Il tandem ro$$o-“azzurro” a capo del Gigante Giallo demolisce il servizio pubblico

La Posta non ne vuole più sapere di fare il suo lavoro. L’ex Gigante Giallo – che, ricordiamo, è al 100% di proprietà della Confederella – ha annunciato mercoledì l’ennesimo smantellamento di uffici postali. Ben 170 filiali verranno chiuse nei prossimi 4 anni, sicché in tutta la Svizzera ne resteranno solo 600. I tagli vanno avanti da tempo: nel 2016 erano ancora attivi oltre 1320 uffici postali, oggi ne sono rimasti 768.

E nel 2028?

Quella annunciata nei giorni scorsi non sarà di certo l’ultima amputazione. Facile prevedere che nel 2028, adducendo sempre il medesimo pretesto delle “mutate abitudini della clientela”, l’ex Gigante Giallo procederà ad ulteriori chiusure. L’ordinanza sulla Posta prevede che “il 90% dei residenti di un Cantone deve poter raggiungere un ufficio postale o un’agenzia postale a piedi o con i mezzi pubblici nel giro di 20 minuti”.  Il margine per andarci ancora più giù di motosega, quindi, c’è. Anche nelle zone urbane. Anche a danno di uffici postali ben frequentati. Ricordiamo che in Ticino ne sono rimasti appena 59. E le regioni periferiche sono per loro natura le più minacciate dalle chiusure.

Il $ocialista e l’italico

Per l’ennesima ecatombe di uffici postali possiamo ringraziare i vertici ro$$oazzurri dell’azienda: ovvero il presidente del CdA kompagno Christian Levrat (già senatore e presidente nazionale P$, incadregato per meriti partitici alla Posta dall’allora capa del DATEC kompagna Simonetta “doccia in due” Sommaruga) e l’italico direttore generale Roberto Cirillo.

Ecco come il P$ difende il servizio pubblico!

La Posta vuole trasformare le proprie  filiali in “centri di servizi in collaborazione con banche, casse malati, assicurazioni e autorità”. Ohibò, ma allora è vero che agli sportelli postali già si tenta di procacciare clientela per determinate casse malati, malgrado il fu Gigante Giallo abbia smentito.

Chiaramente un modello del genere può funzionare solo se il pubblico lo apprezza. Cosa non scontata in partenza. Ad esempio, un esperimento di vendita di dolci e di prodotti per la casa presso gli uffici postali è stato abbandonato un paio di anni fa essendosi rivelato un flop.

Interpellanza leghista

Da notare che la Posta realizza ogni anno utili per centinaia di milioni di franchetti: quindi non è nella condizione di dover tagliare per non fallire. E il “diversamente patrizio” Cirillo ha trovato i soldi per comprare foreste in Turingia (pare oltretutto pagandole il triplo del valore di mercato) per compensare le emissioni di CO2…

Naturalmente vogliamo sapere come si posiziona il governicchio federale davanti alla nuova ecatombe di uffici postali. Al proposito la Lega, per il tramite di chi scrive, ha subito inoltrato un’interpellanza al CF.

Digitalizzazione forzata

L’ipocrisia del Gigante Giallo è notevole. Prima spinge la clientela con ogni mezzo (chiusura di sportelli, sovrapprezzi, eccetera) a fare i pagamenti in digitale. Poi, con la scusa della minore affluenza – provocata di proposito! – chiude ancora più filiali.

Tramite la digitalizzazione forzata, la Posta rende un servizio alle proprie finanze. Non certo ai cittadini. Quelli che non hanno familiarità con le nuove tecnologie, ed in particolare gli anziani, vengono discriminati e lasciati indietro. Vale anche per Autopostale, che come noto vorrebbe abolire l’acquisto dei biglietti in contanti a bordo dei veicoli.

In questo modo l’ex Gigante Giallo, ossia la Confederella, contribuisce a rendere sempre più profondo il pernicioso “fossato digitale” tra i cittadini che palleggiano le nuove tecnologie e quelli che invece non possono o non vogliono servirsene.

Attendiamo il peggio

Il kompagno Levrat e l’italico Cirillo devono poi ancora spiegare come faranno a chiudere 170 uffici postali senza licenziamenti. Ricordiamoci infine che i progetti per il futuro non lasciano presagire nulla di buono. Essi prevedono infatti di abolire la posta A e di consegnare la corrispondenza solo un paio di volte alla settimana. Il che tra l’altro segnerebbe la fine dei giornali cartacei.

Insomma: la Posta che fa la banca, che procaccia clienti per i cassamalatari, che gestisce bislacchi bazar, ma che non porta più in giro le lettere e non gestisce più le operazioni di pagamento agli sportelli. Ovvero: la Posta che non fa più la Posta.

Lorenzo Quadri