Cosa aspetta il Consiglio federale a toglierle il dossier del segreto bancario?

Una cosa è strana, al punto che alcuni ce l’hanno fatta notare: nelle ultime due settimane, non sono giunte notizie di ulteriori malefatte della ministra del 5% (dopo le elezioni cantonali bernesi del 3%), Eveline Widmer Schlumpf. Che sia in vacanza?

Non che se ne senta la mancanza, evidentemente: la signora in questione di danni ne ha fatti a sufficienza per le prossime tredici generazioni, come recitavano le maledizioni dei templari. Ed in effetti per la Svizzera la Consigliera federale non eletta è un’autentica maledizione.

Non contenta di assecondare ogni pretesa che arrivi dall’estero in materia di rottamazione della privacy bancaria, lei anticipa. Quando gli altri paesi, gli stessi che puntano il dito contro la Svizzera, fanno però clamorosi passi indietro a tutela dei privilegi delle proprie piazze finanziarie, la signora 3%, invece di fare lo stesso e di denunciare l’ipocrisia, continua imperterrita con le fughe in avanti.

Spirale discendente

La spirale verso il basso ha ora raggiunto un altro poco invidiabile traguardo.  Non solo si calano braghe a titolo preventivo perché forse magari chi lo sa un domani qualche paese straniero che ci ha dichiarato guerra economica, qualche declinante potenza colonialista o qualche organizzazione di burocrati non eletti da nessuno potrebbe presentarsi con una richiesta e allora bisogna (?) poter rispondere di avere “già fatto”.

No, si va oltre: si fanno cose che nessuno dall’estero mai si sognerà di pretendere. E non perché qualcuno abbia ancora una parvenza di rispetto per la sovranità elvetica (cosa impossibile, dal momento che quest’ultima viene vergognosamente svenduta da chi invece, proprio per la sua funzione, come consigliere federale dovrebbe essere sulle barricate a difenderla). Ma semplicemente perché all’estero non gliene potrebbe fregare di meno. Il tema è il segreto bancario per gli svizzeri. La signora 3% ha infatti presentato ai colleghi di governo una proposta che prevedeva il suo smantellamento, rimanendo da sola a sostenerla assieme alla $inistra. E questo la dice lunga; per fortuna che il partitino di costei si chiamerebbe “borghese democratico”.

Due punti chiari

I colleghi hanno avuto il buonsenso di respingere al mittente la fine del segreto bancario anche per gli svizzeri. Ma solo il fatto che Widmer Schlumpf l’abbia proposta dimostra due cose.

1)       che è una bugiarda: fino a poche settimane prima dalla brillante “exploit” dichiarava che il segreto bancario per gli svizzeri non era in discussione. Poi, smentendosi platealmente, proponeva al Consiglio federale di smantellarlo. Venendo giustamente mazzuolata.

2)       Che un dossier delicato come quello della privacy bancaria, e quindi del futuro della piazza finanziaria, non può essere lasciato in mano a chi li fa il gioco del nemico. Infatti la sua gestione necessita di una ferma difesa delle prerogative svizzere da assalti strumentali, ammantati dalla solita “morale” unilaterale da tre e una cicca, ma che mirano ad un solo obiettivo: l’assalto alla diligenza.

 

Esautorare subito

Quindi,  il faldone “segreto bancario” va tolto subito a Widmer Schlumpf. Il suo obiettivo strategico (?), lo smantellamento del segreto bancario anche per gli svizzeri, è stato bocciato dalla maggioranza del Consiglio federale. Ma allora comanda la maggioranza o la minoranza? Quale migliore argomento ci può essere per esautorare la ministra del 5%/3%, pedina della $inistra, impedendole di fare ulteriori disastri?
E ricordiamoci che il conto di questi disastri viene scaricato sul groppone dei dipendenti della piazza finanziaria  (perdita di decine di migliaia di posti di lavoro) degli enti pubblici (crollo del gettito fiscale) e quindi di tutti i contribuenti.

Quando la Consigliera federale non eletta farà la pensionata d’oro a 200mila e rotti franchi all’anno, ci saranno persone, tante,  che saranno alla disperazione. Persone che facevano parte dell’ex ceto medio, magari pure medio alto.  Quel ceto che costituiva la spina dorsale della nostra società.

Lorenzo Quadri