Dal nuovo-vecchio presidente della Commissione europea c’è ben poco da attendersi

Da un vecchio articolo del settimanale tedesco “Der Spiegel” emerge la strategia (?) politica del lussemburghese: “Decidiamo qualcosa, lo mettiamo in stand by e aspettiamo un po’ di tempo, per vedere cosa succede. Se non arrivano grandi proteste o sollevazioni, perché la maggioranza non ha capito che cosa è stato deciso, proseguiamo passo per passo – finché si arriva al punto di non ritorno”. In sostanza, la codificazione della tattica del salame

Come era scontato, l’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker è stato nominato presidente della Commissione europea, come successore di Durao Barroso. E’ la prima volta che il presidente viene indicato a maggioranza dei capi di governo dei 28 paesi UE e non all’unanimità: l’inglese Cameron e l’ungherese Orban si sono infatti opposti.

Juncker dovrà scegliere la propria squadra di commissari.

La precedente Commissione, già con le valigie in mano, ha risposto picche ad ogni ipotesi di limitazione della devastante libera circolazione delle persone. Si ricorderà anche le brillanti esternazioni fatte prima della votazione del 9 febbraio dalla commissaria Reding, che negava il diritto della popolazione svizzera di decidere in materia di immigrazione.

Gli euroscettici dovranno “portare a casa”

Come noto nel frattempo qualcosa è cambiato: ed in effetti nelle ultime elezioni europee, tenutesi a fine maggio, i partiti cosiddetti “euroscettici” (eufemismo per non dire euro contrari) hanno fatto balzi avanti nei principali Stati membri. Come questi risultati elettorali si tradurranno nella pratica della politica dell’Unione europea, è quello che attendiamo di vedere. E’ evidente che questi partiti, che giustamente rivendicano dai burocrati di Bruxelles – privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica – la restituzione agli Stati membri della sovranità che è stata scippata con la tattica del salame (una fetta alla volta) dovranno imprimere una svolta all’ UE. Altrimenti ne pagheranno le conseguenze in termini elettorali. I rapporti con la Svizzera saranno al proposito un banco di prova.

Naturalmente, se a Bruxelles considerano la Svizzera come una specie di colonia, la colpa va anche al Consiglio federale più debole della storia, scandalosamente incapace di difendere il paese. Del resto l’obiettivo delle aquile bernesi rimane l’adesione alla fallita Unione, e non certo la salvaguardia dei valori su cui la Svizzera si fonda: come l’indipendenza, la sovranità popolare, la neutralità.

Uomo del passato

Il neo presidente della Commissione, per 18 anni premier del Lussemburgo, già presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker è considerato un uomo del passato (e in effetti lo è): uno che mira ad ulteriormente saccheggiare l’autonomia e le casse degli Stati membri – e non solo degli Stati membri. Del resto, nel suo primo discorso da presidente della Commissione, il lussemburghese ha mietuto abbondanti fischi per una provocazione indirizzata all’Inghilterra, dove il vento antieuropeista soffia sempre più forte (al punto che si  immagina una votazione per uscire dall’UE) ed il cui premier (Cameron) era contrario alla sua nomina. Ovvero: “cosa sarebbe la Gran Bretagna senza l’UE?”.

Juncker è inoltre da tempo oggetto di attenzioni mediatiche per il suo abbondante consumo di alcool: evidentemente l’UE si può guidare anche in stato di ubriachezza.

Tattica del salame

Il  fatto che Juncker provenga da un paese piccolo, addirittura minuscolo, non significa necessariamente che dimostrerà maggiore simpatia con le richieste della Svizzera e che non continuerà la politica di tipo coloniale caratteristica della gestione precedente.

Particolarmente allarmante è però un vecchio articolo, pubblicato da Der Spiegel alla fine del 1999 (da notare che già allora il tedesco Stoiber denunciava che “il 60% della politica estera tedesca viene fatta a Bruxelles”).

In questo articolo Juncker spiega, senza vergogna, quale sia il suo rispetto per la democrazia ed i diritti popolari. “Decidiamo qualcosa, lo mettiamo in stand by e aspettiamo un po’ di tempo, per vedere cosa succede. Se non arrivano grandi proteste o sollevazioni, perché la maggioranza non ha capito che cosa è stato deciso, proseguiamo passo per passo – finché si arriva al punto di non ritorno”. In sostanza, la codificazione della tattica del salame.

Ecco dunque spiegata in poche righe la filosofia (?) politica del nuovo-vecchio presidente della Commissione europea. L’inganno nei confronti del popolo che va spogliato dei suoi diritti. Decide una manica di burocrati non eletta da nessuno.

Non contento, Juncker mira anche alla distruzione delle identità nazionali, come emerge sempre dallo stesso articolo del 1999, in cui dichiara: “Quando la gente avrà in mano le nuove monete e banconote dell’euro, allora si creerà un nuovo sentimento identitario: noi europei”. Previsione toppata alla grande, ma che ben esemplifica il pensiero che ci sta dietro. Secondo il programma indicato sopra, i burocrati non eletti distruggono le democrazie nazionali. Un passettino alla volta: “finché si arriva al punto di non ritorno”.

Lorenzo Quadri