L’attentato di Mannheim già messo via senza prete con la fanfaluca del “caso isolato”

La scorsa settimana a Mannheim un 25enne finto rifugiato afghano ha accoltellato 6 persone. Un poliziotto è morto. Si è trattato di un atto di terrorismo islamico, uno dei più gravi messi a segno in Germania. Inqualificabile l’atteggiamento di parte della stampa di regime, che è riuscita nell’ “eroica impresa” di ricamare lungamente sul fatto che una delle vittime è un attivista anti-islam, sottolineando con manifesta goduria che il politico e blogger è stato condannato per reati d’opinione, tacendo però nel contempo nazionalità e religione dell’accoltellatore. Come dire: il problema non sono i terroristi islamici; il problema è la cosiddetta islamofobia!

Questa impostazione balorda, tipica del pensiero unico immigrazionista e woke, si manifesta anche nel parlatoio bernese.  Dove i Verdi-anguria depositano atti parlamentari “contro il razzismo sistemico”: come se la Svizzera – dove gli stranieri sono un quarto della popolazione e continuano ad aumentare a seguito dell’immigrazione incontrollata – potesse avere un problema del genere.

A Mannheim nei giorni scorsi si è verificato un altro attacco con coltello e la vittima è un candidato del partito di destra (che naturalmente per la stampa di regime è sempre “ultra” destra) Alternative fürDeutschland. Ma va da sé che nessuno si indigna. Se invece fosse stato aggredito un esponente di $inistra, la casta starebbe già strillando all’ “allarme fascismo”.

La minaccia principale

L’attentato di Mannheim conferma che la principale minaccia per la democrazia, per la libertà e per la sicurezza è l’islam politico.   Il problema evidentemente non riguarda solo la Germania, ma anche la Svizzera. A metà aprile Saïda Keller-Messahli, presidente del Forum per un Islam progressista, in un’ intervista su Le Matin ha affermato che la maggioranza delle moschee in Svizzera invita “predicatori islamisti, che tengono discorsi misogini, antisemiti e violenti”. Aggiungendo che “in Svizzera la situazione non è tranquilla come pensiamo” e che bisogna smettere di “credere che i pericoli ci siano solo in Francia, in Germania o altrove”.

Il problema principale, dichiara l’attivista, è rappresentato dai Fratelli Musulmani, che sono radicati nel nostro territorio fin dagli anni 50. Questa organizzazione è peraltro vietata in vari Paesi (ad esempio in Egitto). Perché non dovrebbe esserlo da noi? Atto parlamentare leghista a Berna in arrivo!

Tentativi di imboscamento

Invece di affrontare la questione della violenza islamista, la casta tenta di imboscarla in nome della fallimentare ideologia multikulti e spalancatrice di frontiere. Tutto per non dover ammettere che il problema è l’islam politico, e dunque i migranti che ce lo portano in casa. Un simile atteggiamento da struzzo mette in pericolo sia la sicurezza che la libertà. Lo scandaloso trattamento mediatico riservato all’attentato terroristico di Mannheim è esemplare: la stampa di $inistra si è dilungata sulla vittima “attivista anti-islam”. Il messaggio che si vuole sdoganare è chiaro: se vai in giro (in Europa! Non in Afghanistan!) a criticare l’Islam, allora devi mettere in conto che ti può succedere qualcosa di brutto. E, se ti succede, è colpa tua: te la sei cercata.

Se, in un caso di stupro, qualcuno si mettesse a colpevolizzare la vittima, sottolineando che indossava una minigonna e non una palandrana lunga fino alle caviglie, e quindi se l’è cercata, la medesima stampa radikalchic urlerebbe allo scandalo. Il sistema dei due pesi e delle due misure si applica sempre!

Obiettivo: autocensura

Una simile narrazione vuole indurre alla censura, e soprattutto all’autocensura. Chi avesse in mente dicriticare l’Islam farà bene a pensarci due volte, e farà ancora meglio a tacere: per il proprio bene. Il silenzio spiana la strada all’islam politico che guadagna sempre più posizioni in casa nostra.

E’ poi assurdo che la $inistra immigrazionista, con il cosiddetto “centro” sempre a rimorchio, equipari l’islamofobia all’antisemitismo. Punto primo: si sta mischiando il burro con la ferrovia. L’islam politico è una minaccia per la nostra società democratica, con la quale non c’entra una fava. Per contro, le nostre radici sono giudaico-cristiane. Punto secondo: l’antisemitismo odierno non viene da “destra”, bensì da migranti musulmani e dalla $inistra islamo-gauchista; l’antisemitismo è conseguenza dell’islamizzazione.

1000 domande al mese

E che nessuno si sogni, davanti agli atti di terrorismo islamico in casa nostra, di tirar fuori la fregnaccia sempreverde dell’Occidente razzista che non sa integrare”. Gli islamisti non sono integrabili e pertanto non vanno integrati; vanno espulsi. Rispettivamente, non vanno nemmeno fatti entrare. Ciò implica una svolta nella politica migratoria. In particolare in quella d’asilo. L’accoltellamento di Mannheim è stato messo a segno da un finto rifugiato afghano. Ogni mese circa mille cittadini di quel Paese depositano una domanda d’asilo in Svizzera: sono tutti perseguitati politici che scappano dal regime dei talebani, oppure…?

In più, come denunciato da Keller-Messahli (non dal Mattino populista e razzista) dalle nostre parti per un musulmano le possibilità di radicalizzarsi abbondano grazie alle moschee integraliste.

Anniversario

Quest’anno, il 2 novembre, ricorre il ventesimo anniversario della morte di Theo Van Gogh, il cineasta olandese ucciso ad Amsterdam da un estremista marocchino a causa del suo documentario Submission, che denunciava la condizione della donna nell’islam. L’assassino, durante il processo, dichiarò di non essere per nulla pentito. Quando suonerà finalmente la sveglia?

Lorenzo Quadri