I conti dell’emittente di regime sono tornati in nero, ma non per merito della dirigenza

La SSR ha annunciato in pompa magna di aver chiuso l’anno di disgrazia 2021 con un utile di quasi 50 milioni di franchetti(apperò). Un risultato dovuto alla vendita di due immobili, ma soprattutto all’aumento delle entrate derivanti dal canone. Queste ultime sono cresciute di circa 40 milioni, e scusate se è poco. Non ci vogliono grandi doti imprenditoriali per migliorare i conti quando le entrate crescono “in automatico”. E se le entrate del canone aumentano, la causa principale è l’immigrazioneincontrollata: più economie domestiche uguale più canone. Elementare, Watson!

Ecco uno dei motivi – certamente non il principale – per cui l’emittente di regime fa il lavaggio del cervello agli utenti a sostegno delle frontiere spalancate: si tratta di un investimentopro-saccoccia.

Domanda da un milione

Mentre, mungendo soldi pubblici a più non posso, la SSR torna nelle cifre nere, la casta, con il pacchetto a favore dei media,voleva mettere le mani delle tasche dei cittadini per foraggiare ulteriormente la stampa di regime. Il prelievo extra sarebbe stato di ben 150 milioni all’anno. Per fortuna i votanti hanno asfaltato il nuovo salasso lo scorso 13 febbraio.

Domanda da un milione: quanti soldi pensa di estorcere la partitocrazia ai cittadini con il pretesto farlocco dell’informazione, che viene foraggiata unicamente perché asservita al Triciclo e funzionale alla sua propaganda elettorale (leggi: caccia alle cadreghe)?

Altro che mungere: ai cittadini bisogna lasciare qualche soldo in tasca in più! E visto che l’emittente di regime fa utili, allora è tempo di ridurre il canone.

Il direttore della SSR Gilles Marchand si bulla dei conti tornati in nero, senza peraltro alcun merito da parte sua. Rimane però silente nel merito dei contenuti. Ed in particolare del rispetto del mandato di servizio pubblico, che presuppone un’informazione imparziale. Non la solita propaganda ro$$overde (euroturbo, multikulti, spalancatrice di frontiere, tassaiola, climatista, “woke”, sovranofoba,…).

A tal proposito è bene di ricordare un paio di cosette.

Prima cosa

Il prossimo 15 maggio si voterà sulla cosiddetta “Lex Netflix” (modifica della Legge sul cinema). Essa mira, e ti pareva, a mungere! Le mucche Milka di turno questa volta sono gli utenti dei servizi che forniscono film e serie in streaming. O meglio: a venire gravate con una nuova tassa sarebbero le piattaforme. Ma esse semplicemente ribalterebbero l’ulteriore onere sugli abbonati. Obiettivo del nuovo balzello: versare più sussidi allacinematografia svizzera priva di pubblico.

I servizi streaming sono la televisione del futuro; in effetti, anche quella del presente. Le giovani generazioni non si fanno più imporre un palinsesto. Guardano i contenuti che vogliono, quando vogliono. Per queste nuove generazioni, la TV cosiddetta “lineare” neppure esiste. Però devono pagare l’esosa tassa pro-SSR (ovvero il canone più caro d’Europa). Se passerà la nuova legge sul cinema, dovranno inoltre sborsare di più per i servizi streaming. Avanti con le mani nelle tasche della gente in tempo di crisi nera!

Seconda cosa

Sta muovendo i primi passi la famosa – e da anni attesa – iniziativa popolare per il canone RadioTV a 200 franchi (che bastano ed avanzano).

Come visto sopra, con il canone attuale la SSR realizza utili di decine di milioni grazie alla spremitura dei cittadini (mentre imedia cartacei piangono miseria). Anche riducendo il salasso Serafe a 200 franchi, la SSR incasserebbe in ogni caso circa 700 milioni all’anno; sommati agli oltre 270 milioni di introiti pubblicitari, fanno quasi UN MILIARDO!

Qualche soldatino della partitocrazia vorrebbe venirci a raccontareche in un Paese con 8.7 milioni di abitanti UN MILIARDO ALL’ANNO per la radiotelevisione di Stato non basta? Non facciamo ridere i polli, please!

Chiamare alla cassa

Dal momento poi che la SSR, con la sua propaganda $inistrataspacciata per informazione di servizio pubblico, contribuisce al peggioramento della crisi economica ed occupazionale (libera circolazione, sanzioni alla Russia con effetto boomerang, conseguenze dei lockdown, eccetera) ci pare il minimo che venga chiamata pure lei alla cassa tramite la rinuncia ad una parte di canone. Troppo facile sostenere, per ideologia, posizioni che sono contro gli interessi della Svizzera, tanto poi il conto lo pagano gli altri: ovvero i cittadini che già sono costretti finanziare questo genere di propaganda tafazziana con il canone più caro d’Europa!

Lorenzo Quadri