CORSI, affermazioni indecenti del Gigio Pedrazzini contro il canone a 200 franchi

Ma il presidente del “CdA” della Pravda di Comano, dopo una marea di fregnacce su pluralità (inesistente) e servizio pubblico (farlocco), ammette: “nella RSI la maggioranza delle persone pende a sinistra”

Ieri si è tenuta l’assemblea della CORSI. Per il CdT una ghiotta occasione per prodursi, sull’edizione di giovedì, in una delle sue interviste in ginocchio a tutta pagina. Questa volta a supporto del presidente uscente Gigio Pedrazzini, già Consigliere di Stato uregiatto, che lascia la CORSI dopo 12 anni.

“Naturalmente” in cima ai pensieri di Pedrazzini c’è l’iniziativa popolare “200 franchi bastano” che mira appunto a ridurre il canone più caro del mondo a 200 Fr all’anno (chi non l’avesse ancora fatto, firmi subito!). 

Eh già: la mungitura del cittadino è sempre in priorità uno! Il contribuente va spremuto come un limone per foraggiare apparati parastatali elefanteschi e lottizzati. 

E’ infatti evidente che i presunti risparmi promessi dalla Pravda di Comano sono una farsa. 

Nelle scorse settimane il Mattino rilevava, bilanci alla mano, che (e sono solo un paio di esempi):

  • in quel di Comano proliferano capi e capetti (il loro numero in 15 anni è cresciuto del 20%); 
  • lo stipendio medio alla RSI è di quasi 108mila franchi in continuo aumento;  
  • è perfino stata introdotta la ridicola figura professionale della “specialista in diversità ed inclusione” con il compito di “analizzare regolarmente la rappresentanza femminile nelle trasmissioni”. 

E poi qualcuno ha ancora il coraggio di raccontare che non ci sarebbero margini di contenimento della spesa?

S’ingrassa con l’immigrazione

Da non dimenticare: a seguito dell’immigrazione incontrollata, le entrate della SSR continuano a lievitare (più economie domestiche uguale più canone). E l’emittente di regime, pur di fare cassetta, si avventa – tramite Serafe – anche sugli asilanti. Il canone di questi ultimi non lo pagano però i diretti interessati: lo versa la Confederella, con i nostri soldi. E si tratta di svariati milioni di franchi ogni anno, anche se la cifra reale (chissà come mai) viene imboscata.

Un miliardo all’anno è poco?

Nella foga denigratoria contro l’iniziativa “200 Fr bastano”, il buon Gigio sbrocca e  si lancia in affermazioni vergognose. Come la seguente: “L’iniziativa vuole silenziare il servizio pubblico”. Scandalosa fake news da parte del presidente del “CdA” di un’emittente che si autopromuove  a baluardo (ö la Peppa!) contro le “fake news”, ma poi è la prima a diffonderne!

Ripetiamo:  anche riducendo il canone a 200 Fr all’anno, ed aggiungendo le entrate pubblicitarie, si arriva ad un introito per la SSR vicino al miliardo di franchi annui. E qualcuno vorrebbe farci credere che un miliardo all’anno non basta per realizzare un servizio pubblico radiotelevisivo in un paese di 9 milioni di abitanti? Ma non facciamo ridere i gallinacei. 

Certo: se si continuano a nominare capi e capetti (magari per meriti partitici e familiari), e ad assumere delegati “alla diversità e all’inclusione”, è  chiaro che i soldi (degli altri) si esauriscono in fretta.

La balla del pluralismo

Il Gigio non teme il ridicolo nemmeno quando afferma che l’emittente di regime sarebbe “fondamentale per il funzionamento di una società pluralista”. La RSI con il pluralismo non ha nulla a che vedere. Anzi: la missione che si è attribuita è l’eliminazione del pluralismo. Ed infatti si produce in un continuo lavaggio del cervello del pubblico all’insegna del pensiero unico: immigrazionista, climatista, euroturbo, spalancatore di frontiere, xenofilo, multikulti, sovranofobo, “gender”, tassaiolo, statalista, e via elencando. Non è certo un caso se, in queste settimane che precedono la votazione sulla legge divoratrice di elettricità (tutti a votare no!), il bombardamento climatista dei telespettatori si è moltiplicato. Il fine ultimo è chiaro: manipolare l’esito di votazioni e di elezioni a vantaggio dei ro$$overdi.

Altrettanto ridicola della pretesa di pluralità dell’emittente di regime è la teoria che essa “alimenti i valori che uniscono gli svizzeri”. Come no. Forse a suon di propaganda antisvizzera? Diceva Totò: “Ma ci faccia il piacere…”.

La presa per il lato B sale di grado al vanto del Gigio che “in occasione delle elezioni e delle votazioni la RSI ha dato voce alle differenti opinioni”. E ci mancherebbe anche che una radiotelevisione che usa il servizio pubblico quale pretesto per estorcere il canone più caro del mondo non invitasse ai dibattiti esponenti dei vari partiti e delle varie posizioni (e anche in quest’ambito, per qualche strana coincidenza, l’odiata Lega è sottorappresentata)! Ma non è certamente una garanzia di equidistanza. Specie se – come accade sempre – al di fuori del recinto circoscritto dei dibattiti pre-elezioni o pre-votazioni, il resto è propaganda monocolore; o al massimo bicolore (rossoverde). 

Il trappolone

Quanto alla composizione della  CORSI, concupita dai partiti come riserva di cadreghe da distribuire ai  soldatini (a maggior ragione se trombati alle elezioni) oltre che come strumento per piazzare i propri raccomandati nella RSI: l’auspicio del Gigio di un “maggior coinvolgimento di Lega ed Udc” è un grossolano trappolone. La Lega da anni è uscita dalla CORSI perché restarvi equivaleva a prestarsi a fare da foglia di fico. Per la serie: “Ci siete anche voi, quindi siete complici. E allora non potete lamentarvi dell’andazzo”.

La verità emerge

Tuttavia, come spesso accade, la parte più interessante dell’intervista arriva alla fine con la seguente ammissione del Gigio: “Ci sono due ambiti dove le persone che “pendono a sinistra” sono in maggioranza: nella scuola e nella RSI”

Più chiaro di così… la successiva pretesa che ciò non abbia alcun influsso sulle trasmissioni (ma quando mai) è chiaramente una fanfaluca che non inganna nessuno.

 Lorenzo Quadri