200 Fr a testa all’anno spalmati su tre anni. Questo il “maxi” risarcimento cui avranno diritto i ticinesi dopo 18 anni di premi di cassa malati pagati in eccesso. E l’andazzo prosegue tuttora, poiché neppure i premi del 2014 sono composti in modo equo. Del resto l’attuale sistema dell’assicurazione malattia è all’insegna dell’opacità. Opacità nella composizione dei premi, opacità nella formazione delle riserve, opacità nella contabilità.

200 Fr su tre anni fanno più o meno l’equivalente di un caffè al mese in centro. Una vera presa in giro che però a Berna viene venduta come “soluzione di compromesso”. Ora, compromessi del genere non se ne sono mai visti. Se chiunque di noi va in un negozio per compare, ad esempio, un televisore da 450 Fr, lo deve pagare a prezzo pieno; e se propone al venditore, come soluzione di compromesso, di pagare 68 Fr invece di 450, viene buttato fuori a calci.

Invece è proprio questo il “compromesso” che è stato propinato ai ticinesi: 68 milioni invece di 450. Si abbia almeno il coraggio di  chiamare le cose col loro nome: nel caso concreto furto legalizzato.

Cerotti inefficaci

Questo triste epilogo non fa che fornire la prova che nel sistema attuale gli assicurati continueranno a venire infinocchiati dai cassamalatari. E’ già successo varie volte. Ciò accade perché le lobby degli assicuratori sono abbastanza forti per impedire un reale controllo sul loro operato. Del resto dal 1996, data d’entrata in vigore della LAMal, ad oggi, si è tentato a più riprese di raddrizzare la situazione con modifiche legislative. Ma  tutti i provvedimenti si sono dimostrati cerotti sulla gamba di legno. E i premi di cassa malati da allora sono più che raddoppiati. Non si è mai visto un sistema di libera concorrenza funzionante che porta a simili risultati.

Situazioni poco edificanti

Vale poi la pena citare un paio di situazioni poco edificanti. Ricordiamo ad esempio che nel 2012, col nuovo sistema di finanziamento dei letti privati, gli assicuratori malattia si sono scaricati di costi importanti, per un’ottantina di milioni di Fr all’anno, che sono finiti sul groppone dei contribuenti. Ma i premi di cassa malati non sono diminuiti. Eppure prima dell’entrata in vigore del cambiamento, si era sotto le elezioni cantonali, tutti assicuravano che il cittadino non avrebbe pagato due volte (con le imposte e con i premi di cassa malati) quel che in precedenza pagava solo con i premi. Invece è successo proprio questo.

Adesso con la nuova pianificazione ospedaliera e le cure post-acute, si prospetta la stessa situazione. Gli assicuratori malattia vengono sgravati di costi, che peseranno sull’ente pubblico e sui cittadini. Ma non per questo pagheremo premi meno cari.

Cassa unica

E allora davanti a tutti questi esempi (e ce ne sarebbero altri) che dimostrano come nella situazione attuale l’arbitrio regni sovrano, si può arrivare solo ad una conclusione: ossia che bisogna cambiare sistema, passando alla cassa malati unica per l’assicurazione di basa. Ciò che permetterà di avere un controllo non solo contabile, ma anche democratico sui premi. Al momento mancano entrambi; ed i risultati si vedono.

Non si tratterebbe, come sostengono i fautori del sistema attuale, di una statalizzazione della medicina. Infatti medici, operatori e strutture sanitarie continueranno ad operare come ora. Sarà solo la gestione dei premi di cassa malati dell’assicurazione di base a cambiare.

A cambiare organizzandosi non già su modelli mutuati dalla Russia stalinista, come vorrebbe far credere qualcuno, bensì su sistemi che in Svizzera già esistono e funzionano. Pensiamo alla SUVA, l’AVS o la disoccupazione.

Lorenzo Quadri