L’emittente di regime continua a “sfuggire” al Controllo federale delle finanze

Tanto per una volta che dagli uregiatti arriva una buona idea, ecco che viene trombata in Commissione, sebbene per poco. 

Il tema è la sorveglianza finanziaria della Confederella sulla SSR. Sorveglianza che è assai labile. L’emittente di regime, grazie al canone più caro del mondo, incassa 1.2 miliardi di franchi all’anno. La cifra è in continuo aumento a seguito dell’immigrazione scriteriata: più economie domestiche uguale più canone. Inoltre, da quest’anno è caduta la possibilità di opting out, che permetteva a chi non possiede apparecchi “atti alla ricezione” di chiamarsi fuori dal balzello.

Chi incassa 1.2 miliardi…

Quando girano così tanti soldi pubblici, “qualcuno” dovrebbe pur controllare come vengono utilizzati. Ed infatti Swisscom, la Posta, le FFS, ma anche i tribunali federali, sottostanno al Controllo federale delle finanze (CDF). La SSR invece no. 

Pertanto, nel dicembre 2022 l’allora consigliere nazionale PPD Marco Romano presentò un’iniziativa parlamentare con la proposta che anche la radiotelevisione pubblica venisse sottoposta al CDF. La richiesta è assolutamente legittima. Chi incassa ogni anno 1.2 miliardi di franchi dei cittadini – che  non li versano di certo per libera scelta, ma perché costretti –  e grazie a questa barca di soldi ottiene una posizione di monopolio, ha poco da blaterare di “indipendenza dallo Stato”: chi si trova in questa situazione è, di fatto, lo Stato. 

Situazione privilegiata

Eppure oggi la vigilanza del CDF sulla SSR è esplicitamente esclusa. Il controllo finanziario sulla SSR è infatti esercitato dal DATEC, ossia dal Dipartimento Rösti (quello che vorrebbe consegnare la posta solo tre giorni alla settimana). 

Ohibò, e perché mai la SSR dovrebbe godere di una situazione privilegiata rispetto ad altre aziende pubbliche, e perfino rispetto ai tribunali federali? La risposta sarebbe l’“indipendenza” (termine quanto mai abusato). Nel concreto significa: l’emittente di regime deve essere libera di gettare nel water i soldi dei cittadini. Ad esempio con trasmissioni dai costi spropositati per rapporto all’interesse. Oppure mandando in giro, anche in paesi lontani, inviati in doppio o in triplo. 

Coscienza sporca?

In un apposito rapporto, il DATEC si oppone alla sorveglianza del CDF sulla radioTV di Stato sostenendo che controllare come e dove la SSR spende i soldi significa violare la sua libertà di  programmazione. Ossignùr. La realtà pare piuttosto un’altra. I vertici dell’emittente di regime continuano a raccontare che qualsiasi riduzione,  anche minima, del canone radioTV porterebbe a conseguenze catastrofiche; sicché il popolazzo deve andare avanti a versare senza un cip il balzello più caro del mondo. Evidente costoro (appoggiati dalle gerarchie del DATEC) hanno paura che arrivi qualcuno – che sarebbe poi un organo della Confederella, mica un gremio di leghisti… – ad identificare gli sprechi, e a dimostrare che risparmiare si può eccome! 

Se non avesse la coscienza sporca, la SSR sarebbe la prima a chiedere di farsi esaminare dal CDF! L’argomento populista dell’ “indipendenza in pericolo” fa ridere i polli. I tribunali federali sottostanno al Controllo federale delle finanze; forse che questo li rende asserviti? O la SSR immagina di posizionarsi addirittura ad un livello superiore a quello dei tribunali federali? 

Tagliare fuori il parlatoio

Inoltre, perché alla SSR l’attuale vigilanza finanziaria del DATEC va bene, ma quella del CDF no? 

Possibile motivo numero 1: al DATEC sono compiacenti e ro$$overdi (il capodipartimento no, ma i burocrati sì) mentre al CDF sono brutti e cattivi. Senz’altro plausibile.  Ma a pesare ancora di più è il motivo numero 2, ossia: i rapporti del DATEC rimangono all’interno del Dipartimento. Il Controllo federale delle finanze invece deve relazionare alla delegazione delle finanze del Parlatoio federale. E qui casca l’asino! La SSR evidentemente non vuole che il parlamento ficchi il naso negli affari suoi! 

Secondo l’illuminata visione dei mammasantissima della Tv pubblica, il parlatoio deve solo deplorare, e per quanto in suo potere affossare, tutte le proposte di riduzione del canone. Comprese le più risibili, vedi il micro-sconto di 35 franchi all’anno entro il 2029. E per il resto… stare zitto. 

Ma, se arrivasse il rapporto di un organo della Confederella a certificare che la SSR getta nel water i soldi dei cittadini, il parlatoio si troverebbe in imbarazz, tremend imbarazz nel difendere ad oltranza gli attuali 335 franchi annui di balzello! Peggio ancora: i costi di certe trasmissioni diventerebbero di dominio pubblico. Questo da un lato spingerebbe i cittadini a votare in massa per l’iniziativa “200 franchi bastano”; dall’altro, sbugiarderebbe l’emittente di regime. Garantito al pistacchio che si scoprirebbe che una fetta consistente del budget se ne va in trasmissioni e servizi di propaganda di $inistra.

“Contro i sovranisti”

L’emittente di regime vuole sottrarsi al controllo della politica perché vuole essere libera… di continuare a fare politica ro$$overde. Perfino i $indakati, nella loro difesa ad oltranza del canone più caro del mondo, hanno sbraitato che il balzello non si tocca, in quanto la SSR sarebbe un “baluardo contro i sovranisti”! Più chiaro di così… 

E, ma tu guarda i casi della vita, in prima linea a rifiutare il controllo finanziario dello Stato sulla SSR – e la trasparenza che ne conseguirebbe – è la $inistra. Poprio la $inistra, quella statalista e fanatica (appunto) della sorveglianza e della trasparenza! Come al solito, due pesi e due misure! Vero, kompagn*?

 

Fumo in casa?

L’iniziativa Romano per sottoporre la SSR al Controllo federale delle finanze è stata esaminata a fine gennaio dalla Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale. Il quale l’ha respinta a strettissima maggioranza: 12 a 11 (la notizia è stata imboscata dalla stampa di regime). Questo vuol dire che, nel plenum parlamentare, l’esito potrebbe anche essere diverso.

Particolare piccante: visto che Marco Romano non è più deputato a Berna, l’iniziativa è stata ripresa “nientemeno” che dal presidente nazionale uregiatto Gerhard Pfister, consigliere nazionale. Gli uccellini però cinguettano che i parlamentari centristi sarebbero contrari. Ohibò, c’è forse maretta all’interno del partito?

Lorenzo Quadri