto facile il lavoro a chi vuole far credere che il segreto bancario elvetico sia ormai stato cancellato dalla faccia della terra. “Piatto ricco mi ci ficco”, recita un detto della vicina Penisola. Mai piatto fu più ricco di questo. Negli scorsi decenni la Svizzera, grazie alla saggia decisione popolare di star fuori dalla fallita UE e grazie ad una politica oculata frutto della democrazia diretta, ha saputo mantenere un certo benessere. Adesso una classe politica incapace, debole e politikamente korretta sta distruggendo tutto perché “bisogna aprirsi”. E si abbia almeno la decenza di non parlare di “riorientamento” perché grazie alle performance della ministra del 5%, mantenuta in carica senza i voti da PPD e P$, non si sta riorientando un bel niente: si sta solo chiudendo. Nel 2012 sono spariti dalla piazza finanziaria ticinese 300 posti di lavoro: ed è solo l’inizio.

No alla FATCA
La scorsa settimana, il presidente del Consiglio degli Stati Filippo Lombardi si è recato in Italia a conferire con il suo omologo. Naturalmente la vicina Penisola punta per avere un accordo fiscale con la Svizzera. Dalla quale si attende quel che si è visto negli ultimi anni, ossia una capitolazione senza avere nulla in cambio. Il Diktat FATCA impostoci dagli yankees rappresenta a questo punto un’arma formidabile. L’Italia (come pure qualunque altro paese) avrà infatti buon gioco nel pretendere che le venga accordato quanto concesso agli USA.

Pretendere ed ottenere, ormai l’hanno capito anche pinguini dell’Antartide, con il presente Consiglio federale sono un tutt’uno. 

Per questo, affinché dalla popolazione arrivi un segnale chiaro, il referendum contro il diktat FATCA deve riuscire.  Deve essere chiaro che il popolo sconfessa la svendita del paese, delle sue risorse e anche della sua sovranità (stati stranieri che ci dettano le loro leggi) operata dalla ministra del 5%, peraltro in carica senza alcuna legittimità popolare, e dei suoi degni sodali.

Il formulario per la raccolta firme può essere scaricato da: www.mattinonline.ch e www.stop-fatca.ch.
Firmate e fate firmare!  Non è solo un astruso tema tecnico-finanziario. In gioco c’è la sovranità della Svizzera. Anche se, naturalmente, vogliono nascondervelo.

Lorenzo Quadri