Prosegue senza alcun limite né decenza la calata di braghe  bernese nei confronti dell’UE. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ed il suo “subito sotto” segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker, chiedono al Ticino di rinunciare alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti prima del rilascio di nuovi permessi B e G.

Già il 9 giugno…

La sortita non è nuova. Già nell’incontro del 9 giugno con la deputazione ticinese alle Camere federali, la ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville avevano “tematizzato” la questione. Peccato che il ministro degli Esteri italiano abbia detto che la sacrosanta iniziativa del leghista Norman Gobbi “non è un problema”. Ci mancherebbe che lo fosse. E non è nemmeno chissà quale novità. Prima dell’entrata in vigore della devastante libera circolazione delle persone l’estratto del casellario giudiziale veniva ovviamente richiesto.

Servilismo bernese

Ma tu guarda questi sveltoni bernesi: nel loro servilismo compulsivo nei confronti dell’UE e soprattutto della vicina Penisola la quale, per quel che riguarda gli impegni presi con la Svizzera, è inadempiente su tutto (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”) pretendono che il Ticino si metta a rilasciare permessi di dimora a cani e porci, senza conoscere il “curriculum” penale dei richiedenti. Ma stiamo scherzando? In gioco c’è la sicurezza pubblica del nostro Cantone. Ma per i sette scienziati basta che qualche funzionarietto di Bruxelles o qualche politicante della vicina Penisola faccia un cip che la sicurezza pubblica del Ticino diventa una questioncella marginale, immediatamente sacrificabile senza remore. Obbediamo, padroni!

Un pretesto

Interessante notare che il ministro degli Esteri italiano, che è poi l’unica persona competente a prendere posizione sul tema, ha detto che la richiesta dei casellari “non è un problema”. Di certo non mente. Infatti non è un problema; è un pretesto. Un pretesto per non arrivarne ad una con gli accordi con la Svizzera. Avendo ottenuto tutto quelle che le interessava nelle trattative (?) sullo smantellamento del segreto bancario senza contropartita, la vicina Penisola non ha alcuna intenzione di concedere alcunché. Lo abbiamo ben visto. La parte più interessante – o meglio, l’unica parte interessante – per il Ticino dei nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri è l’adeguamento del loro livello di tassazione a quello dei lavoratori italiani che vivono in Italia. Adattamento sacrosanto, del resto. Al momento infatti i frontalieri sono avvantaggiati in modo clamoroso. Ciò che peggiora il dumping salariale e la sostituzione dei lavoratori ticinesi. Però l’adeguamento della fiscalità dei frontalieri, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, negli accordi in questione viene lasciato interamente nel campo della sovranità dell’Italia. La quale non si sogna di ottemperare.

Richieste surreali

Ecco dunque che, per non concludere accordi, la controparte va a caccia di pretesti: una volta il problema è il 9 febbraio, poi il moltiplicatore comunale applicato ai frontalieri, adesso la richiesta del casellario giudiziale. Poi sarà la volta delle nuvole e del bel tempo.

Nell’incontro del 9 giugno con la deputazione ticinese a Berna, il tirapiedi De Watteville pretendeva addirittura, e qui siamo a livelli surreali, che la deputazione ticinese convincesse (?) il Gran Consiglio ad annullare la decisione sul moltiplicatore cantonale ed il CdS a rinunciare alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale. Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. Ovviamente la risposta, almeno quella della grande maggioranza, è stata picche.

Ambasciatore da lasciare a casa

Nella questione si è poi introdotto – aizzato da chi? – l’improponibile ambasciatore d’Italia a Berna, Cosimo Risi, che – riferisce il GdP di lunedì – in un incontro a Zurigo si sarebbe espresso in termini assai poco diplomatici contro il Ticino per la questione dei casellari. Contraddicendo, dunque, il suo capo, ovvero il Ministro degli Esteri, che ha detto ben altro. Da notare che alla deputazione ticinese il tirapiedi De Watteville ha parlato di conclusione di accordi entro l’estate, precisando che la stagione “finisce il 21 settembre”. Risi ha invece detto che dalle sue parti (meridione italiano) l’estate “dura fino ad ottobre”. Cosa deve ancora accadere prima che gli svizzerotti si rendano conto di essere sontuosamente presi per il lato B?

Non si cede!

E’ evidente che sulla questione casellari non si molla di un millimetro. La richiesta, introdotta come misure provvisoria, deve diventare definitiva. La sicurezza interna lo impone. Lorsignori di Berna lasciano il Ticino allo sbaraglio della devastante libera circolazione delle persone. Adesso non si lamentino se ci arrangiamo da soli!

Oltretutto è evidente che l’improponibile rinuncia alla richiesta dei casellari giudiziali non risolverebbe alcunché nelle trattative con la vicina Penisola. Via un pretesto per non concludere, ne troverebbe subito un altro. Quindi, avanti così! E il Mario Gattiker e la kompagna Simonetta si preoccupino piuttosto di chiudere le frontiere…

Lorenzo Quadri